Mercoledì (10 settembre) Ursula von der Leyen ha tenuto il primo discorso sullo Stato dell’Unione europea del suo nuovo mandato.
Dopo “l’estate delle umiliazioni” per gli europei, la Presidente della Commissione, di fronte al Parlamento riunito in plenaria a Strasburgo, ha soprattutto cercato di richiamare tutti, e in particolare gli Stati membri, alla responsabilità di fronte ai pericoli e alle sfide che minacciano l’Unione.
È stato un intervento forte nei contenuti, che ha soprattutto evidenziato che l’Europa oggi è chiamata a combattere per difendere la propria indipendenza, la libertà e la pace; e che, per poterlo fare, ha bisogno di essere molto più unita e coesa di quanto non dimostri di essere in questo momento.
“La questione centrale che ci poniamo oggi è semplice”, ha esordito von der Leyen. “L'Europa ha il coraggio di affrontare questa sfida? Abbiamo l'unità e il senso dell'urgenza necessari? Abbiamo la volontà politica e la capacità politica di raggiungere un compromesso? O vogliamo solo litigare tra noi? Essere paralizzati dalle nostre divisioni. È a questa domanda che tutti noi dobbiamo rispondere: ogni Stato membro, ogni membro di questa Assemblea, ogni commissario”. Il punto è abbiamo bisogno di “una capacità europea sviluppata insieme, dispiegata insieme e sostenuta insieme, in grado di rispondere in tempo reale. Una capacità che non lasci alcuna ambiguità sulle nostre intenzioni”.
Pur con parole prudenti, von der Leyen ha pertanto denunciato che lo status quo non è più sostenibile, dichiarando che servono riforme istituzionali, a partire da maggiori poteri al Parlamento europeo e dal superamento del principio dell’unanimità. Ha anche mostrato che la Commissione, embrione di un governo parlamentare europeo, avrebbe proposte forti su cosa fare, in materia di difesa, di investimenti, in vista dell’allargamento diventato una priorità geopolitica; ma non ha le competenze e i poteri necessari, ed è paralizzata dall’assenza di risorse e dai veti nazionali.
Nei fatti, il discorso sullo Stato dell’Unione 2025 conferma che, per essere indipendenti serve l’integrazione politica. La nuova Europa che deve nascere è l’Europa federale.
È tempo di fare gli Stati Uniti d’Europa!

