Al Presidente del Consiglio dei Ministri, Matteo Renzi

Al Ministro degli Affari Esteri, Paolo Gentiloni

Al Ministro dell’Economia e della Finanza, Pier Carlo Padoan

Al Sotto Segretario di Stato, Sandro Gozi

Signor Presidente, Signori Ministri, Signor Sotto Segretario di Stato

l’incertezza in cui sono precipitate il Regno Unito, l’Unione europea e l’Eurozona dopo il referendum britannico rischia di avere gravissime conseguenze. Si tratta di un'incertezza ulteriormente amplificata da alcune gravi dichiarazioni da parte di diversi esponenti di governo, come il Ministro Schaeuble, e da una preoccupante tendenza a cercare di mantenere lo status quo.

Ora, non è immaginabile alcun rilancio dell’economia, né l’avvio di una qualche lungimirante politica in campo industriale, energetico, o addirittura nel campo della sicurezza interna ed esterna, finché resta un simile quadro di incertezza sul futuro politico dell’Europa. Così come non è pensabile seguire la strada indicata dal Ministro Schaeuble secondo il quale il problema sarebbe quello di essere pragmatici “risolvendo i problemi tra i governi”, ma con “un approccio intergovernativo, che si è dimostrato efficace durante la crisi dell’eurozona”. Il Ministro Schaeuble, e chi la pensa come lui, finge di ignorare che questo approccio era rimasto l’unico percorribile di fronte all’incalzare della crisi, visti il veto britannico e l’inadeguatezza istituzionale dell’Europa; ma che proprio la crisi ne ha anche dimostrato la assoluta insufficienza. Di fatto il metodo intergovernativo ha funzionato solo nella misura in cui la crisi ha potuto essere gestita essenzialmente sul fronte della politica monetaria da grazie ad un’istituzione di tipo federale come la BCE.

Oggi, nonostante le dichiarazioni di buona volontà e di impegno anche da parte di responsabili di Stato e di governo come quello francese a favore della creazione di un governo dell’eurozona e di un bilancio dotato di risorse proprie, non esiste uno strumento istituzionale paragonabile alla BCE, un effettivo governo democratico e sovranazionale europeo in grado di sostenere il “whatever it takes” per promuovere una politica economica, fiscale, industriale e addirittura militare su scala continentale ed in proiezione mondiale.

Essere pragmatici oggi significa dunque riconoscere che le pur necessarie politiche europee da promuovere per riconquistare la fiducia dei cittadini e per riaccendere la speranza in un futuro di benessere e progresso, a partire dagli strumenti europei che già abbiamo, non possono nemmeno essere elaborate se non si crea un equilibrio positivo delle aspettative. Cosa che può avvenire anche rapidamente, se diventa credibile la prospettiva di un salto istituzionale in tempi brevi e certi, che trasformi la Commissione europea in un vero governo dell’euro controllato democraticamente da un Parlamento europeo alleggerito dalla sua componente extra-euro o di chi non vuole adottarlo, e dotato di risorse proprie e di effettivi poteri in campo economico e fiscale.

Questo in concreto implica riconoscere la necessità di promuovere una convergenza d’azione tra quelle componenti nell’ambito del Parlamento europeo, tuttora riconducibili alle grandi famiglie politiche pro-Europa, che hanno recentemente indicato nei tre rapporti in gestazione – il rapporto Bresso-Brok, quello Verhofstadt e quello Pervenche Beres-Böge – la roadmap percorribile per cambiare i trattati e realizzare l’unione politica; ed un’iniziativa, sempre più urgente, ma che stenta a manifestarsi, da parte di alcuni governi, come hanno incominciato a fare l’Italia attraverso i contatti che ha promosso nell’ambito dei Sei, e finora informalmente, alcuni ministri di Francia e Germania. Questo dev’essere l’obiettivo a breve della classe di governo e politica dell’Italia. Bisogna fare presto. Altrimenti nel marzo 2017, anziché celebrare l’avvio di una nuova fase storica dell’Europa, rischiamo di assistere alla sua fine.

Il Movimento federalista europeo farà quanto è in suo potere per sostenere questa linea d’azione in Italia e in Europa, attraverso l’Unione europea dei federalisti, mobilitando forze politiche e sociali e coinvolgendo giovani e cittadini.

Con ossequio

Giorgio Anselmi - Presidente nazionale MFE
Franco Spoltore - Segretario nazionale MFE

5 luglio 2016

 

 

 

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