Al Presidente del Consiglio, Matteo Renzi

26 giugno 2016

Signor Presidente,

come ha Lei stesso ricordato all’indomani dell’esito negativo del referendum britannico, siamo ad un tornante storico, in cui la scelta  non deve essere tra restare o abbandonare la casa europea, ma tra mettersi all’opera per ristrutturarla o lasciarla cadere in pezzi. Per ristrutturarla è indispensabile impostare fin d’ora tutte le politiche necessarie per riconquistare la fiducia dei cittadini e la solidarietà tra i nostri paesi; ma è evidente che queste politiche sarebbero destinate all’insuccesso e non sarebbero credibili, se non venissero subito inquadrate in un progetto coerente di consolidamento dell’unione monetaria in una vera unione politica. È un dato di fatto, ormai sperimentato, che non è possibile alcun serio rilancio delle politiche comuni europee a partire dall’eurozona senza inquadrarle in una riforma delle istituzioni comuni che le renda adeguate ad attuare e governare tali politiche.

Questa, in ultima analisi, è la posta in gioco degli imminenti appuntamenti europei. Perché, come ricordava Jean Monnet, se è vero che “nulla è possibile senza gli uomini”, è altrettanto vero che “nulla dura senza le istituzioni”. E, come ammoniva Altiero Spinelli in uno dei suoi discorsi al Parlamento europeo, “quel che manca è un sistema istituzionale europeo adeguato il quale permetta la trasformazione del sentimento comune in volontà politica comune, mediante la ricerca dei necessari compromessi; il quale permetta di coagulare intorno alla comune volontà un consenso largo e sicuro e di assicurare la necessaria continuità nell’azione internazionale”. Senza tutto questo, concludeva Spinelli “il pericolo è grande che, di fronte all’inconsistenza dei metodi [finora usati] il senso stesso della nostra comunità di destino nel quadro della politica mondiale si disfaccia, e che ciascuno dei nostri Stati ricominci a correre appresso ai fantasmi della propria anacronistica sovranità nazionale” (Strasburgo 5-6 luglio 1982).

A noi sembra che l’Italia, in occasione dei prossimi appuntamenti europei, abbia l’autorità politica e storica per porre con forza ai partner la questione dell’urgenza di un’accelerazione del processo di consolidamento dell’unione monetaria in una unione politica. Siamo consapevoli che questo implica porre sul tappeto anche il difficile problema di pensare a come cambiare, o riformare, i Trattati. Ma a questo proposito l’iniziativa in gestazione nell’ambito della commissione costituzionale del Parlamento europeo da parte del parlamentare Guy Verhofstadt e la proposta di un Protocollo per i paesi dell’eurozona elaborata dell’ex parlamentare europeo Andrew Duff forniscono già utili indicazioni sulle possibili strade da seguire. È questo il senso della dichiarazione diffusa dall’Unione europea dei federalisti che ci permettiamo di allegarLe.

In questo grave momento della storia europea, confidiamo che Ella voglia e possa insistere su questi punti, come seppero fare a suo tempo De Gasperi e Spinelli nei confronti di chi non era favorevole all’Europa o non era sincero nel sostenerla.

Del resto, dopo l’esito del voto britannico, non ci sono più alibi: spetta soprattutto a Italia, Francia e Germania prendere l’iniziativa per realizzare davvero l'unione.

Con ossequio

Giorgio Anselmi – Presidente nazionale MFE Franco Spoltore – Segretario nazionale MFE

Simone Fissolo -  Presidente nazionale GFE – Giulio Saputo – Segretario nazionale GFE

 

 

 

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