La clamorosa avanzata dei partiti populisti e nazionalisti, soprattutto in Francia e in Gran Bretagna dove il FN e l'UKIP hanno conseguito il primo posto, e la sonora sconfitta dei partiti al governo in questi paesi sono l'espressione estrema di un diffuso disagio dell'opinione pubblica, determinato dalla crisi finanziaria ed economica e dalle politiche di sola austerità per farvi fronte. Malgrado il successo dei partiti euroscettici, il responso delle urne è chiaro: la grandissima maggioranza degli elettori (rappresentati da popolari, socialisti, liberaldemocratici, verdi e sinistra unita) chiede che la risposta alla crisi sia il rafforzamento dell'Unione europea e non un anacronistico e illusorio ritorno alle sovranità nazionali. Ciò significa che tra i cittadini prevale la convinzione che, per affrontare la crisi e la sfida della globalizzazione, non si può contare sugli Stati nazionali. Il rafforzamento del populismo spingerà i partiti europeisti a chiarire il loro messaggio e a difendere le ragioni dell'unità europea.

La nuova Commissione che riceverà la fiducia dal neo-eletto Parlamento europeo sarà più forte che in passato a seguito della europeizzazione dei partiti e del consenso che i loro leaders hanno ricevuto dagli elettori. Nello stesso tempo la disfatta del partito socialista in Francia indebolisce l'asse portante franco-tedesco che sorregge l'edificio europeo. Si apre dunque uno spazio per un'iniziativa dell'Italia, resa forte e credibile dal significativo successo elettorale del PD, nel corso del semestre di Presidenza dell'UE.

L'obiettivo da perseguire è quello di fare evolvere l'UE nella direzione di un'Unione federale, cominciando con il raccogliere il messaggio più forte che viene dal voto: allentare le politiche di sola austerità. E lo si può fare alimentando il bilancio europeo con nuove risorse proprie per finanziare un piano europeo straordinario di investimenti necessario ad affrontare il problema della disoccupazione soprattutto dei giovani e a riavviare lo sviluppo economico. Questo obiettivo può essere perseguito dai paesi dell'eurozona e in particolare dagli undici Stati che hanno avviato una cooperazione rafforzata per realizzare una tassa sulle transazioni finanziarie. Essa consentirebbe di istituire un Fondo europeo per lo sviluppo e l'occupazione con una dotazione di almeno 30 miliardi di euro all'anno, che rappresenterebbe un primo passo sulla via della creazione di un bilancio autonomo dell'eurozona.

Un bilancio europeo dotato di nuove risorse proprie rappresenta la priorità politica del momento e il nodo che la Presidenza italiana dell'UE è chiamato a sciogliere. Questo obiettivo deve essere collocato nella prospettiva più generale della revisione del Trattato di Lisbona, che si impone come un obiettivo indilazionabile per avviare la cessione di sovranità non solo nel settore delle politiche di bilancio, ma anche in quelli dell'energia, dell'emigrazione e della politica estera e di sicurezza, per consentire all'Europa di rispondere alle sfide globali che la investono. Non c'è alternativa a questo disegno: il solo che può salvare l'Europa dalla decadenza e dalla subordinazione ai protagonisti della politica mondiale.

 

Lucio Levi