Alcuni passi del discorso  del presidente della Repubblica Sergio Mattarella alla Sorbona, lo scorso 5 luglio.
 


Grazie per l’opportunità che mi è data di prendere la parola in una sede così prestigiosa e carica di storia. 

Una istituzione accademica fra le più antiche del nostro Continente, che ci ricorda come le radici dell’unità europea siano risalenti nel tempo: già mille anni fa, studenti e professori di Parigi, Bologna o Salamanca condividevano gli studi, consapevoli di come il diritto, la filosofia, la teologia o la medicina fossero un patrimonio comune nella nostra civiltà. 

Un’istituzione che, nel corso dei secoli, ha contribuito in misura significativa alla elaborazione e allo sviluppo di quelle idee e di quei concetti che sono divenuti basi fondanti nella società europea contemporanea. Un modo di essere e di pensare nel quale la persona è posta al centro di una fitta rete di diritti e tutele che garantiscono il suo libero esprimersi, il suo svilupparsi come singolo e come comunità. 

Dal continente europeo, dalla cultura profonda del popolo europeo, sono venuti, in epoca moderna, messaggi fondamentali, che hanno plasmato il vivere dell’umanità. 

Libertà, Eguaglianza, Fraternità recita il motto della Repubblica Francese, a interpretazione di un’aspirazione che avrebbe accomunato i popoli del mondo. 

Ancora, da fucina di guerre mondiali l’Europa, dopo il 1945, ha saputo costruire un’oasi di pace e di cooperazione, contribuendo alla stabilità e allo sviluppo internazionale. [..]

Liberté, Egalité, Fraternité: sono elementi indivisibili per tutta l’umanità.

Di questo vogliamo e possiamo essere orgogliosi come europei. Le solenni decisioni assunte da ciascun popolo al momento dell’adesione al progetto non possono essere contraddette se non a prezzo della drastica decisione dell’abbandono. [..]

 Oggi sono le sfide del mondo globale a esigere, nuovamente, una presenza europea all’altezza delle sue responsabilità. Diversamente la pace, le libertà, i diritti, la prosperità, potrebbero divenire in futuro, anche per noi europei, un ricordo. 

Nel costante intersecarsi della storia dei nostri due Paesi - e nel contributo che essi hanno dato all’Europa e al mondo - queste idee, questo modo di concepire il rapporto fra cittadini e Stato, sono andati gradualmente consolidandosi.

È sulla base di queste riflessioni - e grazie al bagaglio straordinario di sensibilità e valori che animi consapevoli e coraggiosi avevano saputo conservare anche nel profondo abisso dei conflitti mondiali - che si giunse, nell’immediato dopoguerra, alla decisione di unire e non più dividere, di mettere in comune, piuttosto che rifugiarsi nei propri confini, aprirsi alla solidarietà, piuttosto che rimanere imbrigliati nella contrapposizione.

La storia della nascita della Comunità del Carbone e dell’Acciaio e del ruolo che Schuman, Adenauer, De Gasperi, Spaak svolsero, con il conforto del, sapiente, impulso di Jean Monnet e di altre figure lungimiranti, fa ormai parte del bagaglio inalienabile dei popoli europei e dovrebbe, a ogni generazione, essere compresa e meditata.

[..] L’Unione, filiazione diretta e coerente di quella prima Comunità, rappresenta quanto di più significativo la coscienza europea ha saputo costruire per allontanare lo spettro del conflitto, e garantire anzitutto ai suoi cittadini – ripeto - un periodo di pace e prosperità collettiva di cui mai prima, nella nostra storia, avevamo potuto godere.

Il percorso di integrazione ha infatti introdotto stabilmente e fatto acquisire nell’animo degli europei il concetto di solidarietà fra nazioni, Stati, popoli diversi, impegnati nel riconoscere i caratteri fondanti il demos europeo, motore e risultato - al tempo stesso - dello sforzo di integrazione. Trascorsi settantuno anni dalla dichiarazione Schuman, sono gli eventi successivi e particolarmente gli avvenimenti di questo periodo a confermarci - ben al di là di qualsiasi dubbio - quanto lungimirante sia stata la scelta dei padri fondatori.

 La pandemia che ha colpito violentemente l’intero pianeta ha reso ancor più evidente la fragilità dei singoli Paesi – anche di quelli europei - stretti fra esigenze di difesa sanitaria delle proprie popolazioni, salvaguardia dell’economia e mantenimento di quella socialità indispensabile in molti settori, primo fra tutti quello dell’istruzione che, così tanto ha sofferto in questo periodo.

In un contesto così difficile, segnato in maniera indelebile da una scia di lutti che ancora pesano sulle nostre comunità, la solidarietà fra Paesi e istituzioni europee ha rappresentato un punto di riferimento e di guida che ci ha consentito di tracciare insieme una via di uscita dalla crisi. 

È nei momenti di maggiore incertezza che occorre avere il coraggio di compiere passi in avanti.  La Commissione Europea ha saputo assumersi questa responsabilità. Ancora una volta, come all’alba del percorso di integrazione, coraggio e solidarietà hanno consentito il prevalere delle ragioni della speranza contro ogni visione angusta di chiusura, per costruire il nostro domani.  L’azione della Commissione è stata affiancata, con il medesimo slancio, da quella del Parlamento Europeo, che ha fatto sentire la sua autorevole voce, espressione del dibattito democratico che sempre più contraddistingue la vita dell’Unione.  Anche al livello di Stati membri la solidarietà si è manifestata in maniera spontanea e immediata, con gesti che sono già entrati a far parte della nostra memoria collettiva. 

Alla solidarietà bilaterale hanno fatto seguito coraggiose decisioni del Consiglio Europeo che hanno completato il quadro della risposta collettiva alla pandemia. 

Una risposta che è risultata essere ampia, articolata, consistente e che ha accompagnato gli sforzi che, sul piano nazionale, ciascuno Stato membro sta adottando, esaltando così il canone della sussidiarietà, autentica pietra angolare del funzionamento dell’Unione.

Solidarietà e responsabilità si sono confermati, dunque, come gli elementi caratterizzanti l’avventura europea. [..]

Dal punto di vista economico, grandi passi sono stati fatti. L’emissione di debito comune consentirà di affiancare alla moneta unica, un “safe asset” europeo che favorirà la diffusione dell’Euro quale moneta privilegiata degli scambi e ne aumenterà il ruolo internazionale come valuta di riserva. Il problema del debito che verrà emesso per sostenere la ripresa non costituisce certamente questione secondaria. E vanno ascoltati coloro che ammoniscono sulle conseguenze che un tale fardello potrebbe avere per la prossima generazione. Auspichiamo che - nel segno di un rafforzamento dell’Unione - il concetto di politica fiscale europea si sviluppi e si consolidi: non certo per trasformarci in una “unione del debito” ma per affiancare alla politica monetaria sovranazionale, gestita dalla Banca Centrale Europea, uno strumento altrettanto efficace per consolidare la crescita e ridurre le diseguaglianze tra i Paesi e al loro interno; facendo in tal modo accrescere il livello e la qualità dell’economia d’Europa.

Sotto altri profili dobbiamo fare di più.

La politica migratoria rimane un vulnus recato alla coscienza europea. Alla pandemia abbiamo saputo dare una risposta europea, alla crisi economica altrettanto. [..]

Dotarsi di una politica dell’immigrazione e dell’asilo all’altezza dei valori che sono alla base del progetto di integrazione europea costituisce un obiettivo primario per la stabilità e la coesione stessa dell’Unione oltre che per poterci confrontare con i Paesi della regione in maniera credibile. [..]

Sono passati dodici anni dall’entrata in vigore del Trattato di Lisbona. E il mondo e l’Europa sono - da allora - radicalmente mutati.  Una ulteriore evoluzione della nostra Unione appare oggi ineludibile. Lo ha indicato con puntualità il presidente Macron nel suo importante intervento in questa Università, il 26 settembre del 2017, parlando di una Europa “sovrana, unita, democratica”.

Francia e Italia devono essere fra i protagonisti di questa trasformazione.[..]

La Conferenza sul Futuro dell’Europa che si è aperta da pochi giorni - e che auspichiamo possa concludersi con successo nel semestre di Presidenza francese - rappresenta il banco di prova della nostra capacità di saper prestare ascolto alle istanze delle nostre società e identificare così soluzioni al tempo stesso condivise e innovative. 

Se un’Unione più efficiente e più coesa, più rappresentativa dei suoi cittadini, più autorevole al livello internazionale necessita – come è evidente - di cambiamenti nella sua struttura, dobbiamo avere il coraggio di affrontare e sciogliere questi nodi. 

Insieme!

Francia e Italia sono chiamate - anche in questa fase - a esprimere forza propulsiva, a beneficio di tutti, per contribuire a far compiere all’Unione un’ulteriore tappa verso la piena sovranità europea. 

È un compito nel segno della coerenza con la lungimiranza dei Padri fondatori. 

Lo dobbiamo anzitutto ai popoli europei e, tra essi, soprattutto ai giovani europei, alla generazione Erasmus, a cui abbiamo il dovere di consegnare un’Europa forte dei nostri comuni ideali.

Merci de votre attention.