• L’episodio di ieri dell’assalto al Campidoglio è stato un vulnus drammatico per la democrazia degli Stati Uniti; ma è stato anche la manifestazione eclatante della fragilità e della debolezza del Paese che rimane nonostante tutto il più potente al mondo e che condiziona tutta la politica estera degli alleati democratici e le relazioni internazionali
     
  • Per gli Europei c’è una sola lezione da trarre dalla situazione americana: rifuggire la tentazione di affidarsi alla “solidità delle istituzioni democratiche americane” e alla forza “dei checks and balances” della Costituzione federale, e capire che ora sono gli USA ad aver bisogno di un’Europa forte e determinata, una potenza positiva alleata che li guida nel governo di un mondo che loro hanno costruito, ma che non sono più in grado di indirizzare
     
  • Come il MFE ricordava nel suo comunicato stampa diffuso dopo la vittoria di Biden, “Solo completando la sua unificazione, l'Europa contribuirà a sconfiggere nel suo seno e nel mondo intero i seguaci del tycoon americano”. Quanto accaduto ieri ha dimostrato quanto è vero questo assunto; ora possiamo solo impegnarci affinché l’attacco al Campidoglio spinga gli Europei ad assumersi le proprie responsabilità globali

A seguire la dichiarazione completa

 
Dopo quanto avvenuto ieri negli Stati Uniti, con l’assalto al Campidoglio da parte dei movimenti armati che sostengono Trump, diventa sempre più urgente e indispensabile per gli Europei riflettere sul loro rapporto con gli USA e sul futuro che vogliono costruire per sé e per il mondo.

L’episodio di ieri è stato un vulnus drammatico per la democrazia degli Stati Uniti; ma è stato anche la manifestazione eclatante della fragilità e della debolezza del Paese che rimane nonostante tutto il più potente al mondo e che condiziona tutta la politica estera degli alleati democratici e le relazioni internazionali. Per questo, il problema della crisi del sistema americano non è solo un problema interno, ma è un problema per il mondo intero. Sperare che la leadership americana abbia la forza di ridisegnare l’ordine internazionale e di guidare la nascita di un nuovo multilateralismo cooperativo significa voler chiudere gli occhi di fronte alla realtà.

Lo spettacolo offerto ieri dalla folla, che nessuno ha fermato nella sua marcia verso e dentro il Campidoglio, perché si trattava di sostenitori del presidente ancora in carica, e la tracotanza che gli aggressori hanno ostentato, dimostrano che la presidenza di Biden non potrà non essere pesantemente condizionata dalle tensioni interne che l’accompagneranno. Come ha tweettato lo stesso Trump, questo passaggio è parte di una strategia della tensione che continuerà, guidata dall’obiettivo del Make America Great Again, per riprendere le parole del presidente uscente. Trump e i movimenti cui fa riferimento – che rappresentano una parte non marginale del Paese – hanno preparato il terreno per contestare e indebolire la legittimità del governo federale; ora che queste forze hanno trovato corrispondenza ai massimi livelli istituzionali, andranno oltre lo stesso Trump, troveranno nuovi leader e non si placheranno, alimentate da una crisi profonda del modello sociale e della dottrina economica americani.

Sicuramente nei prossimi giorni si vedrà se almeno la reazione ex-post riuscirà ad essere adeguata (trovando gli strumenti per incriminare o rimuovere Trump), o se gli Stati Uniti rimarranno in balia di un personaggio che usa la propria posizione istituzionale per negare i fondamenti del sistema democratico americano e chiamare alla rivolta le frange violente, vagheggiando il colpo di Stato. Tuttavia, persino nella prima ipotesi – per non parlare della seconda – la discesa del sistema statunitense nell’abisso del populismo e la forza politica guadagnata da chi nega i valori e i principi universali liberali e democratici rendono gli USA, come Paese e come potenza, un’anatra zoppa.

Per gli Europei c’è una sola lezione da trarre dalla situazione americana: rifuggire la tentazione di affidarsi alla “solidità delle istituzioni democratiche americane” e alla forza “dei checks and balances” della Costituzione federale, e capire che ora sono gli USA ad aver bisogno di un’Europa forte e determinata, una potenza positiva alleata che li guida nel governo di un mondo che loro hanno costruito, ma che non sono più in grado di indirizzare. Utopia pensare che gli Europei possano fare un passaggio del genere? No, solo presa d’atto dei cambiamenti avvenuti nello schieramento occidentale e delle nuove responsabilità che competono ad un continente che può offrire un modello positivo per il mondo. All’Unione europea basterebbe poco per fare il passaggio politico-istituzionale federale, costruendo su quanto già fatto in campo monetario ed economico. Con il Next Generation EU ha già posto le basi per la nascita di una sovranità europea in campo economico, che a questo punto deve solo essere consolidata riformando i Trattati con l’attribuzione della competenza fiscale al Parlamento europeo. Questo sarebbe sufficiente per portare l’UE a diventare subito il punto di riferimento del governo economico della globalizzazione, e questo accelererebbe i passaggi analoghi in tutti gli altri settori necessari.

Come il MFE ricordava nel suo comunicato stampa diffuso dopo la vittoria di Biden, “Solo completando la sua unificazione, l'Europa contribuirà a sconfiggere nel suo seno e nel mondo intero i seguaci del tycoon americano”. Quanto accaduto ieri ha dimostrato quanto è vero questo assunto; ora possiamo solo impegnarci affinché l’attacco al Campidoglio spinga gli Europei ad assumersi le proprie responsabilità globali.

 

 

 

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