Nella seduta di martedì 25 giugno, avente come oggetto "Comunicazioni del Presidente del Consiglio dei Ministri in vista della riunione del Consiglio europeo del 27 e 28 giugno 2013", la Camera dei Deputati ha approvato ad ampia maggioranza una risoluzione che impegna il Governo:

- "a promuovere entro l'inizio del 2014, prima dello svolgimento delle prossime elezioni per il Parlamento Europeo, d'intesa con gli altri Stati e le istituzioni dell'UE, le «Assise sull'Avvenire dell'Europa»; vale a dire una grande conferenza dei Parlamenti nazionali e del Parlamento europeo - con ampie delegazioni e la presenza dei leader di maggioranza e di opposizione, capaci di interpretare e rappresentare la volontà dei rispettivi popoli - attraverso le quali perseguire l'obiettivo di una più compiuta integrazione europea (le già citate «unioni»; bancaria, economica, di bilancio e politica) e di una nuova politica economica volta a promuovere la crescita e sconfiggere la recessione";

- "a far si che il «semestre» di presidenza italiana dell'Unione europea nel 2014 possa caratterizzarsi come «semestre costituente», che ci porti ad avere istituzioni europee più democratiche, trasparenti, efficaci ed efficienti, il cui operato risulti pienamente comprensibile ai cittadini".

Si riporta di seguito il testo completo della risoluzione.

 

La Camera, 
premesso che: 
il 27 e 28 giugno 2013 sì terrà a Bruxelles la riunione dei Capi di Stato e di Governo (Consiglio europeo), che sarà incentrata sulla politica economica e, in particolare, sulla competitività, l'occupazione e la crescita, con un accento particolare sulle iniziative per promuovere l'occupazione giovanile e il finanziamento dell'economia, nonché sui progressi nel completamento dell'unione economica e monetaria dell'Unione europea, in particolare l'unione bancaria; 
in data 29 maggio 2013 la Commissione europea ha raccomandato al Consiglio dell'Unione europea – COM (2013) 385 final – di porre termine alla procedura per disavanzo eccessivo aperta nei confronti dell'Italia nel gennaio 2010, e in data 21 giugno 2013 il Consiglio ECOFIN ha espresso parere favorevole; 
tale decisione, se confermata dal Consiglio europeo del prossimo 27 e 28 giugno, premia la costanza del popolo italiano che, pur in una congiuntura interna ed internazionale particolarmente sfavorevole, ha saputo far fronte agli impegni assunti; 
la Commissione ha altresì proposto sei «raccomandazioni specifiche», sul Programma nazionale di riforma 2013 dell'Italia, sulle quali la Camera concorda, come esplicitato nel dispositivo del presente atto d'indirizzo; 
le valutazioni della Commissione europea, benché più pessimistiche di quelle fatte proprie dal Parlamento italiano, indicano per il 2014 una riduzione dello 0,5 per cento circa del disavanzo pubblico, in linea con quanto previsto dal Fiscal compact e con quanto la stessa Commissione raccomanda agli Stati ai quali è stata concessa una proroga dal rientro della procedura per disavanzo eccessivo: Spagna (2 anni), Francia (2 anni), Olanda (1 anno), Portogallo (1 anno), Slovenia (2 anni); 
la decisione del Consiglio di aprire nei confronti dell'Italia una procedura per disavanzo eccessivo (2010/286/UE) era stata assunta sulla base di una relazione – SEC (2009) 1271 final – della Commissione europea in cui erano state prese in considerazione le tendenze di breve periodo della situazione economica e finanziaria dell'Italia; 
in particolare, le istituzioni UE al momento dell'apertura della suddetta procedura ritenevano che: 
il disavanzo pubblico che l'Italia avrebbe registrato nel 2009, valutato nel 5,3 per cento, poteva essere considerato eccezionale, vista la grave recessione economica, ma non temporaneo, poiché si ipotizzava che esso sarebbe cresciuto ulteriormente nel 2010; 
il debito pubblico italiano, a sua volta, era considerato pari al 115,1 per cento del PIL nel 2009 per poi continuare a crescere. Si constatava, pertanto, che esso non si riduceva in misura sufficiente per avvicinarsi al valore di riferimento, come richiesto dal Trattato; 
sulla base di queste premesse, il Consiglio riteneva di non poter prendere in considerazione, ai fini della possibile decisione di merito, gli eventuali «fattori rilevanti»; 
i risultati conseguiti, anche ai fini del raggiungimento del pareggio strutturale di bilancio nel 2013, sono stati il frutto di robuste manovre di risanamento finanziario operate dagli ultimi governi, senza ricorrere, come invece è avvenuto per altri paesi, all'intervento di organismi europei o internazionali; 
tale dato assume maggior rilevanza se si considera che, sulla base delle previsioni, il vincolo del saldo strutturale di bilancio in pareggio nel 2013 potrebbe essere rispettato solo da 6 paesi sui 17 dell'Eurozona; 
dal punto di vista normativo, l'Italia ha approvato dapprima la legge costituzionale 20 aprile 2012, n. 1, che introduce il principio del pareggio di bilancio correlandolo a un vincolo di sostenibilità del debito di tutte le pubbliche amministrazioni, nel rispetto delle regole in materia economico-finanziaria derivanti dall'ordinamento europeo, e successivamente la legge di attuazione di tale principio (legge 24 dicembre 2012, n. 243), dopo aver ratificato il trattato detto «Fiscal compact» e contribuito ad approvare i regolamenti del Six Pack. Il nostro Paese sì pone pertanto già oggi fra gli Stati più avanzati nell'Unione europea, per quanto riguarda il controllo della finanza pubblica; 
con l'approvazione della riforma dell'articolo 81 della Costituzione è stata prevista, anche in Italia, l'istituzione del Fiscal Council, denominato «Ufficio parlamentare di bilancio», quale organismo indipendente di analisi e di verifica degli andamenti macroeconomici e di finanza pubblica, in stretto raccordo con le istituzioni europee e nazionali; 
i dati a disposizione della Commissione europea dimostrano che il principale problema dell'Italia è rappresentato dalla riduzione del suo potenziale produttivo: drammatico fallimento delle imprese, specie delle PMI; tasso di disoccupazione ben oltre le rilevazioni ufficiali se si tiene conto della CIG e particolarmente elevato tra i giovani; regressione del Mezzogiorno nei dati macroeconomici complessivi; 
sul fenomeno ha inciso, in modo particolare, il cosiddetto credit crunch a sua volta conseguenza non solo della crisi internazionale, ma anche della frammentazione dei mercati finanziari, che porta al blocco del meccanismo di trasmissione della politica monetaria; 
molti Stati membri, Italia in primis, hanno mantenuto gli impegni relativi al consolidamento dei rispettivi bilanci nazionali, è ora indispensabile che siano mantenuti a livello di Unione Europea tutti gli impegni formalmente assunti al Consiglio europeo di giugno e dicembre 2012, nonché di marzo 2013, in particolare con riguardo alla crescita economica, produttiva e occupazionale, come concordato nel Patto per la crescita e l'occupazione, approvato dal Consiglio europeo del 28-29 giugno 2012, nonché alla dimensione sociale dell'Unione europea e ai temi evocati dal rapporto «Verso un'autentica unione economica e monetaria» predisposto sotto l'egida del Presidente del Consiglio europeo, relativo all'unione bancaria, all'unione economica, all'unione di bilancio e all'unione politica; 
dal 1o luglio 2014, l'Italia avrà la «presidenza semestrale» dell'Unione europea. Stando alla ragionevole tempistica che il nostro Paese si è dato per concludere un ambizioso processo di riforme istituzionali, essere stati in grado, per quella data, di modificare i nostri assetti istituzionali per il governo del Paese, può darci un titolo di legittimità per essere promotori, durante il «semestre», di una riforma della cosiddetta governance europea,

impegna il Governo

in continuità con la risoluzione n. 6-00007 già approvata in data 21 maggio 2013: 
ad avviare un confronto serrato con la Commissione europea sulla base delle disposizioni della Direttiva del Consiglio 2011/85/UE dell'8 novembre 2011, al fine di stabilire un quadro condiviso delle determinanti che caratterizzano lo scenario macroeconomico italiano ed i conseguenti riflessi sull'evoluzione finanziaria; 
a portare a termine, in particolare nel corso del «semestre» di presidenza italiana dell'Unione europea, il processo innovatore e riformatore, avviato in sede di Consiglio europeo con l'approvazione del «Patto per la crescita e l'occupazione» e del documento «Verso un'autentica unione economica e monetaria», recuperando quei ritardi nella piena realizzazione degli obiettivi preconizzati dovuti iter alia alle scadenze elettorali di alcuni paesi; 
a sostenere il potenziamento della strumentazione e della dotazione finanziaria dell'Unione europea, finalizzato al sostegno dell'economia, attraverso l'adozione di misure e la sperimentazione di strumenti che svolgano una funzione anticiclica, favorendo la ripresa della crescita e dell'occupazione, mediante l'aumento della capacità finanziaria della BEI, la sperimentazione di prestiti obbligazionari per il finanziamento di progetti, nei settori delle infrastrutture, della ricerca, della formazione (Project-Bond), il rafforzamento e riqualificazione del quadro finanziario pluriennale dell'Unione, a sostegno della crescita, dell'occupazione, della competitività e della convergenza, in linea con la strategia Europa 2020; 
a verificare la possibilità di stanziare ulteriori risorse nell'ambito del Fondo sociale europeo per il finanziamento di progetti volti a contrastare in maniera efficace la disoccupazione giovanile e, in ogni caso, ottenere che la quota parte delle risorse spettante all'Italia nell'ambito dello stanziamento complessivo di 6 miliardi di euro per la Youth Employment Initiativepossa essere impegnato interamente – o comunque nella massima misura possibile – già nel 2014; 
a favorire interventi per rafforzare il collegamento tra le politiche attive del lavoro e il circuito scuola-università-lavoro, utilizzando le sinergie nell'ambito del Fondo sociale europeo per incrementare il livello di istruzione italiano e, per questa via, la competitività del sistema produttivo nazionale; 
a promuovere entro l'inizio del 2014, prima dello svolgimento delle prossime elezioni per il Parlamento europeo, d'intesa con gli altri Stati e le istituzioni dell'Unione europea, le «Assise sull'Avvenire dell'Europa»; vale a dire una grande conferenza dei Parlamenti nazionali e del Parlamento europeo – con ampie delegazioni e la presenza dei leader di maggioranza e di opposizione, capaci di interpretare e rappresentare la volontà dei rispettivi popoli – attraverso le quali perseguire l'obiettivo di una più compiuta integrazione europea (le già citate «unioni»; bancaria, economica, di bilancio e politica) e di una nuova politica economica volta a promuovere la crescita e sconfiggere la recessione, anche alla luce del precedente rappresentato dalle «Assise europee» convocate presso la Camera dei deputati dal 27 al 30 novembre 1990, accogliendo un'idea lanciata allora da François Mitterrand in vista del Trattato sull'Unione europea stipulato poi a Maastricht; 
con particolare riferimento all'unione bancaria, a favorire, oltre alla piena operatività del meccanismo di vigilanza unico affidato alla BCE e del meccanismo europeo di stabilità (ESM) così che possa procedere alla ricapitalizzazione diretta delle banche, l'armonizzazione delle regole per la gestione delle crisi degli istituti di credito e la loro applicazione a livello di singoli Stati, nonché la definizione di uno schema comune europeo di garanzia sui depositi bancari, in particolare dei risparmiatori; 
valorizzare, al fine di porre un termine al fenomeno del cosiddetto credit crunch, il Fondo di garanzia per le PMI, rafforzandone la dotazione patrimoniale, rivedendone i parametri di accesso e i plafond specifici, lungo la direttrice di marcia tracciata col decreto cosiddetto del «Fare»; 
a sostenere l'azione del Presidente della BCE volta a favorire un processo riformatore che attribuisca alla Banca centrale europea un ruolo di supporto attivo a favore della crescita, valutando anche la possibilità di utilizzare come collaterali, ai fini del finanziamento diretto delle piccole e medie imprese e della concessione di mutui alle famiglie, Asset Backed Securities confezionati dai singoli paesi e dalla Banca europea degli investimenti, al fine di contrastare la frammentazione e le asimmetrie del mercato finanziario nell'eurozona; 
a promuovere, in stretto raccordo con altri paesi, un diverso orientamento delle politiche europee in senso più favorevole ad una crescita socialmente e ambientalmente sostenibile, in luogo del mero mantenimento dello status quo
a sostenere il varo di iniziative concrete di politica industriale europea, in particolare, ai sensi dell'articolo 173 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea, che salvaguardino e incrementino la vocazione manifatturiera dell'eurozona, favorendo i necessari processi di integrazione produttiva, in un dialogo costante e un più stretto coordinamento operativo tra i paesi dell'Unione; in particolare, sostenere la corretta attuazione del piano europeo della Commissione per il settore siderurgico; 
a favorire la vocazione pro-competitiva degli aiuti di Stato, così da stimolare una più rapida crescita sostenibile dell'economia nazionale ed europea; 
a chiedere alla Commissione europea di assicurare un'applicazione rigorosa delle regole a tutela della libertà di concorrenza che, in particolare, garantisca la completa apertura di tutti i mercati nazionali all'interno dell'Unione europea, specie a livello dei servizi in rete; 
a negoziare accordi ad hoc con i principali paesi esportatori di materie prime, in maniera da creare un contesto più equilibrato per i paesi importatori, e a promuovere in ogni sede internazionale l'apertura del mercato mondiale a una concorrenza leale, combattendo ogni forma di protezionismo, di sovvenzione e di pratica di dumping, nonché tutte le pratiche commerciali sleali, l'eliminazione delle barriere nei confronti dei maggiori mercati di destinazione extra Unione europea, segnatamente quelli dalle prospettive di crescita migliori e il completamento degli accordi commerciali con gli USA e il Giappone, salvaguardando gli aspetti di specifico interesse europeo e nazionale; 
a dare rapida attuazione alle «raccomandazioni specifiche» indirizzate all'Italia, di cui al documento COM(2013)362, mediante le seguenti azioni: 
1) mantenere gli equilibri di finanza pubblica, sia in termini nominali sia in termini strutturali, tenendo in ogni caso conto degli esborsi eccezionali derivanti dai terremoti in Abruzzo del 2009 e in Emilia Romagna del 2012, utilizzando gli eventuali spazi finanziari che saranno concessi solo per favorire un aumento del potenziale produttivo e dell'occupazione, specie di giovani, al fine di rimuovere i vincoli che oggi frenano le ulteriori possibilità di sviluppo. La strada del contenimento del debito pubblico deve essere perseguita con maggiore intensità, operando avanzi strutturali programmatici, procedendo alla valorizzazione e ove opportuno, alla dismissione del patrimonio pubblico, incrementando il ritmo di sviluppo del Paese, al fine di agire anche sul denominatore; 
2) dare tempestivamente attuazione ed effettività alla riforme già in atto, mediante l'adozione delle relative disposizioni attuative e monitorarne l'impatto; potenziare la trasparenza e l'efficienza dell'azione delle pubbliche amministrazioni ed i rapporti tra i vari livelli di governo in un'ottica federalista; semplificare il quadro amministrativo e normativo per i cittadini e le imprese; abbreviare la durata dei processi civili e ridurre l'alto livello di contenzioso, anche promuovendo il ricorso a procedure extragiudiziali per la risoluzione delle controversie; potenziare il quadro giuridico relativo alla repressione della corruzione, anche rivedendo la disciplina dei termini di prescrizione; adottare misure strutturali e organizzative per migliorare la gestione dei fondi del bilancio dell'Unione europea, specie nelle regioni del Mezzogiorno, in vista del periodo di programmazione 2014-2020; 
3) promuovere nel settore bancario, nel rinnovato contesto europeo precedentemente evocato, pratiche di governo societario che sfocino in una maggiore efficienza e redditività, per sostenere il flusso di credito alle famiglie e alle attività produttive; proseguire i lavori di controllo qualitativo delle attività di tutto il settore degli istituti di credito e agevolare la risoluzione dei prestiti in sofferenza iscritti nel bilancio delle banche; promuovere con maggior enfasi lo sviluppo dei mercati dei capitali, al fine di diversificare e migliorare l'accesso al credito delle imprese, soprattutto sotto forma di partecipazione al capitale, nonché promuovere la capacità di innovazione e la crescita; 
4) riprendere l'iniziativa di riforma del mercato del lavoro, con particolare riferimento alle modalità di determinazione dei salari, per consentire un migliore allineamento di questi ultimi alla produttività; realizzare ulteriori interventi a promozione della partecipazione al mercato del lavoro, specialmente da parte delle donne e dei giovani, riducendo le barriere che dividono gliinsider dagli outsider; ridurre i disincentivi che scoraggiano gli individui dal lavorare; potenziare l'istruzione e la formazione tecnico professionale, anche tramite una riforma della carriera degli insegnanti; assicurare l'efficacia dei trasferimenti sociali, in particolare curando meglio le prestazioni, specie per le famiglie a basso reddito con figli; 
5) ridurre la pressione fiscale, comprimendo simultaneamente la spesa pubblica, mediante revisioni periodiche approfondite della stessa (cosiddetta spending review) a tutti i livelli amministrativi. Trasferire il carico fiscale dalle persone alle cose, assicurando la neutralità del bilancio. Valutare l'opportunità di rivedere l'ambito di applicazione delle esenzioni e aliquote ridotte IVA, nonché delle agevolazioni fiscali dirette. Procedere alla riforma del catasto allineando gli estimi e le rendite ai valori di mercato. Proseguire la lotta all'evasione fiscale, migliorare il rispetto dell'obbligo tributario e contrastare in modo decisivo l'economia sommersa e il lavoro irregolare, destinando tutte le risorse rivenienti da queste azioni alla riduzione del carico fiscale sul lavoro, sulle famiglie e sulle imprese; 
6) assicurare la corretta attuazione delle misure volte all'apertura del mercato nel settore dei servizi; eliminare le restrizioni che sussistono nei servizi professionali e promuovere l'accesso al mercato, ad esempio, per la prestazione dei servizi pubblici locali. Prevedere, in ogni caso, il ricorso ad appalti pubblici per tutte le forniture, nel pieno rispetto della normativa comunitaria. Portare avanti l'attivazione delle misure adottate per migliorare le condizioni di accesso al mercato nelle industrie di rete, in particolare dando priorità alla costituzione dell'Autorità di regolamentazione dei trasporti; potenziare la capacità infrastrutturale, concentrandosi sulle interconnessioni energetiche, attraverso l'adozione di una strategia comune europea e la creazione di un contesto che agevoli lo sviluppo di soluzioni innovative in grado di accrescere efficienza e risparmio energetico, sul trasporto intermodale e, nelle telecomunicazioni, sulla banda larga ad alta velocità, al fine di superare, tra l'altro, le disparità tra Nord e Sud; 
perseverare nello sforzo congiunto di Parlamento, Governo, regioni ed enti locali per ridurre il numero delle infrazioni da parte italiana alle disposizioni del diritto dell'Unione europea; 
far sì che il «semestre» di presidenza italiana dell'Unione europea nel 2014 possa caratterizzarsi come «semestre costituente», che ci porti ad avere istituzioni europee più democratiche, trasparenti, efficaci ed efficienti, il cui operato risulti pienamente comprensibile ai cittadini. In particolare, puntare ad avere al più presto, a livello dell'Unione europea, un unico ministro dell'economia, un unico ministro degli esteri, un esercito unico europeo ed una banca centrale capace di misurarsi con le esperienze internazionali più avanzate (Federal Reserve, Banca del Giappone, Banca d'Inghilterra) ed in grado di favorire meglio la crescita economica dell'Eurozona. 
(6-00018) «SperanzaBrunettaDellaiPisicchioDi LelloQuartapelle ProcopioAmoddio».