Per il Movimento Federalista Europeo, mettere in crisi il governo guidato da Draghi in questo momento così drammatico per l’Italia, per l’Europa, per le democrazie liberal-democratiche significa rafforzare Putin e il disegno di un ordine mondiale fondato sulla dittatura e la negazione della libertà. Gli Italiani ne siano consapevoli, comunque si concluda la legislatura. 

In questi giorni convulsi si stanno moltiplicando gli appelli a Draghi perché non lasci la guida del governo, sulla base degli equilibri che riuscirà a ricreare in Parlamento. Sono appelli che vengono soprattutto dal Paese, dalle categorie in prima linea per far vivere, lavorare, produrre e sostenere l’Italia e i suoi cittadini. Anche a livello di opinione pubblica il consenso per la sua leadership e la linea europeista e atlantista che persegue con coerenza continuano a convincere la maggioranza dei cittadini, come confermano i sondaggi.

La situazione delle forze politiche è però scollata da quella del Paese. Non per nulla a provocare la crisi è stato il Movimento 5 Stelle guidato da Giuseppe Conte, prigioniero delle sue contraddizioni interne. La crisi scaturisce quindi dall’incapacità di una parte consistente delle forze rappresentate in questo momento in Parlamento di voltare pagina rispetto al populismo che li aveva portati a trionfare nel 2018 e di convertirsi ad un progetto di governo coerente con le sfide che l’Italia ha di fronte a sé; sfide che si collocano in un contesto molto diverso da quello che queste stesse forze immaginavano solo 4 anni fa e che, ad un certo punto, avevano anche iniziato a riconoscere: l’Europa (di contro al feroce antieuropeismo del 2018) è stata riconosciuta da tutti come la benefattrice che ci fornisce il sostegno per la ripresa post pandemica e come il quadro in cui sviluppare la garanzia della nostra sicurezza a fronte del ritorno della guerra sul nostro continente. La possibilità di un’alleanza a viso aperto con la Russia di Putin e la Cina di Xi (esibita nel primo governo della legislatura) è diventata molto problematica, nonostante la pressione in questo senso esercitata sul nostro Paese dalla propaganda filo-putiniana e i molti complici compiacenti che si trovano nella nostra classe intellettuale e in alcuni ambienti di potere.

Difficile quindi capire quanto sta accadendo in questi giorni senza la chiave di lettura che domina le capitali di tutto il mondo: Draghi paga la sua capacità di leadership soprattutto in Europa, dove guida(va) la linea della fermezza contro Mosca e, coerentemente, del rafforzamento radicale dell’Unione europea sul piano politico, economico e militare. Il colpo più duro che la crisi italiana sta arrecando è dunque all’Unione europea, che vede innanzitutto fallire per colpa dell’Italia l’esperimento di solidarietà messo in campo con il Next Generation EU mentre riprendono fiato i rigoristi del ciascuno per sé; e che si ritrova senza un punto di riferimento determinante in questo complesso processo in cui stava tentando di autoriformarsi e di definirsi come soggetto politico.

Sia fatta pertanto chiarezza sulla crisi, sulle sue cause e sulle sue conseguenze. Basta discussioni strumentali su termovalorizzatori e reddito di cittadinanza. Le forze politiche responsabili dichiarino apertamente cosa è in gioco nei destini del mondo libero con questa crisi e siano compatte al fianco di Draghi.

Comunque si concluda questa crisi, almeno si presentino apertamente agli Italiani le alternative in gioco, e si abbia il coraggio della chiarezza. Se vogliamo affossare la nascita di un’Europa forte e solidale e con questo decretare la vittoria dei nemici delle democrazie e la sconfitta del mondo libero cerchiamo di avere almeno il coraggio della consapevolezza e della verità.

Pavia-Firenze 17 luglio 2022

Comunicato stampa (PDF) 

Con lo slogan "AVANTI CON DRAGHI, PER L'ITALIA, PER L'EUROPA" un gruppo di associazioni di Milano, in collaborazione con la locale sezione del MFE promuove una manifestazione pubblica: Lunedì 18 luglio alle ore 18,30 in piazza della Scala a Milano.

Chiunque ha la possibilità di partecipare sarà il benvenuto. La posta in gioco è troppo alta, è in gioco il futuro dell'Italia e della UE.