In vista del Consiglio europeo del 23 aprile e delle importanti decisioni che sono all’ordine del giorno, il MFE ha preparato un breve Memorandum indirizzato al Presidente del Consiglio Conte che ha come primi firmatari anche l’on. Tabacci per l’Intergruppo federalista alla Camera e il Sen. Nannicini. In queste ore è inoltre in corso la raccolta di adesioni tra i parlamentari, che renderemo pubblica prima di martedì.

Parlamentari che hanno sottoscritto il documento >>


  
MEMORANDUM IN VISTA DEL CONSIGLIO EUROPEO DEL 23 APRILE
PER UN’EUROPA COMUNITA’ DI DESTINO

 

Le dimensioni della crisi innescata dalla pandemia costringono il nostro Paese e l’Europa a ripensare se stessi per cercare di capire come rafforzare la propria capacità politica, affinché possa essere commensurata alla sfida in corso.

Non saranno solo i lutti, le molte morti ed il troppo dolore a segnare le nostre esistenze, pubbliche e private; né il problema si fermerà all’economia, piegata da circostanze eccezionali, e alle sue conseguenze sociali. La mentalità stessa del mondo occidentale dovrà riuscire a cambiare per confrontarsi con l’aspetto tragico della storia che è tornato a farsi evidente in tutta la sua durezza.

Come si costruirà la nuova visione occidentale del futuro è una partita che si giocherà innanzitutto in Europa. E’ qui che l’avvio di una nuova, vera politica sovranazionale può costruirsi, forgiando l’alternativa alle false risposte offerte dal nazionalismo che riporterebbero l’orologio della storia alle dinamiche dei totalitarismi del XX secolo. Sono in gioco i valori politici, sociali, culturali e morali della nostra civiltà.

L’Italia deve affrontare con questo spirito e questo senso di responsabilità i prossimi appuntamenti ed impegni europei, a partire dal Consiglio europeo del 23 aprile.

Nella seduta plenaria del Parlamento europeo del 16 aprile la Presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha voluto citare il Manifesto di Ventotene per sottolineare l’eccezionalità del momento e l’ambizione della risposta che l’Unione europea deve saper dare. Altiero Spinelli e Ernesto Rossi sono un patrimonio dell’Italia, ed è anche per questo che spetta all’Italia, se lo vuole, indicare come trasformare le parole del Manifesto in azioni concrete.

L’Unione europea in queste settimane sta discutendo – e trovando – le risposte immediate ed eccezionali per sostenere gli Stati membri che devono fronteggiare l’emergenza sanitaria, economica e sociale. Il Consiglio europeo, il 23 aprile, dovrà finalizzare a questo scopo il pacchetto di misure e strumenti concordato dall’Eurogruppo, e l’Italia deve essere consapevole di aver riportato una grande vittoria, spingendo l’UE a cambiare mentalità e approccio, in particolare in merito al Meccanismo europeo di stabilità.

In questo quadro il confronto sul Recovery Fund su cui il Consiglio europeo deve trovare un accordo per renderlo operativo già a partire dai prossimi mesi, deve distinguere l’esigenza del suo avvio come strumento di emergenza per fornire liquidità immediata agli Stati, e il suo sviluppo come base portante della strategia di ricostruzione europea, che si intreccia con il varo del Green Deal europeo.

L’emergenza si può affrontare solo sfruttando al meglio le possibilità offerte dagli strumenti esistenti. La ricostruzione invece richiede il coraggio dell’innovazione.

Un grande Piano europeo per la ricostruzione che risponda anche alla necessità di affermare un nuovo modello rivoluzionario di economia, forte nei settori tecnologicamente di avanguardia e innovativo sul piano ecologico, non si realizza con gli strumenti previsti oggi dai Trattati. Esso richiede:

  • una nuova capacità di azione politica europea, non più limitata al coordinamento delle politiche nazionali, ma fondata sul principio della sussidiarietà, per poter agire direttamente a livello sovranazionale dove l’azione politica ha bisogno di questa dimensione;
  • risorse ingenti e un nuovo approccio.

In questo senso, pur apprezzando le proposte mirate ad un forte aumento del tetto e delle risorse da destinare al nuovo Quadro finanziario pluriennale, non possiamo non notare i limiti di questa impostazione che lascia in ultima istanza i bilanci e i parlamenti nazionali, insieme ai governi, responsabili della raccolta delle risorse e dell’implementazione delle politiche. Non solo il sistema decisionale è farraginoso e piegato alla necessità di trovare sempre un compromesso tra le diverse esigenze e visioni degli Stati membri; non solo la stessa azione dell’UE ne è poi fortemente limitata; ma soprattutto le ambizioni sono sminuite da questo approccio, a partire dall’inadeguatezza delle risorse che (oltretutto con tanta difficoltà) possono essere destinate al bilancio europeo, anche nell’ipotesi di un suo raddoppio.

La necessità in questa nuova fase di pensare anche alla creazione di un debito comune europeo mette bene in evidenza i limiti del sistema attuale. Ricordiamo a questo proposito, tra le tante su questo punto, le osservazioni di Lorenzo Bini Smaghi: Non esistono oggi attività europee né capacità europee di generare entrate fiscali autonome che possano essere utilizzate per garantire il debito pubblico europeo…. Per emettere Eurobond, l'UE deve essere in grado di generare nuovi proventi fiscali… (ossia avere) un'autorità fiscale diretta sull'economia europea e sui cittadini europei”.

Il Quadro finanziario pluriennale, con gli attuali limiti istituzionali che determinano i suoi meccanismi decisionali, non potrà mai diventare una garanzia europea adeguata per un debito comune; non sarà infatti in grado di dare al Parlamento europeo e alla Commissione, quella possibilità di ampliare le proprie entrate che è indispensabile a fronte delle ambizioni politiche che si vorrebbero mettere in campo. Né in questo modo si potrà mai superare l’attuale modello di governance che si basa sul coordinamento delle politiche nazionali e che non prevede un livello politico europeo capace di agire in modo autonomo e quindi efficace.

La dimensione della sfida che oggi abbiamo di fronte – se si vuole dare realmente una risposta comune adeguata, creando al tempo stesso le condizioni per rendere l’Europa una protagonista della scena mondiale dei prossimi decenni – costringe davvero a ritornare allo spirito di Ventotene evocato a Strasburgo dalla Presidente von der Leyen, e “a pensare l’impensabile”, come ha ricordato il presidente francese Macron dalle pagine del Financial Times: “Oggi è il momento della verità. Bisogna decidere se l’Unione europea è un progetto politico o solo un mercato”  

La vera scelta per l’Europa, oggi, è dunque se farsi davvero comunità di destino. E’ una scelta che comporta il passaggio federale su un punto decisivo lasciato in sospeso per decenni. L’Italia proponga di mettere in cantiere subito una revisione mirata dei Trattati per creare una competenza fiscale a livello europeo. Chiami a raccolta gli altri Paesi che condividono l’ambizione di un’Europa capace di agire nel mondo nuovo e cerchi il sostegno delle istituzioni comunitarie, a partire dal Parlamento europeo, che dovrebbe sentirsi chiamato a raccogliere l’eredità di Altiero Spinelli.

Se ci fosse la volontà politica, basterebbero alcuni mesi per realizzare la riforma e arrivare all’avvio del nuovo Quadro finanziario avendo creato le condizioni per una linea di bilancio federale, alimentata da tasse europee decise dal Parlamento europeo invece che da 27 Stati membri divisi e base necessaria per emettere debito con garanzia federale. Una rivoluzione che aprirebbe la strada ad un vero passaggio costituzionale, rilanciando su basi solide il processo di confronto sul futuro dell’Europa.

L’Italia ha l’interesse e la visione per farsi promotrice di questo cambio di passo. Solo così potranno essere spazzate via in un colpo le polemiche sterili e si potrà aprire quella fase nuova per ridare al nostro Paese il ruolo storico che gli compete.
 

Milano, 17 aprile 2020

Luisa Trumellini
Segretario nazionale MFE
Bruno Tabacci
Camera dei Deputati
Tommaso Nannicini
Senato della Repubblica

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