
Sabato 15 marzo il Movimento Federalista Europeo sarà in Piazza del Popolo a Roma, raccogliendo l’appello di Michele Serra e del Sindaco Gualtieri. Ci sarà con le sue bandiere per dire ancora una volta che È tempo di fare gli Stati Uniti d’Europa.
Nel mondo assistiamo allo strapotere delle potenze imperiali: Cina, Russia e ora anche gli USA, dove l’arrivo di Trump alla Casa Bianca sta trasformando la potenza leader del mondo libero e l’alleato indiscusso dell’Europa in un Paese che disprezza la democrazia e, in nome di un nazionalismo estremo, si muove solo in base alla logica della forza e della sopraffazione.
Solo uniti noi Europei possiamo salvarci dal duplice attacco che è già in atto contro di noi: contro la nostra sicurezza, che è diventata solo un fardello per Trump, che è pronto a svenderla, insieme a quella dell’Ucraina; e contro la democrazia, diventata un ostacolo rispetto al progetto di una nuova internazionale autocratica e populista.
Solo uniti possiamo mantenere viva la speranza e lottare per i nostri principi e i nostri valori, e per affermare nel mondo un modello diverso di Stato e di società, fondati sulla libertà, la democrazia, la giustizia, la solidarietà.
L’Europa può essere tutto questo, e molto altro, decretando la sconfitta dei nazionalismi; ma non può bastare l’Europa di oggi ancora frammentata e divisa, e come tale troppo vulnerabile e debole. Serve l’Europa federale del Manifesto di Ventotene, quella che sa consolidare “la lava incandescente delle passioni popolari” nel nuovo stampo della democrazia sovranazionale.
Oggi, il sogno degli Stati Uniti d’Europa è diventato la necessità di tutti. Uniamoci in piazza sabato prossimo per far sentire la voce dei cittadini che reclamano il diritto al futuro e alla libertà, e che per questo rivendicano gli Stati Uniti d’Europa.
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L’aggressione e l’umiliazione che gli Europei stanno subendo da parte dell’Amministrazione Trump non lascia spazio a dubbi e congetture. È in atto un duplice attacco: alla sicurezza europea, diventata solo un fardello per Washington, che non ha problemi a spartirsi con Putin pezzi del nostro continente, a partire dall’Ucraina; e alla democrazia, considerata anch’essa un ostacolo rispetto al progetto di una nuova internazionale autocratica e populista.
Per l’Europa, è tornata l’ora più buia; e questa volta non ci sono salvatori da chiamare in soccorso. L’Europa può contare solo su sé stessa e deve scegliere se restare inerte e così lasciarsi distruggere, o se reagire.
In questo momento, il dramma maggiore in Europa e per l’Europa è che nessuno ha il potere di decidere come reagire. Non lo hanno le istituzioni europee: la Presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, nonostante il suo tentativo di rappresentare l’UE, ha un margine d’azione circoscritto al mandato che le conferiscono di volta in volta i 27 Stati membri, sempre divisi e in contrasto tra loro. Sono infatti gli Stati membri l’unica fonte primaria del diritto e del potere in Europa, come i governi non si stancano di rimarcare; ma, a loro volta, i governi nazionali, singolarmente, non hanno la capacità di reagire, perché ciascuno di loro è troppo debole e spaventato di fronte alle minacce e ai pericoli.
Di fronte a questa situazione, pertanto, per poter mandare un segnale politico efficace a Trump e a Putin, non c’è altro modo se non superare il quadro giuridico e politico che regola la politica e il funzionamento dell’Unione. Sono anni che in Europa si discute della necessità di diventare capaci di agire uniti; la strada da percorrere è stata indicata con chiarezza, a partire dalla Conferenza sul futuro dell’Europa. Ora non restano ulteriori margini di tempo.
Spetta ai governi più responsabili prendere il coraggio di aprire la strada. Di fronte all’apertura dei negoziati tra gli USA e la Russia per una spartizione dell’Ucraina, quali alternative restano? Sul futuro dell’Ucraina si gioca il futuro dell’Europa stessa; se gli europei non saranno in grado di garantirle sostegno e certezze nel quadro dell’Unione, l’Unione europea stessa ne verrà travolta. Bisogna allora innanzitutto andare oltre il quadro a 27 in cui si avanza troppo poco e troppo lentamente, e iniziare a costruire tra i volonterosi non tanto progetti settoriali (che l’esperienza ha dimostrato non essere sufficienti), quanto una strategia unitaria coerente per garantire la sicurezza interna ed esterna.
Sono le indicazioni contenute anche nei rapporti Niinistö e Draghi, che sottolineano la necessità di dare priorità alla costruzione di strategie esaustive e coerenti. In questo momento, i cittadini vogliono una difesa comune, lo confermano i sondaggi con percentuali altissime; e molti Stati europei sono già direttamente minacciati dalla Russia. Eppure, i progetti messi in cantiere sinora, ormai da decenni, non hanno funzionato in passato, né decollano ora. In alternativa, in questo momento, non si riesce ad ipotizzare altro che un riarmo dei singoli Paesi, includendo l’obiettivo di accrescere l’integrazione e l’interoperabilità, ma solo su base volontaria, e senza mettere in discussione il primato del livello decisionale nazionale. Non solo: la corsa al riarmo, in queste condizioni, non potrà fare a meno di spendere gran parte dei nuovi investimenti in materia di difesa in acquisti di armamenti e tecnologia da Paesi terzi, a partire dagli USA.
Proprio gli insuccessi e i limiti degli approcci settoriali tentati sinora, ci fanno capire invece che costruire una sicurezza e una difesa autonome presuppone una forte volontà politica di integrazione, necessaria per sciogliere due nodi cruciali: l’elaborazione di una strategia collettiva sulla base dell’analisi condivisa delle minacce prioritarie a cui si vuole reagire e degli interessi che si vogliono tutelare; la mobilitazione di risorse finanziarie ingenti. Qualunque modello si scelga per costruire una forza armata europea (e le riflessioni in tal senso non mancano, a partire dalla proposta del 28° esercito avanzata nel 2020 dai membri del Bundestag della SPD) serve la presa d’atto che si deve in parallelo avviare la formazione di una testa politica unica, capace di rappresentare l’interesse comune e su questa base di elaborare le scelte politiche.
Le istituzioni europee non hanno le competenze né le risorse per sviluppare nell'immediato un progetto così ambizioso; i governi, invece, sono sovrani e possono pertanto decidere di procedere. Due sono le possibili strade.Una prima opzione è quella di forzare la base giuridica offerta dai Trattati esistenti (in particolare la cooperazione strutturata permanente) per costruire all’interno del quadro dell’UE nuovi organismi decisionali in grado di prendere decisioni a maggioranza in materia di investimenti comuni sulla difesa e dispiego di forze militari, coinvolgendo la Commissione e il Parlamento in questo embrione di governo sovranazionale europeo all’interno dell’UE.Oppure i governi volenterosi possono scegliere di creare questa nuova cooperazione al di fuori dei Trattati, con lo scopo di dar vita a un embrione di governo comune, e anche in questo caso trovando le modalità per coinvolgere la Commissione, usando come precedente quello del MES nel 2012; in seguito, potranno poi aprire i negoziati per inserire la nuova struttura all’interno dell’Unione, procedendo alle necessarie riforme istituzionali.
Entrambe le opzioni, ed in particolare la seconda, dipendono esclusivamente dalla volontà politica dei governi più consapevoli del valore dell’unità europea e della posta in gioco nella questione ucraina; e possono essere avviate in tempi brevissimi. Non ci sono altre vie al momento per garantire la nostra sicurezza e il futuro della nostra libertà e della democrazia.
Nel mondo delle grandi potenze imperiali autocratiche, per salvare la democrazia e la libertà non esiste altro modo che opporre il peso politico di un grande Stato democratico e federale. Spetta innanzitutto ai governi europei costruirlo, facendo subito i primi passi, a partire dall’urgenza di garantire la sicurezza ai propri cittadini e ai propri partner. Non farlo significa condannarli ad un futuro di miseria politica e morale.
Firenze-Pavia, 16 febbraio 2025
SAVING EUROPE, FREEDOM, AND DEMOCRACY
Appeal to the Democratic Heads of State and Government in Europe
The aggression and humiliation that Europeans are suffering at the hands of the Trump Administration leave no room for doubt or speculation. A dual attack is underway: on European security — now seen as nothing more than a burden by Washington, which has no problem to decide together with Putin about the future of our continent, starting with Ukraine; and on democracy — also regarded as an obstacle to the project of a new autocratic and populist international order.
For Europe, the darkest hour has returned; and this time, there are no saviors to call for help. Europe can only count on itself and must decide whether to remain passive and allow itself to be destroyed or to react.
At this moment, the greatest drama in and for Europe is that no one has the power to decide how to react. The European institutions do not: the President of the European Commission, Ursula von der Leyen, despite her attempt to represent the EU, has a very limited margin of action, constrained by the mandate given to her by the 27 member states, which are always divided and in conflict with each other. It is the member states that remain the sole primary source of law and power in Europe, as governments never tire of emphasizing; but in turn, national governments alone do not have the capacity to react, as each is too weak when faced with threats and dangers.
Given this situation, the only way to send an effective political signal to Trump and Putin is to go beyond the legal and political framework that currently governs the EU. For years, Europe has debated the need to become capable of acting as one; the path forward has been clearly outlined, starting with the Conference on the Future of Europe. There is no more time left.
It is up to the most responsible governments to find the courage to lead the way. In light of the opening of negotiations between the U.S. and Russia for the partition of Ukraine, what alternatives remain? The future of Ukraine is at stake, and with it, the future of Europe itself. If Europeans cannot provide Ukraine with support and the certainty of a future within the Union, the European Union itself will be overwhelmed. It is imperative to move beyond the framework of 27, which progresses too slowly and insufficiently, and begin constructing, among the willing, not just sectoral projects (which experience has shown to be inadequate) but a coherent, unified strategy to ensure both internal and external security.
This is also the recommendation found in the Niinistö and Draghi reports, which emphasize the need to prioritize the development of comprehensive and coherent strategies. Right now, citizens want a common defense, as confirmed by surveys with overwhelmingly high percentages; and many European states are already directly threatened by Russia. Yet, the projects that have been launched over the decades have neither worked in the past nor are taking off now. The only current alternative seems to be the individual rearmament of countries, aiming to increase integration and interoperability but only on a voluntary basis and without challenging national decision-making primacy. Moreover, under these conditions, the rush to rearm will inevitably result in a significant portion of new defense investments being spent on purchasing arms and technology from third countries, primarily the U.S.
The failures and limitations of the sectoral approaches attempted so far make it clear that building autonomous security and defense requires strong political will for integration, which is essential to address two crucial issues: developing a collective strategy based on a shared analysis of priority threats and interests to be protected; and mobilizing significant financial resources. Whatever model is chosen to build a European armed force (and there are no shortages of proposals, starting with the 28th Army proposal put forward by SPD Bundestag members in 2020), it must be acknowledged that, in parallel, the formation of a unified political leadership is necessary—one capable of representing the common interest and making political decisions accordingly.
The European institutions lack both the competence and the resources to immediately develop such an ambitious project; governments, however, are sovereign and can decide to proceed. There are two possible paths.
One option is to push the legal framework of existing treaties (such as Permanent Structured Cooperation) to create new decision-making bodies within the EU capable of making majority decisions on joint defense investments and military deployments, involving the Commission and Parliament in this embryonic supranational European government within the EU.
Alternatively, willing governments can choose to establish this new cooperation outside of the Treaties, with the goal of creating a common governing body. In this case, they can still find ways to involve the Commission, using the 2012 European Stability Mechanism as a precedent; subsequently, they could open negotiations to incorporate the new structure into the Union, implementing the necessary institutional reforms.
Both options, particularly the second, depend solely on the political will of the governments most aware of the value of European unity and the stakes involved in Ukraine. These steps can be taken immediately. There is no other way at this moment to ensure our security and the future of our freedom and democracy.
In a world of great autocratic imperial powers, the only way to save democracy and freedom is to counterbalance them with the political weight of a great democratic and federal state. It is, first and foremost, up to European governments to build it—by taking the first steps now, starting with the urgent need to ensure security for their citizens and partners. Failing to do so means condemning them to a future of political and moral misery.
SAUVER L'EUROPE, LA LIBERTÉ ET LA DÉMOCRATIE
Appel aux chefs d'État et de gouvernement des pays démocratiques européens
L'agression et l'humiliation que les Européens subissent de la part de l'administration Trump ne laissent aucune place au doute et aux conjectures. Il s'agit d'une double attaque : contre la sécurité européenne, devenue un fardeau pour Washington, qui n'a aucun problème à se partager avec Poutine des morceaux de notre continent, à commencer par l'Ukraine ; et contre la démocratie, considérée elle aussi comme un obstacle au projet d'une nouvelle internationale autocratique et populiste.
Pour l'Europe, l'heure la plus sombre est revenue ; et cette fois, il n'y a pas de sauveurs à appeler à la rescousse. L'Europe ne peut compter que sur elle-même et doit choisir entre rester inerte et se laisser détruire, ou réagir.
En ce moment, le plus grand drame en Europe et pour l'Europe est que personne n'a le pouvoir de décider comment réagir. Les institutions européennes n'en ont pas : la présidente de la Commission européenne, Ursula von der Leyen, malgré sa tentative de représenter l'UE, a une marge de manœuvre limitée au mandat que lui confèrent les 27 États membres, toujours divisés et en conflit les uns avec les autres. En effet, les États membres sont la seule source primaire de droit et de pouvoir en Europe, comme les gouvernements ne se lassent pas de le rappeler ; mais, à leur tour, les gouvernements nationaux, individuellement, n'ont pas la capacité de réagir, car chacun d'entre eux est trop faible et effrayé face aux menaces et aux dangers.
Face à cette situation, pour pouvoir envoyer un signal politique efficace à Trump et à Poutine, il n'y a donc pas d'autre moyen que de dépasser le cadre juridique et politique qui régit le fonctionnement de l'Union. Depuis des années, l'Europe discute de la nécessité de devenir capable d'agir de manière unie ; la voie à suivre a été clairement indiquée, à commencer par la Conférence sur l'avenir de l'Europe. Il ne reste plus de temps.
Il appartient aux gouvernements les plus responsables de prendre le courage d'ouvrir la voie. Face à l'ouverture des négociations entre les États-Unis et la Russie pour un partage de l'Ukraine, quelles alternatives restent-elles ? L'avenir de l'Europe elle-même est en jeu pour l'avenir de l'Ukraine ; si les Européens ne sont pas en mesure de lui garantir soutien et certitudes dans le cadre de l'Union, l'Union européenne elle-même en sera bouleversée. Il faut donc d'abord dépasser le cadre des 27, dans lequel on avance trop peu et trop lentement, et commencer à construire entre les volontaires non pas tant des projets sectoriels (dont l'expérience a montré qu'ils ne suffisent pas), mais une stratégie unitaire cohérente pour garantir la sécurité intérieure et extérieure.
Ce sont les indications contenues dans les rapports Niinistö et Draghi, qui soulignent la nécessité de donner la priorité à l'élaboration de stratégies exhaustives et cohérentes. À l'heure actuelle, les citoyens veulent une défense commune, comme le confirment les sondages avec des pourcentages très élevés ; et de nombreux États européens sont déjà directement menacés par la Russie. Pourtant, les projets mis en chantier depuis des décennies n'ont pas fonctionné dans le passé et ne décollent pas non plus aujourd'hui. Actuellement, la seule alternative envisageable est le réarmement des pays individuels, avec pour objectif d'accroître l'intégration et l'interopérabilité, mais uniquement sur une base volontaire et sans remettre en question la primauté du niveau décisionnel national. De plus, dans ces conditions, la course à le réarmement ne pourra éviter de consacrer une grande partie des nouveaux investissements en matière de défense à l'achat d'armements et de technologies à des pays tiers, à commencer par les États-Unis.
Les échecs et les limites des approches sectorielles tentées jusqu'à présent nous font plutôt comprendre que la construction d'une sécurité et d'une défense autonomes suppose une forte volonté politique d'intégration, nécessaire pour résoudre deux questions cruciales : l'élaboration d'une stratégie collective basée sur une analyse commune des menaces prioritaires auxquelles il faut réagir et des intérêts à protéger ; la mobilisation de ressources financières considérables. Quel que soit le modèle choisi pour construire une force armée européenne (et les réflexions à cet égard ne manquent pas, à commencer par la proposition de la 28e armée avancée en 2020 par les membres SPD du Bundestag), il faut reconnaître qu'il faut parallèlement commencer à former une direction politique unique, capable de représenter l'intérêt commun et, sur cette base, d'élaborer des choix politiques.
Les institutions européennes n'ont ni les compétences ni les ressources nécessaires pour développer immédiatement un projet aussi ambitieux ; les gouvernements, en revanche, sont souverains et peuvent donc décider d'aller de l'avant. Deux voies sont possibles.
Une première option consiste à forcer la base juridique offerte par les traités existants (la coopération structurée permanente) pour construire, dans le cadre de l'UE, de nouveaux organismes décisionnels capables de prendre des décisions à la majorité en matière d'investissements communs dans la défense et le déploiement de forces militaires, en impliquant la Commission et le Parlement dans cet embryon de gouvernement supranational européen au sein de l'UE.
Ou bien les gouvernements volontaires peuvent choisir de créer cette nouvelle coopération en dehors des traités, dans le but de donner vie à un embryon de gouvernement commun, et dans ce cas également, en trouvant les modalités pour impliquer la Commission, en utilisant comme précédent celui du MES en 2012 ; par la suite, ils pourront alors ouvrir les négociations pour insérer la nouvelle structure au sein de l'Union, en procédant aux réformes institutionnelles nécessaires.
Les deux options, et en particulier la seconde, dépendent exclusivement de la volonté politique des gouvernements les plus conscients de la valeur de l'unité européenne et des enjeux de la question ukrainienne ; et elles peuvent être mises en œuvre dans un délai très court. Il n'y a pas d'autres moyens pour l'instant de garantir notre sécurité et l'avenir de notre liberté et de notre démocratie.
Dans le monde des grandes puissances impériales autocratiques, il n'y a pas d'autre moyen de sauver la démocratie et la liberté que d'opposer le poids politique d'un grand État démocratique et fédéral. Il appartient avant tout aux gouvernements européens de le construire, en faisant immédiatement les premiers pas, à commencer par la nécessité urgente de garantir la sécurité de leurs citoyens et de leurs partenaires. Ne pas le faire, c'est les condamner à un avenir de misère politique et morale.
ВРЯТУВАТИ ЄВРОПУ, СВОБОДУ ТА ДЕМОКРАТІЮ
Звернення до глав демократичних держав та урядів Європи
Агресія і приниження, яких зазнають європейці від адміністрації Трампа, не залишають місця для сумнівів і здогадок. Йде подвійна атака: на європейську безпеку, яка стала лише тягарем для Вашингтону, який радо ділиться з Путіним шматками нашого континенту, починаючи з України; і на демократію, яка також вважається перешкодою на шляху до проекту нового автократичного і популістського Інтернаціоналу.
В Європу повернулися найтемніші часи, але більш немає рятівників, яких можна було б покликати на допомогу. Європа може розраховувати тільки на себе і повинна вибирати: залишитися інертною, - і таким чином дозволити себе знищити, - або відреагувати.
Наразі найбільша трагедія Європи в тому, що ніхто не має влади вирішувати, як саме реагувати. Такіх повноважень не мають європейські інституції, бо свобода дій президенткі Єврокомісії Урсули фон дер Ляєн, попри спробу представляти ЄС, обмежена мандатом, який вона час від часу отримує від 27 держав-членів, завжди розділених та не згодних одна з одною. Держави-члени є єдиним та основним джерелом права і влади в Європі, про що часто нагадують окремі уряди. Але в свою чергу, окремі національні уряди не мають можливості реагувати, тому що кожен з них - занадто слабкий і наляканий загрозами та небезпеками.
Таким чином, зіткнувшись з цією ситуацією, для того, щоб дати дієвій політичний сигнал Трампу і Путіну, немає іншого шляху, як подолати правові та політичні обмеження, які регулюють політику і роботу Євросоюзу. Вже багато років Європа обговорює необхідність спромогтися діяти разом. Шлях у цьому напрямку був чітко окреслений ще за часів Конференції про майбутнє Європи. Але зараз ми не маємо часу на зволікання.
Саме від найвідповідальніших урядів залежить, чи візьмуть вони на себе початі цій шлях. Які ще альтернативи нам залишаються після початку переговорів між США та Росією про розділ України? Майбутнє самої Європи залежіть від майбутнього України. Якщо європейці не зможуть гарантувати впевнену підтримку в рамках Союзу, сам Європейський Союз буде зашкоджено. Тому необхідно, перш за все, вийти за існуючі межи 27 країн, де прогрес йде занадто повільно. Зацікавлені мають почати будувати не стільки секторальні проекти (яких, як показав досвід, недостатньо), скільки послідовну єдину стратегію, яка гарантує внутрішню і зовнішню безпеку.
Саме такі вказівки містяться у звітах Нііністьо та Драгі які наголошують на необхідності надання пріоритету побудові всеосяжних та послідовних стратегій. Зараз, коли багатьом європейським державам Росія загрожує вже відкрито, європейці прагнуть спільної оборони, як свідчать соц. опитування. Проте проекти, які були реалізовані протягом останніх десятиліть, не спрацювали в минулому і не розвиваються зараз. Зараз неможливо уявити собі іншої альтернативи, ніж переозброєння окремих країн. Подальшою метою має бути підвищення інтеграції та оперативної сумісності, але лише на добровільній основі з збереженням первинності прийняття рішень на національному рівні. Ба більше: в цих умовах гонка озброєнь призведе до витрати нових значних інвестицій в оборону на закупівлі озброєнь і технологій у третіх країнах, таких як США.
Саме невдачі та недійсність секторальних підходів, які ми намагалися застосувати раніше, допомагають нам зрозуміти, що побудова автономної системи безпеки і оборони передбачає потужну політичну волю до інтеграції, яка необхідна для вирішення двох ключових питань: розробки колективної стратегії на основі спільного аналізу пріоритетних загроз, на які ми хочемо реагувати, та інтересів, які ми хочемо захистити; мобілізації значних фінансових ресурсів. Яка б модель не була обрана для побудови європейських збройних сил (а роздумів з цього приводу багато, починаючи з пропозиції про 28-му армію, висунутої у 2020 році членами Бундестагу СДПН), необхідно визнати, що паралельно має початися формування єдиного політичного керівництва, здатного представляти спільні інтереси і на цій основі формулювати політичні рішення.
Європейські інституції не мають ані навичок, ані ресурсів, щоб розвивати такий амбітний проект у найближчому майбутньому. Уряди, з іншого боку, є суверенними і тому можуть приймати рішення про подальші дії. Є два можливі шляхи. Перший варіант полягає в тому, щоб зміниті правову основу, запропоновану існуючими Договорами (зокрема, постійне структуроване співробітництво), для створення в рамках ЄС нових керівних органів, здатних приймати більшість рішень щодо спільних інвестицій в оборону і розгортання військових сил, залучаючи Комісію і Парламент до цього зародка європейського наднаціонального уряду в рамках ЄС. Другій варіант полягає у створенні зацікавленими урядами нових механізмів співпраці поза Договорами, з метою створення початкового спільного уряду. У цьому випадку вони мусять також шукати шляхі залучення Комісії, використовуючи ESM 2012 року як прецедент. Пізніше, можна буде розпочати переговори щодо включення нової структури до Союзу, з запровадженням необхідних інституційних реформ.
Обидва варіанти, - зокрема другий, - залежать виключно від політичної волі урядів, які крще усвідомлюють цінність європейської єдності та того, що поставлено на карту в українському питанні. Вони можуть бути запущені в дуже короткі терміни. Наразі немає інших шляхів гарантувати нашу безпеку та майбутнє нашої свободи та демократії.
У світі автократичних імперських великих держав немає іншого шляху врятувати демократію і свободу, як створити політичну противагу великої демократичної і федеративної держави. Європейські уряди мають якомога швидше створити його, негайно роблячи перші кроки, починаючи з нагальності гарантування безпеки своїм громадянам і партнерам. Не зробити цього означає приректи їх на майбутні політичні і моральні страждання.
Флоренція-Павія, 16 лютого 2025 року
Appello degli enti locali
Dove possibile, le sezioni cittadine del MFE coinvolgono le istituzioni locali (in particolare i Consigli comunali, ma anche quelli provinciali e regionali) per chiedere loro di sottoscrivere un appello o un ordine del giorno con cui fanno proprie le richieste che i federalisti europei rivolgono al Governo italiano e ai nostri parlamentari nazionali ed europei.
Qui potete scaricare il testo dell'appello →
Assemblee cittadine
Le Assemblee cittadine per l'Europa federale sono eventi pubblici dove cittadini, realtà associative ed esponenti della politica si ritrovano a dibattere sul futuro dell'Europa ed in particolare sulle proposte federaliste del Movimento Federalista Europeo e dell'Unione dei Federalisti Europei.
Alle Assemblee può venire proposto un testo con cui si chiede al Governo italiano di farsi promotore nell'ambito del Consiglio europeo della necessità di accogliere la richiesta del Parlamento europeo di avviare al più presto la Convenzione per la riforma dei Trattati. Le assemblee fanno anche appello ai nostri parlamentari nazionali ed europei perché si impegnino a loro volta perché si possa avviare la Convenzione.
Qui potete scaricare il file →
Le proposte del MFE
Le proposte del MFE sono illustrate nei Quaderni federalisti che potete leggere a questo link. E' anche possibile scaricarli per stamparli e diffonderli.
Di particolare utilità per la campagna sono i seguenti:
- Cosa serve all’Unione europea per fermare il declino e riprendere il controllo del proprio destino
Il Rapporto Draghi su il futuro della competitività europea - Il Parlamento europeo apre la procedura di riforma dei trattati: il significato del voto e le priorità per l’Europa
Le Assemblee e gli Enti locali che hanno sottoscritto gli appelli
L'MFE ha in programma l'avvio di questa iniziativa per il gennaio 2025. Qui troverete l'elenco delle città e degli Enti locali che avranno aderito.
Molte città hanno però sottoscritto appelli con le stesse richieste già a partire dal 2021, anno dell'avvio della Conferenza sul Futuro dell'Europa.
Segue il loro elenco, suddiviso per regione.
Eventi nazionali
L'MFE ha anche organizzato questi eventi a livello nazionali e altri sono in programma per il prossimo anno:
- 100 Assemblee cittadine per l’Europa federale (5 maggio 2022)
Qui la registrazione video dell'evento - Verso un'Unione europea più vicina ai cittadini (8 luglio 2023)
Link all'articolo - Verso la riforma dei Trattati. I governi ad un bivio. Il ruolo dell'Italia (13 marzo 2024)
Comunicato stampa
CAMPANIA
- 29.11.2022, Salerno, Assemblea interistituzionale promossa da MFE Campania
EMILIA-ROMAGNA
- 30.9.2021, Faenza (RA), Consiglio comunale promosso da MFE Emilia-Romagna
- 20.12.2021, Russi (RA) Consiglio comunale promossa da MFE Emilia-Romagna
- 22.12.2021, Longiano (FC), Consiglio comunale promosso da MFE di Cesena
- 7.1.2022, Regione Emilia-Romagna, Assemblea degli enti locali promossa da Europe Direct Emilia-Romagna e da MFE Emilia-Romagna
- 28.1.2022, Bologna, il MFE Emilia-Romagna ha supportato la realizzazione dell’evento e workshop “Incontriamoci a Bologna” terzo appuntamento del ciclo di incontri promossi dal Dipartimento per le Politiche Europee
- 29.3.2022, Ravenna, Consiglio comunale promosso da MFE di Ravenna
- 9.4.2022, Ferrara, Assemblea dei cittadini aperta promossa da MFE Ferrara
- 20.4.2022, Bologna, Assemblea dei cittadini aperta promossa da MFE Bologna
- 27.4.2022, Cattolica (RI), Consiglio comunale promosso da MFE Emilia-Romagna
- 8.3.2023, Ferrara, Consiglio provinciale di Ferrara promossa da MFE Ferrara LINK
- 18.4.2023, Ferrara, Assemblea dei cittadini LINK
- 12.6.2023, Ferrara, Consiglio comunale di Ferrara promossa da MFE Ferrara, LINK
- 14.3.2024, Cesena, Consiglio comunale di Cesena promossa da MFE Cesena LINK
- 18.3.2024, Ferrara, Consiglio comunale di Ferrara promossa da MFE Ferrara
FRIULI VENEZIA GIULIA
- 5.3.2021, Gorizia, Assemblea universitaria promossa da GFE Gorizia
LAZIO
- 2.10.2021, Bagnoregio, Consiglio comunale promosso da MFE Viterbo. L’OdG è stato lasciato aperto alle firme della cittadinanza.
- 1.2.2022, Roma, Consiglio comunale promosso da MFE Roma
- 2022, Roma, Assemblea dei cittadini aperta promossa da MFE-GFE Roma.
- 13.2.2022, Latina, Assemblea cittadina aperta promossa da MFE-GFE Latina, ed ha coinvolto Nazionale dei Giovani, CGIL, CISL e UIL.
- 15.3.2022, Municipio XII di Roma, Consiglio di Municipio promosso da MFE Roma.
- 2.5.2022, Roma, II Assemblea aperta dei cittadini promossa da MFE-GFE Roma con la partecipazione del Sindaco.
- 12.5.2022, Roma, Approvazione della mozione “Iniziative di sensibilizzazione per Roma Città per la Repubblica Federale d’Europa”
- 1.3.2024, Roma, II Assemblea romana dei cittadini europei alla presenza del Sindaco Roberto Gualtieri
- 18.3.2024, Latina, Assemblea dei cittadini
LOMBARDIA
- 24.11.2021, Stradella, Consiglio comunale promosso da MFE Stradella
- 26.11.2021, Sondrio, Assemblea dei cittadini aperta promossa da MFE Sondrio
- 30.11.2021, Bergamo, Consiglio comunale promosso da MFE Bergamo
- 15.01.2022, Lecco, Assemblea dei cittadini aperta promossa da MFE Lecco
- 05.02.2022, Milano, Assemblea dei cittadini aperta promossa da MFE Milano
- 22.02.2022, Scanzorosciate (BG), Consiglio comunale promosso da MFE-GFE Bergamo
- 25.02.2022, Cremona, Assemblea dei cittadini aperta promossa da MFE Cremona
- 26.02.2022, Pavia, Assemblea dei cittadini aperta promossa da MFE e GFE Pavia
- 3.3.2022, Castellucchio (MN), Consiglio comunale promossa da MFE Mantova
- 14.3.2022, Pavia, Assemblea universitaria promossa da MFE Pavia, è avvenuta in forma di “Incontriamoci a Pavia” appuntamento del ciclo di incontri promossi dal Dipartimento per le Politiche Europee
- 22.3.2022, Gorle (BG), Assemblea dei cittadini aperta promossa da MFE Bergamo
- 26.3.2022, Milano, Assemblea dei giovani promossa da GFE Milano
- 1.4.2023, Milano, Assemblea dei cittadini, Tavola rotonda "Come riformare l'Europa?" LINK
- 21.4.2023, Pavia, Consiglio comunale di Pavia, LINK
- 22.1.2024, Lodi, Consiglio comunale di Lodi
- 5.3.2024, Pavia, Assemblea cittadina di Pavia "E' tempo di fare gli Stati Uniti d'Europa"
- 11.3.2024, Milano, Consiglio comunale di Milano | Registrazione
MARCHE
- 29.3.2022, Senigallia (AN), Consiglio comunale promosso da MFE Ancona
- 27.4.2022, Gradara (PU), Consiglio comunale promosso da MFE Ancona
- 28.4.2022, Fano (PU), Consiglio comunale promosso da MFE Ancona
- 12.5.2022, Falconara Marittima (AN), Consiglio comunale promosso da MFE Ancona
- 28.5.2022, Ancona, Consiglio comunale promosso da MFE Ancona
- 2.7.2024, Gradara (PU), approvazione al Consiglio comunale da MFE Ancona
PIEMONTE
- 30.11.2021, Chivasso (TO), Consiglio comunale promosso da MFE Piemonte
- 30.11.2021, Cavagnolo (TO), Consiglio comunale promosso da MFE Piemonte
- 30.11.2021, Pinerolo (TO), Consiglio comunale promosso da MFE Pinerolo
- 23.2.2022, Airasca (TO), Consiglio comunale promosso da MFE Pinerolo
- 28.2.2022, Cumiana (TO), Consiglio comunale promosso da MFE Pinerolo
- 3.3.2022, Settimo Torinese (TO), Consiglio comunale promosso da MFE Piemonte
- 8.3.2022, Cuneo, Consiglio comunale promosso da MFE Cuneo
- 17.3.2022, Bagnolo Piemonte (CN), Consiglio comunale promosso da MFE Pinerolo
- 22.3.2022, Cardè (TO), Consiglio comunale promosso da MFE Piemonte
- 24.3.2022, Strambino (TO), Consiglio comunale promosso da MFE Piemonte
- 24.3.2022, Bollengo (TO), Consiglio comunale promosso da MFE Piemonte
- 24.3.2022, Luserna San Giovanni (TO), Consiglio comunale promosso da MFE Pinerolo
- 25.3.2022, Rueglio (TO), Consiglio comunale promosso da MFE Piemonte
- 29.3.2022, Verduno (CN), Consiglio comunale promosso da MFE Cuneo
- 29.3.2022, Moiola (TO), Consiglio comunale promosso da MFE Cuneo
- 29.3.2022, Banchette (TO), Consiglio comunale promosso da MFE Piemonte
- 30.3.2022, San Secondo Pinerolo (TO), Consiglio comunale promosso da MFE Pinerolo
- 30.3.2022, Scalenghe (TO), Consiglio comunale promosso da MFE Pinerolo
- 31.3.2022, Torre Pelice (TO), Consiglio comunale promosso da MFE Pinerolo
- 31.3.2022, Cavour (TO), Consiglio comunale promosso da MFE Pinerolo
- 31.3.2022, Vercelli, Consiglio comunale promosso da MFE Piemonte
- 4.4.2022, Pinerolo (TO), Assemblea intercomunale promossa da MFE Pinerolo
- 22.4.2022, Torino, Assemblea aperta dei cittadini promossa da MFE Torino
- 27.4.2022, Collegno (TO), Consiglio comunale promosso da MFE Pinerolo
- 26.4.2022, Nomaglio (TO), Consiglio comunale promosso da MFE Piemonte
- 26.4.2022, Pragelato (TO), Consiglio comunale promosso da MFE Pinerolo
- 28.4.2022, Moncalieri (TO), Consiglio comunale promosso da MFE Pinerolo
- 29.4.2022, Samone Canavese (TO), Consiglio comunale promosso da MFE Piemonte
- 5.5.2022, Orbassano (TO), Consiglio comunale promosso da MFE Pinerolo
- 12.5.2022, Montecastello (TO), Consiglio comunale promosso da MFE Alessandria
- 12.5.2022 Giaveno (TO), Consiglio comunale promosso da MFE Pinerolo
- 14.5.2022, Asti, Assemblea cittadina aperta promossa da MFE Asti
- 1.7.2023, Piossasco, Consiglio comunale promosso da MFE Pinerolo LINK
PUGLIA
- 15.2.2022, Lecce. Il MFE Puglia ha supportato la realizzazione dell’evento e workshop “Incontriamoci a Lecce” quarto appuntamento del ciclo di incontri promossi dal Dipartimento per le Politiche Europee
- 20.4.2022, Taranto, Assemblea cittadina aperta promossa da MFE Puglia
- 28.4.2022, Bari, Assemblea cittadina aperta promossa da MFE Puglia
SICILIA
- 20.4.2022, Modica (RG), Assemblea cittadina aperta promossa da MFE Ragusa
- 29.4.2022, Ragusa, Assemblea cittadina aperta promossa da MFE Ragusa
TOSCANA
- 28.4.2022, Pontassieve (FI) Consiglio comunale promossa da MFE Firenze
VALLE D’AOSTA
- 20.5.2022, Aosta, Assemblea cittadina aperta promossa da MFE e GFE Aosta
VENETO
- 05.3.2022, Verona, Assemblea giovanile promossa da GFE Verona
- 7.3.2022, Padova, Consiglio comunale promossa da MFE Padova
- 12.3.2022, Fonte (TV), Assemblea aperta dei cittadini promossa da MFE Treviso e Bassano del Grappa
- 16.3.2022, Pederobba (TV), Consiglio comunale promossa da MFE Treviso
- 17.3.2022, Negrar di Valpolicella (TV), Assemblea dei cittadini aperta promossa da MFE Valpolicella e MFE Verona
- 2022, Battaglia Terme (PD), Consiglio comunale promosso dal MFE Padova
- 15.4.2022, Costermano sul Garda (VE), Assemblea aperta dei cittadini promossa da MFE Verona
- 25.4.2022, Povegliano (TV), evento organizzato dal Comune di Povegliano con intervento di MFE Verona
- 27.4.2022, Ponte San Nicolò (PD), Consiglio comunale promosso da MFE Padova
- 6.5.2022, Bovolone (VR), Assemblea cittadina aperta promossa da MFE-GFE Legnago
- 28.3.2023, Verona, Assemblea dei cittadini "Dibattito "Europa del lavoro e della solidarietà" LINK
- 13.11.2023, Veneto, Consiglio regionale del Veneto approva la risoluzione "Per una Costituzione federale Europea" LINK
- 23.1.2024, Vicenza, Consiglio comunale di Vicenza ha approvato all’unanimità la mozione "Per un’Europa solidale e di prossimità"
- 1.2.2024, Verona, Consiglio comunale di Verona ha approvato all’unanimità la mozione "Per un’Europa solidale e di prossimità"
- 6.3.2024, Fumane (VE), Consiglio comunale approva la mozione "Appello degli enti locali per la riforma dei trattati dell’Unione Europea, verso un’Europa solidale e di prossimità, federale e democratica."
Facciamo sentire la nostra voce: mobilitare i cittadini e la società civile
L'MFE intende sensibilizzare i cittadini, le forze politiche e le associazioni di categoria e di volontariato per diffondere la consapevolezza dell'importanza della riforma federale dell'Unione Europea, perché facciano sentire la loro voce a supporto del progetto del Parlamento Europeo di riforma dei Trattati UE.
Qui trovate il materiale da scaricare per preparare le azioni in piazza e realizzare gli eventi.
Scrivete a
Vi invitiamo a caricare le fotografie, i documenti ecc. in Google Drive a questo indirizzo
https://drive.google.com/drive/folders/1bxGA5y1id-Y0lI3bNYJMmxJ4OerBv-AQ.
Appello ai Capi di Stato e di Governo dei Paesi europei democratici
Nel mondo delle grandi potenze imperiali autocratiche, per salvare la democrazia e la libertà non esiste altro modo che opporre il peso politico di un grande Stato democratico e federale. Spetta innanzitutto ai governi europei costruirlo, facendo subito i primi passi, a partire dall’urgenza di garantire la sicurezza ai propri cittadini e ai propri partner. Non farlo significa condannarli ad un futuro di miseria politica e morale.
Diffondi l'appello:
Striscioni
Per scaricare il logo della campagna →
Gli striscioni possono essere richiesti al Centro regionale di riferimento.
Volantini
Appello ai governi
Scarica il volantino →
Giorno della Resistenza europea
Scarica il volantino →
Cartelloni per le azioni in piazza
Incontri di informazione e formazione a cura dell'Ufficio di Segreteria e dell'Ufficio del Dibattito.
Webinar sui temi del Rapporto Draghi
Il Rapporto sulla competitività in Europa presentato da Mario Draghi il 9 settembre denuncia una situazione di grave crisi strutturale dell'economia europea e chiede un profondo e immediato cambiamento all’Unione europea per acquisire le risorse e realizzare le politiche necessarie.
- La questione del rafforzamento della Governance
17 settembre 2024
Relazioni di Salvatore Aloisio e Luca Lionello
- Superare le debolezze del settore industriale della difesa
9 ottobre 2024
Relazione del Generale Vincenzo Camporini
Perchè abbiamo bisogno di una Convenzione per riformare i Trattati
Con Giulia Rossolillo
Le riforme profonde di cui l'Unione europea ha bisogno per poter agire efficacemente nei settori in cui sono necessarie politiche comuni possono essere realizzate solo attraverso la convocazione di una Convenzione e non attraverso altri strumenti previsti dai Trattati come le procedure di revisione semplificate o la possibilità di stabilire adattamenti dei Trattati in occasione dell'adesione di nuovi Stati membri.
Verso una PAC più equa per gli agricoltori
Con Paolo De Castro
Paolo De Castro è parlamentare europeo, vicepresidente della Commissione Agricoltura, e presidente del Comitato scientifico di Nomisma.
Poveri e spreconi
Con Andrea Segré
Andrea Segrè è Professore ordinario di Economia circolare e politiche per lo sviluppo sostenibile all'Università di Bologna e Consigliere Speciale del Sindaco di Bologna per le Politiche alimentari urbane e metropolitane.
Cosa occorre per costruire oggi una difesa europea: aspetti tecnico-militari e politici
Con il Gen. Vencenzo Camporini
Il Gen. Camporini è stato capo di stato maggiore dell'Aeronautica Militare e della difesa.

E' tempo di fare gli Stati Uniti d'Europa
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Il quadro politico dopo la rielezione di Trump
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La situazione europea
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Il ruolo dei federalisti europei
Il quadro politico dopo la rielezione di Trump
La rielezione di Trump alla Casa Bianca cambia il quadro politico in modo radicale. Gli USA si preparano ad una svolta profonda nella politica interna e in quella internazionale rispetto al passato anche recente. Per l’Europa lo scenario che si prospetta non è più quello di doversi confrontare con un’Amministrazione americana che persegue i propri interessi anche a discapito dell’UE (come è stato con Biden sul piano economico, ad esempio con l’IRA, o su quello commerciale, con la conferma dei dazi che aveva istituito Trump). Non è neanche più il fatto che gli USA spostano il baricentro del proprio interesse verso il Pacifico e cercano di diminuire il proprio contributo per la sicurezza e la stabilità europea, chiedendo maggiore impegno agli europei. Con Trump, che questa volta ha un enorme potere, si inaugura una nuova era che mette fine all’obiettivo (per quanto perseguito in modo sempre meno efficace) di costruire un ordine mondiale fondato sulle regole e sul multilateralismo. Un quadro in cui gli Stati Uniti sono fautori di un nazionalismo aggressivo e del confronto di potenza puro, in cui il Presidente si propone di indebolire la forza del governo federale, di deregolamentare al massimo l’economia e la finanza, in cui anche l’autonomia della Federal Reserve si ritroverà minacciata, e in cui si esaltano e si promuovono i peggiori istinti e comportamenti, fomentando odio, paura, razzismo, maschilismo.
In questo nuovo contesto l’UE è in forte pericolo. È difficile prevedere se e quando si troverà da sola a fronteggiare l’aggressione di Putin e in generale la questione della propria sicurezza, ma quello che è certo è che questo momento rischia di arrivare nel modo peggiore, ossia con la Russia che minaccia o addirittura aggredisce un Paese membro dell’UE. Sappiamo bene che l’UE è del tutto impreparata, che recuperare il suo ritardo tecnologico, industriale, logistico richiede tempi incompatibili nel caso in cui si dovesse trovare da sola contro l’aggressione russa, senza più il pieno sostegno americano all’interno della NATO. Allo stesso modo è praticamente certo che Trump accelererà sull’IA e non lo farà con attenzione all’utilizzo etico delle nuove tecnologie; anche in questo ambito, pertanto, il ritardo e la dipendenza europea sono altrettanto pericolosi. Un’altra arma nelle mani di Trump saranno i dazi che andranno a colpire i settori maturi in cui l’UE è forte e in cui esporta negli USA; in generale, le misure di politica commerciale della nuova Amministrazione rischiano di mettere in ginocchio un’economia fortemente esportatrice come è quella europea. Tutto questo si inserisce in un nuovo corso americano in cui l’Unione europea, proprio come Mercato unico, viene vista come un ostacolo da eliminare sulla via di un’egemonia che non vuole confrontarsi con un interlocutore capace di reagire. La coincidenza di interessi tra Trump e Putin in questo è, ancora una volta, particolarmente pericolosa. Da parte statunitense, sicuramente ci sarà il tentativo di usare il proprio enorme potere per trattare bilateralmente con i singoli Stati europei e dividere il fronte europeo per indebolirlo; ed è proprio Draghi che spiega bene come le politiche commerciali estere nazionali degli Stati membri vadano già oggi – in assenza di pressioni politiche, come semplice miope tentativo di perseguire i propri interessi particolari – a sminuire l’impatto delle politiche decise a livello europeo.
La situazione europea
L’Unione europea è da tempo in declino e inadatta a proteggersi e svilupparsi nel nuovo quadro mondiale in cui sono venute meno le condizioni favorevoli su cui aveva scommesso (il terzetto composto dallo sbocco del mercato cinese per le esportazioni, dall’energia a basso prezzo dalla Russia e dalla sicurezza garantita dagli americani). I segnali dell’insoddisfazione degli stessi europei verso l’UE sono presenti da tempo, dai tempi della crisi finanziaria ed economica a partire dal 2010 e dall’esplosione della questione migratoria: tutte crisi che hanno fatto perdere consenso verso il progetto europeo, oltre a minare la democrazia a livello nazionale. Di fronte a questa debolezza dell’UE e del suo modello tecnocratico (per usare la definizione di Draghi, che sempre ci ricorda la necessità di superarlo, perché ormai del tutto inadeguato) c’è stata una reazione interna all’UE: da parte degli Stati membri prima reagendo uniti di fronte alla sfida della Brexit, sostenendo lo sforzo delle istituzioni europee a non cedere ai ricatti britannici; poi con il COVID, accordando alla Commissione un potere di rappresentanza per l’acquisto comune dei vaccini sostanzialmente non previsto nei Trattati, e poi facendo la prima scelta di solidarietà attraverso un debito comune e varando il Next Generation EU. I governi però non hanno mai saputo prendere in considerazione una riforma dei Trattati per creare una sovranità europea condivisa, e mantenendo l’UE debole politicamente hanno lasciato spazio alla crescita delle forze nazionaliste e illiberali che disgregano l’Unione dall’interno.
Da parte loro le istituzioni europee hanno colto invece l’occasione della Conferenza sul Futuro dell’Europa promossa da Macron per aprire un dibattito senza tabù sul futuro dell’UE e arrivare, con il coinvolgimento diretto dei cittadini europei, a proporre una radicale revisione del sistema politico-istituzionale europeo. Il Parlamento europeo, per la prima volta dopo il Progetto di Trattato promosso da Spinelli quarant’anni fa, ha lavorato sulle conclusioni della CoFoE per proporre una radicale modifica dei Trattati, in grado di avviare la nascita di un’Unione federale, ed è riuscito a farla arrivare sul tavolo del Consiglio europeo, in base alle procedure previste dai Trattati. Da parte sua, la Commissione europea di Ursula von der Leyen, che sembra consapevole della necessità di un rafforzamento dei poteri delle istituzioni europee, ma è stata finora bloccata dall’opposizione degli Stati, ha lavorato su questo fronte commissionando un rapporto sul completamento del Mercato unico, affidato a Enrico Letta, che ha mostrato i passi ancora da fare persino per rendere davvero efficiente il Mercato europeo; e due rapporti, uno sulla competitività, l’altro sulla sicurezza, a personalità riconosciute per la loro autorevolezza (Draghi e Niinistö), nella consapevolezza che avrebbero certificato non solo la necessità di cambiare passo nelle politiche europee, ma anche l’urgenza di ripensare e modificare l’intero sistema decisionale e finanziario dell’UE.
Di fronte alla necessità di reagire al nuovo quadro creato dall’elezione di Trump, l’UE e i suoi Stati membri hanno dunque ormai a disposizione tutti gli strumenti per capire i punti di debolezza del sistema europeo e per affrontarli. Ora è essenziale che anche nei governi nazionali più avanzati in merito alle posizioni europee si affermi la consapevolezza che è venuto il momento, se gli europei vogliono garantirsi la sicurezza e riguadagnare la competitività perduta, di elaborare una strategia complessiva (multi-politica, come la definisce Draghi) dotandosi di strumenti europei adeguati di governo e di finanziamento per mettere in atto le politiche necessarie. Questo passaggio è impossibile che avvenga inizialmente con il consenso di tutti i 27 Stati membri, e questo significa che l’UE deve anche predisporsi a strutturarsi su diversi livelli di integrazione. Vi rimando a questo proposito al Quaderno federalista 1-20024 sul Rapporto Draghi “Cosa serve all’Unione europea per fermare il declino e riprendere controllo del proprio destino”.
Il ruolo dei federalisti europei
Nel corso del processo europeo, in molte occasioni i federalisti hanno dovuto portare avanti battaglie anche di lungo periodo da soli. Oggi la situazione è radicalmente diversa. A fronte della palese, totale inadeguatezza dei singoli Stati europei nel nuovo quadro mondale, l’Europa stessa deve saper affrontare sfide esistenziali che minacciano di distruggere la sua democrazia e la sua libertà, insieme all’intero edificio dell’UE, e deve farlo subito, senza poter più procrastinare le decisioni. Nel frattempo, il federalismo di Spinelli e Albertini – il federalismo dei federalisti organizzati – è tornato ad essere il punto di riferimento quando si pensa davvero il cambiamento che serve all’Europa. Questo è un merito del nostro lavoro, come MFE e come UEF – che ha potuto emergere grazie al processo innescato dalla CoFoE che le nostre organizzazioni hanno saputo egemonizzare sul piano politico – che dobbiamo avere in mente, per capire i fatti e il processo in corso.
Oggi quindi rimane immutato il nostro ruolo di avanguardia per identificare i punti precisi che trasformano la situazione di potere da nazionale a europea e per indicare la via per realizzarli; ma non siamo più soli o isolati, abbiamo contagiato la componente più avanzata e consapevole all’interno delle istituzioni europee e delle forze politiche pro-europee. Lo dimostrano da un lato il fatto che all’interno del PE il Gruppo Spinelli si batta con noi (e grazie a noi) per portare anche il nuovo Parlamento a ribadire la richiesta della riforma dei Trattati – influendo sui partiti, tanto che per la prima vota è stato concordato per iscritto un patto di legislatura tra le tre maggiori forze pro-europee che include l’impegno per la riforma dei Trattati –; e, dall’altra, il fatto che la Commissione basi la sua agenda su due rapporti sulla competitività e la sicurezza che dimostrano come il problema dell’UE sono il modello tecnocratico che deve essere sostituito da quello politico, la frammentazione e l’insufficiente integrazione, la mancanza di una testa politica sovra-nazionale. In questo momento, soprattutto per la reazione innescata dal ritorno di Trump alla Casa Bianca, non ci sono strategie da inventare; bisogna solo continuare a sostenere quello che è già in campo, e fare in modo che il potere costituito con la sua inerzia e il suo istinto a preservarsi non trovi la forza di dirottare il processo su false soluzioni (come le cosiddette unioni dell’energia, o della difesa, sia inadeguate per dotare l’UE di una propria autonomia strategica che si può raggiungere solo mettendo in campo tutta una serie di “multi- politiche” – basti pensare alla necessità di costruirle nel quadro di una vera politica estera europea -, sia irrealistiche da creare senza un cambio dei Trattati). Il dibattito, sia europeo sia nazionale tra le forze europeiste, del resto si sta già sviluppando attorno all’esigenza di un cambio radicale di paradigma dell’UE e alla necessità di costruire una sovranità democratica europea, come ci dicono la risoluzione del Parlamento europeo, i Rapporti di Draghi e Niinistö, le stesse reazioni di governi più avanzati.
Questo del cambiamento profondo – che deve portare l’UE ad avere natura statuale, pur nella sua specificità politica e istituzionale di Unione federale, dotandosi di un governo democratico e autonomo nelle sue competenze – è dunque il punto da tenere per indirizzare le forze pro-europee sul terreno corretto. Questo non significa che la Convenzione sarà necessariamente il primo passo. Da un lato, l’urgenza di rivedere i meccanismi di finanziamento comuni per reperire nuove risorse non disponibili a livello nazionale potrà spingere a cercare di fare nuovo debito europeo “dedicato”, sia per potenziare l’industria della difesa o altri settori tecnologici strategici, piuttosto che per recuperare il gap di produttività o per accompagnare la decarbonizzazione e renderla sostenibile; e magari su questo si registrerà la frattura del quadro a 27. Può darsi che la Commissione - chiamata dal Consiglio europeo a presentare entro la prima metà del prossimo anno proposte sulla riforma della governance europea in preparazione all’allargamento, insieme a misure per affrontare la questione della competitività e della sicurezza - abbia la capacità di avanzare proposte importanti, che potrebbero anche spaccare gli Stati e spingere il gruppo più avanzato ad andare avanti. D’altro lato, è molto probabile che presto ci si trovi di fronte agli sbandamenti di alcuni Stati membri, che cercheranno rapporti privilegiati con l’Amministrazione Trump mettendo a rischio la coesione europea; anche in questo caso potrebbe esserci una reazione dei governi più ancorati ai valori europei che potrebbero reagire con avanzamenti comuni su determinati strumenti.
La questione, però, in queste ipotesi, rimane che questi strumenti devono essere portati all’interno di un nuovo quadro giuridico perché siano sostenibili; e il fatto di avere a disposizione la possibilità di avviare la Convenzione con tutti i suoi pregi resta il punto decisivo. Per questo, come fece Spinelli con la CED, noi non ci battiamo perché i governi si orientino verso qualche proposta o strumento intergovernativo, dato che questa è la cosa che sono per loro natura portati a fare; noi mobilitiamo le forze vive della società per creare coscienza che la soluzione è il passaggio all’unione politica federale, e che è questa la richiesta che deve partire dal basso per incontrare chi questa battaglia – più o meno palesemente – la sta facendo nelle istituzioni.
Come MFE avremo un ruolo importante da svolgere anche in Italia. Il nostro governo, con le sue ambiguità non risolte, ma, anzi, approfondite, è a rischio in questa nuova fase che si apre. Dobbiamo monitorare e denunciare, e spronare le opposizioni ad usare la questione europea come terreno di confronto e di critica privilegiato, anche in vista della possibilità di un prossimo coinvolgimento del Parlamento italiano nella battaglia sulla riforma dell’UE.



Memorandum, Quaderni della campagna
Assemblee cittadine, Appello degli Enti locali
Saturdays for Europe












