LA SFIDA DEL NOSTRO TEMPO:
 UNIRE L’EUROPA NELL’ERA DELLE CRISI MULTIPLE

 
Nei prossimi mesi l'Unione europea e, in particolare, l'Eurozona ed alcuni Stati membri si troveranno ad affrontare appuntamenti impegnativi e forse persino decisivi: 1) il referendum sulla permanenza o meno del Regno Unito nell'UE; 2) l'esame da parte del Consiglio europeo delle proposte della Commissione in materia di immigrazione, diritto di asilo, libera circolazione prevista dagli accordi di Schengen; 3) la conclusione degli accordi per il terzo salvataggio della Grecia; 4) le nuove elezioni spagnole in seguito all'indisponibilità dei principali partiti a dar vita ad un governo di coalizione; 5) il referendum italiano sulla riforma della Costituzione.
Alla radice di questo groviglio di problemi nazionali ed europei, con forti ricadute internazionali soprattutto sulle aree più vicine, è l'inadeguatezza delle istituzioni europee ad affrontare le sfide sempre più gravi poste da un mondo in rapida evoluzione. Proprio l’assenza di un governo federale europeo e il permanere della divisione politica hanno impedito di affrontare in modo efficace prima la crisi economico-finanziaria ed ora il controllo dei flussi migratori. In questo modo le divisioni tra gli Stati si sono ulteriormente aggravate, arrivando a mettere in discussione lo stesso progetto di unificazione europea.
All’Unione serve dunque una nuova architettura istituzionale per superare il deficit di democrazia, efficienza e responsabilità. In primo luogo, è ormai ammesso da tutti, al punto da essere espressamente riconosciuto nell’accordo con il Regno Unito, che il progetto dell’unione politica non è condiviso da tutti gli Stati membri, e che quindi è indispensabile formalizzare la convivenza, all’interno dell’UE, di diversi livelli di integrazione. In secondo luogo è necessario che gli Stati che condividono l’euro, o almeno un primo nucleo tra essi, accettino di condividere parte della sovranità politica a livello europeo, creando un’unione politica di natura federale, aperta a tutti i paesi che vorranno parteciparvi. Questo implica che la Commissione diventi un vero governo europeo responsabile di fronte al Parlamento europeo ed al Consiglio dei ministri, trasformato a sua volta in una Camera degli Stati. La nomina di un ministro del tesoro della zona euro, purché responsabile verso il Parlamento ed il Consiglio e dotato di un bilancio autonomo finanziato con risorse proprie, potrebbe rappresentare un primo importante passo in questa direzione.
Tenendo conto sia dell'urgenza di alcuni problemi, sia dei tempi non brevi richiesti dalle riforme istituzionali, è opportuno cercare di sfruttare nell’immediato tutte le opportunità offerte dal Trattato di Lisbona per rafforzare l'UEM e per attuare politiche mirate a recuperare il consenso e la fiducia dei cittadini, condizione indispensabile sia per garantire il sostegno alle stesse riforme costituzionali, sia per fermare l’avanzata delle forze nazionaliste, populiste ed euroscettiche. In questa ottica va sostenuta la prposta di Risoluzione del comitato per gli affari economici e monetari del Parlamento europeo sulla creazione di una capacità di bilancio dell’eurozona.
Ma sarebbe un’illusione credere che l’UE potrà rispondere con efficacia alle sfide che l’attendono senza una riforma istituzionale che le consenta di superare l’odierna fallimentare gestione intergovernativa. Le riforme necessarie possono essere attuate o attraverso la revisione degli attuali Trattati, o attraverso un nuovo trattato, oppure tramite un protocollo tra gli Stati membri disponibili a realizzare un'unione di tipo federale. In ogni caso non vi è bisogno di nuove istituzioni, ma solo di adeguamento dei ruoli e delle funzioni di quelle esistenti, con modalità flessibili di partecipazione al processo decisionale. In campo economico-finanziario, oltre a completare l'unione bancaria e creare un mercato unico dei capitali, bisogna promuovere lo sviluppo e l'occupazione. Il Piano Juncker è sicuramente un passo in questa direzione, ma è del tutto insufficiente per colmare quella grave carenza di investimenti che caratterizza l'economia europea. Solo un bilancio della zona euro può fornire le risorse per affrontare gli squilibri macroeconomici e gli shock asimmetrici, favorendo in tal modo anche l'attuazione delle riforme strutturali da parte degli Stati.
L'Unione europea deve dotarsi anche degli strumenti per progredire nel settore della giustizia, della libertà e della sicurezza, rispondendo ad esigenze sempre più sentite dai cittadini. In primo luogo, va nettamente contrastata ogni ipotesi di limitare l'acquis communautaire e di reintrodurre le frontiere interne. Vanno quindi accolte le proposte della Commissione per ripristinare e rafforzare il sistema di Schengen nonché per istituire “una guardia europea di frontiera che abbia il potere di agire negli Stati membri anche senza bisogno del loro consenso” e per sviluppare un'efficace forza di intelligence europea. L'UE ha bisogno anche di creare un unico sistema d'asilo europeo e una gestione comune dei flussi migratori governata e controllata direttamente a livello europeo.
Infine, l'Unione europea non diventerà l'attore globale che aspira ad essere se non si doterà anche di una politica estera e della sicurezza in grado di contribuire alla stabilizzazione delle aree del Mediterraneo e del Medio Oriente. Ciò implica la rinuncia alle velleitarie e fallimentari iniziative dei singoli Stati ed invece l'adozione di una road map per giungere alla creazione di un esercito europeo. Non esisterà una politica estera europea finché questa resterà nelle mani di 28 governi europei che deliberano all’unanimità in seno al Consiglio.
L’Italia può e deve contribuire a perseguire questi obiettivi nel solco della tradizione federalista del Manifesto di Ventotene, per sconfiggere nei fatti chi si illude e vorrebbe illudere l’opinione pubblica di poter affrontare l’era della globalizzazione e della crescente integrazione dell’umanità con i vecchi strumenti del nazionalismo e degli staterelli europei divisi. Costruire una sovranità europea federale capace di affrontare le sfide del nostro tempo è il solo modo per contribuire ad instaurare un governo più giusto, democratico e sicuro dei problemi del mondo.

 

Milano 21-05-2016

 

 

 

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