Comunicato del MFE

Il colpo di grazia?

"Si è notato che l'uomo, trovandosi di fronte ad un pericolo incombente, resta di rado al suo livello abituale: si eleva molto al di sopra, o cade al di sotto. La stessa cosa accade ai popoli. I pericoli estremi, in luogo di elevare una nazione, le danno talvolta il colpo di grazia: ne sollevano le passioni senza guidarle e ne turbano l'intelligenza, invece di illuminarla... Ma presso le nazioni come presso gli uomini, è più comune vedere nascere virtù straordinarie dall'imminenza stessa dei pericoli".

Quando ha affermato che l'Europa è nata nelle crisi e si è fatta nelle crisi, Jean Monnet deve aver avuto presente la parte finale di questa famosa considerazione di Tocqueville. Ebbene, gli eventi che hanno preceduto e seguito il referendum britannico sembrano invece preconizzare l'alternativa opposta: il colpo di grazia.

E' innanzi tutto il caso del Regno Unito e della sua maldestra classe dirigente, che nella sua quasi totalità prima ha fomentato per decenni le pulsioni popolari contro l'Unione europea, poi ha rinunciato alle sue responsabilità affidando ad un referendum il compito di tagliare un nodo che si rivela sempre più inestricabile, infine ha mostrato tutta la sua vigliaccheria rifiutando di assumersi le conseguenze del disastro messo in moto con quel voto.

E' anche il caso dei governi degli altri 27 Paesi. Se si poteva dar per scontano che  l'onda euroscettica potesse affascinare gli apprendisti stregoni che abitano a Budapest o a Varsavia, si poteva però sperare che coloro che si proclamano ad ogni piè sospinto il motore dell'integrazione europea dessero almeno qualche segno di vita. Invece il motore ha dato solo colpi in testa. Nonostante la Brexit abbia chiaramente messo in luce il vuoto propositivo che si nasconde dietro alla retorica euroscettica e abbia rafforzato almeno per il momento il fronte europeo, nessun governo ha voluto porre chiaramente la questione di stabilire tempi e modi per affiancare al varo di nuove e indispensabili politiche europee nel breve periodo, la preparazione di una riforma dei trattati che definisca quei cambiamenti istituzionali ormai indispensabili per ridare slancio all'Unione europea. Il Presidente Hollande, che lascerà agli storici del futuro il dilemma se paragonarlo a Ponzio Pilato o a don Abbondio, ha addirittura finito per riconoscere il ruolo insostituibile del Regno Unito nella politica di sicurezza, ovviamente insieme con la Francia. E' però la Germania che, per dirla con Tocqueville, in questa occasione è caduta ben al di sotto del suo livello. Dapprima la Cancelliera Merkel ha ostacolato tutti i tentativi per mettere con le spalle al muro il Regno Unito. Poi è iniziata da Berlino una sorda opposizione alla volontà espressa dalla Commissione e dal Parlamento di gestire in prima persona la trattativa con Londra, dando invece per scontato che sarà il Consiglio europeo del servitore Tusk a menare le danze. Infine il potentissimo Ministro Schäuble ha rivelato al mondo intero il nuovo corso germanico: rafforzare l'Europa intergovernativa a spese delle istituzioni sovranazionali.

Il Movimento Federalista Europeo, schierandosi contro questa deriva nazionalista, sostiene la Commissione ed il Parlamento contro le pretese del Consiglio europeo e dei governi, chiede che nell'interesse dell'Unione, dell'Eurozona e dello stesso Regno Unito si ponga fine all'incertezza costringendo il governo inglese ad assumersi quanto prima le proprie responsabilità, sprona il Governo ed il Parlamento italiano a riprendere con coraggio quel ruolo che l'Italia ha esercitato in importanti passaggi della costruzione europea, seguendo l'esempio di De Gasperi, Einaudi e Spinelli.

 

 

 

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