Dagli ‘euromiti’ dei primi anni ’90 di Boris Johnson quando scriveva per il Daily Telegraph, all’autobus con la promessa di £350 milioni alla settimana per il National Health Service, alla promessa ai cittadini europei nel Regno Unito che i loro diritti sarebbero stati garantiti, le bugie che hanno convinto il 52% dei votanti al referendum di votare Leave hanno fatto strada.

Lo slogan ‘Take back control’ usato per convincere gli inglesi della bontà della Brexit doveva fornire l’occasione per creare un’economia libera da vincoli e forte nel mondo. Le foto di supermercati con gli scaffali vuoti sono il simbolo di un paese in difficoltà, ma per i Leavers è tutta colpa del Covid, e in parte hanno anche ragione. Cerchiamo di capire qualcosa di più.

Il 9 febbraio è stato pubblicato un rapporto del Public Accounts Committee [1], dove leggiamo che dalla fine del periodo di transizione il 31 dicembre 2020 a oggi il volume di scambi commerciali internazionali è diminuito a causa del Covid-19 e di pressioni globali, ma rimane chiaro che ‘l’uscita dall’UE ha avuto un impatto, e che i nuovi accordi alle frontiere hanno aumentato i costi per le aziende’. Secondo la Presidente del Committee: ‘l’unico impatto rilevabile finora è l'aumento dei costi, delle pratiche burocratiche e dei ritardi alle frontiere’. Il rapporto UK in a Changing Europe [2] del 31 gennaio 2022 stima che la Brexit abbia ridotto le esportazioni del Regno Unito nell'UE del 14% e le importazioni del 24%.

Il governo britannico ha firmato accordi commerciali con 67 dei 70 paesi che avevano già accordi di libero scambio con l’UE e il sistema ‘copia-incolla’ ha permesso di continuare più o meno come prima. Nuovi accordi sono stati firmati con l'Australia e la Nuova Zelanda, e sembra che i vantaggi per questi due paesi siano importanti, mentre per il Regno Unito i vantaggi sono minimi e sono alti i rischi di dover importare cibo di qualità più bassa a prezzi bassi, mettendo in difficoltà gli agricoltori britannici.  Il tanto declamato accordo con gli USA è ancora distante a causa della perplessità degli statunitensi sulla questione dell’Accordo del Venerdì Santo e del rischio che l’Irlanda piombi di nuovo nel caos a seguito delle divisioni sugli accordi del Protocollo dell’Irlanda. Il governo britannico minaccia di revocare gli accordi applicabili da gennaio 2021, nonostante la pazienza con cui prima Barnier e poi Šefčovič hanno portato avanti le negoziazioni. Paul Givan, primo ministro dell’Assemblea dell’Irlanda del nord, ha dato le dimissioni dopo l’ordine impartito dal ministro dell’agricoltura Edwin Poots di bloccare i controlli sulle importazioni di merci dal Regno Unito, violando la legge internazionale.  La Commissione Europea ha affermato che in ogni caso i controlli sarebbero rimasti in vigore.    

La libera circolazione è terminata, il nuovo sistema di migrazione crea ostacoli per i cittadini europei che intendono trasferirsi nel Regno Unito, e anche per i britannici che vorrebbero lavorare nell’UE, mentre è diventato più facile per migranti da paesi non UE accedere ai visti per lavoratori nei settori rimasti scoperti dal ritorno a casa di molti cittadini europei. Rimane da capire se un aumento della migrazione dal resto del mondo faceva parte dei desiderata dei Leavers.  Il progetto In Limbo [3] riporta testimonianze di cittadini europei residenti nel Regno Unito che affrontano difficoltà burocratiche quotidiane per dimostrare i loro diritti, nonostante il Settled Status, o che hanno lasciato il Regno Unito perché non si sentono più ben accolti, mentre i cittadini britannici nell’UE affrontano problemi di ogni tipo. Il sentimento più comune è la perdita d’identità.

Cosa dicono gli inglesi in UK?

Tom lavora a Londra: A chi giova minare la nostra appartenenza al blocco commerciale più grande del mondo? Chi ha spinto il Regno Unito ad essere il primo disertore? Adesso vediamo come erano complessi e interconnessi gli accordi che avevamo presi negli anni, con i legami e gli obblighi dell’adesione all’UE che adesso vengono smantellati, causando incertezza e precarietà, anche per molti di coloro che si sono lasciati ingannare e hanno votato Leave. A mio parere, il Regno Unito non è l'obiettivo principale. È l'UE stessa. Il Regno Unito era solo il tallone di Achille.

Rispetto al gruppo che in teoria guida il Regno Unito in questo momento, i leader dell'UE sembrano uomini e donne di stato con una visione di un nuovo mondo. Mentre noi nel Regno Unito ci ritroviamo con la storia medievale che si ripete e il neofeudalesimo che ritorna.

Jan vive nel Lancashire: I miei amici che hanno votato Leave sono contenti della loro scelta, sono convinti di essere dalla parte della ragione. Non vedono svantaggi nella Brexit e voterebbero ancora così. Gli amici agricoltori avevano paura di perdere i fondi agricoli, ma al momento non riscontrano problemi. Hanno potuto organizzarsi per tempo e poi sono sorti altri problemi come l’influenza aviaria. Il problema più grosso per la nostra famiglia è stato quello di portare con noi i nostri cani quando viaggiamo in Europa. Il passaporto per i cani non è più valido e ogni volta serve un certificato costoso.  Conosco delle persone che hanno registrato i loro cani in Francia per avere il passaporto, potremmo farlo anche noi, ma non è nostra intenzione.

Ava vive a Sheffield: se si dovesse rivotare, credo che molti nel nord dell’Inghilterra voterebbero a favore della Brexit anche se prima volevano rimanere.  Macron ha minacciato di tagliare la luce e il gas alle isole Jersey e Guernsey. Abbiamo amici che si rifiutano di comprare prodotti francesi, molti di noi crediamo che Macron stia cercando di creare problemi per gli inglesi a causa della Brexit.

Sophie vive a Londra: Appartengo a una generazione che non ha mai studiato i valori dell’UE, non sapevo che l’appartenenza all’UE ha innalzato la qualità di vita dei Paesi più poveri e creato un’unione dove ognuno nel gruppo è più forte del singolo. Sento una grande tristezza.

Sue lavora a Londra: Nel mio circolo di amici, ci sentivamo parte della comunità europea. Per noi il fenomeno della migrazione è un bene, molti dei miei amici hanno vissuto e studiato in Europa senza confini né restrizioni. D'altra parte, ci preoccupiamo per i danni della globalizzazione e del cambiamento climatico e speriamo che la Brexit ci consenta di essere più sostenibili. Tuttavia, nella misura in cui viene data priorità agli accordi commerciali con luoghi lontani come Stati Uniti, Cina e Australia, ciò peggiora l'impatto.

Cosa dicono gli europei in UK?

Sara, europea, vive a Londra: Mi rattrista pensare ai giovani britannici che in futuro non avranno accesso ai benefici dell’UE, che troveranno più difficile vivere, lavorare e studiare nei 27 paesi membri, che non capiranno perché la loro identità sia limitata a quella esclusivamente nazionale. Essere inglese è sinonimo di vergogna per un paese che ha voltato le spalle ai suoi vicini europei, che ha accettato di essere governato da una cricca di politici che hanno sfruttato le paure dei cittadini per togliere loro i diritti. La Brexit è l’esempio di un mondo dove minoranze potenti promuovono politiche populiste e xenofobe, fasciste, per il proprio vantaggio.

Cosa dicono i britannici nell’UE?

Jan, inglese in Italia: tra pochi giorni scadono i termini per fare domanda per tornare a vivere in UK con mio marito italiano, e questo mi crea angoscia. Odio il fatto che non avremo più questa possibilità, in questo momento non vorrei tornarci ma non poter scegliere è ingiusto [4].

Jo, europea in Spagna: Da giornalista mi rendo conto che prima del referendum la stampa britannica non ha mai raccontato i vantaggi dell’UE. Se invece di raccontare storie false avessero denunciato le bugie dei politici forse non saremmo a questo punto. Personalmente non ho avuto particolari problemi, io sono EUROPEA, EVVIVA!

L'uscita dall'UE è stato un errore storico, e la politica nazionale, svuotata di significato, si trasforma in farsa. Il governo di un paese ormai piccolo rispetto al mondo globalizzato non è in grado di prendere decisioni rilevanti. Purtroppo però sembra che il nazionalismo sia ancora un fattore determinante nella visione del mondo di molti inglesi. Speriamo che in futuro il buon senso prevalga, e comincino a vedere gli altri paesi non come rivali e nemici, ma come partner e, un po’ alla volta, anche amici. Prima devono liberarsi della peggiore classe politica mai vista nel dopoguerra.


[1] https://committees.parliament.uk/work/1574/eu-exit-uk-border/news/160856/

[2] https://ukandeu.ac.uk/wp-content/uploads/2022/01/UKICE-Policy-Report_FINAL.pdf

[3] https://www.facebook.com/inlimboproject/

[4] https://www.inlimboproject.org/broken-bridges/