Qualche giorno fa Jacques Delors ammoniva gli europei dalle pagine di diversi quotidiani che stavano danzando sull’orlo del baratro. Due notizie, rilanciate dalla Reuters ieri (http://www.reuters.com/article/2011/08/29/eu-greece-collateral-idUSLDE77S0HN20110829) e in prima pagina oggi su Le Monde (La gestion de l'euro et celle de nos cafetières), insieme all’audizione del presidente della BCE Trichet ieri alla Commissione finanze del Parlamento europeo – nel corso della quale in sostanza ha rivolto un appello ai paesi dell’Eurozona a fare presto almeno a mettere in atto le decisioni già prese (http://www.ecb.int/press/key/date/2011/html/sp110829.en.html) –

spiegano i timori di Delors: se non si disinnesca la richiesta avanzata dalla Finlandia di reclamare garanzie in solido (e su base bilaterale) alla sua quota di aiuti alla Grecia, il meccanismo messo in piedi dall’Eurogruppo per fronteggiare l’emergenza della speculazione nei confronti de paesi più deboli e guadagnare ancora un po’ di tempo rischia di incepparsi e di trascinare con sé euro ed Europa. Per non parlare delle tensioni monetarie (la rivalutazione del franco svizzero sta letteralmente gettando sul lastrico intere regioni dei paesi dell’Europa centrale ed orientale i cui cittadini avevano a suo tempo acceso mutui in quella moneta, con evidenti ripercussioni in termini sociali e politici). Tante ragioni in più per denunciare e sfidare con gli strumenti che abbiamo deciso di usare (Appello per la Campagna e lancio dell’ICE per un vero piano di crescita e sviluppo), istituzioni nazionali ed europee, governi nazionali, partiti politici e sindacati, movimenti e quant’altro. Siamo davvero sull’orlo del baratro.