Al Presidente del Consiglio, Matteo Renzi

9 febbraio 2016

Signor Presidente,

il Presidente della BCE Mario Draghi ed i governatori delle banche centrali francese e tedesca François Villeroy de Galhau e Jens Weidmann hanno recentemente rivolto un accorato appello ai leader politici sottolineando l’urgenza di dare risposte concrete al problema del governo dell’euro e dell’economia. Come hanno ben precisato i due governatori, questo implicherebbe per gli Stati membri della zona euro “acconsentire a condividere sovranità e poteri a livello europeo, con una maggiore responsabilità democratica. In questo nuovo quadro la zona euro avrebbe una base istituzionale più solida, che dovrebbe fondarsi sull’idea centrale dell’integrazione monetaria europea, secondo la quale l’UEM contribuisce alla stabilità ed alla crescita. Spetta agli uomini politici definire il nuovo quadro, partendo per esempio dai seguenti elementi: un’amministrazione europea efficace e meno frammentata per costruire un Tesoro comune della zona euro; un organo politico più forte per prendere decisioni politiche sotto il controllo parlamentare. Queste nuove istituzioni permetterebbero di ristabilire l’equilibrio tra responsabilità e controllo”.

Il passaggio istituzionale indicato sia da Draghi, sia da Weidmann e de Galhau è la condizione necessaria per superare lo status quo e l’attuale sistema anacronistico, complesso e poco democratico di regole europee, che sono sempre più percepite come meri vincoli e sempre meno condivise dalle opinioni pubbliche degli Stati membri.

A noi sembra che l’Italia, in occasione dei prossimi appuntamenti europei, possa e debba porre con forza ai partner la questione della creazione di un governo democratico dell’euro partendo dagli elementi ricordati sopra, che rispecchiano quanto i federalisti rivendicano nell’ambito della Campagna per la federazione europea. Questi elementi sono del resto indispensabili anche per affrontare le sfide poste dal governo del Sistema Schengen e per impostare su basi nuove le relazioni con paesi, come la Gran Bretagna, che si pongono fuori dalla prospettiva di un’unione sempre più stretta.

I titoli dell’Italia a questo riguardo sono riconosciuti da tutti, e Lei li ha recentemente ribaditi e ricordati a Ventotene. Certo, questo implica porre anche il problema di cambiare, o riformare, i Trattati. Ma a questo proposito l’iniziativa in gestazione nell’ambito della commissione costituzionale del Parlamento europeo da parte del Parlamentare Guy Verhofstadt e la proposta di un Protocollo per i paesi dell’eurozona elaborata dell’ex parlamentare europeo Andrew Duff forniscono utili indicazioni sulle possibili strade da seguire.

L’impossibilità di risolvere i problemi della crescita e dello sviluppo limitandosi ad utilizzare, a livello europeo, solo la leva monetaria, senza creare strumenti europei di politica economica, impone di imboccare con decisione e urgenza una strada nuova. È compito di chi guida l’Italia insistere su questo punto tenendo conto delle sfide attuali, come seppero fare a suo tempo De Gasperi e Spinelli nei confronti di chi non era favorevole all’Europa o non era sincero nel sostenerla.

Si tratta di squarciare il velo dell’ipocrisia e della cattiva coscienza europee: Lei può farlo.

Cogliamo l’occasione per porgerLe i più cordiali saluti

Con ossequio

Giorgio Anselmi – Presidente nazionale Franco Spoltore – Segretario nazionale

 

 

 

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