L'Unità Europea N. 2022/3 maggio/giugno

 

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L'Europa non cade dal cielo!
Ancora una volta, non saranno il caso e la necessità a determinare il destino degli europei: ciò che farà la differenza è l’impegno politico di chi crede nel futuro federale dell’Europa.

La guerra lanciata dalla Russia contro l’Ucraina ha imposto un’accelerazione imprevista ai processi politici internazionali, approfondendo la frattura tra Occidente e potenze autocratiche e aprendo molte incognite sul nostro futuro.

Dopo la Conferenza sul Futuro dell’Europa la palla passa ora al Consiglio europeo: è a questa istituzione che spetta infatti il compito di decidere, a maggioranza semplice, la convocazione di una Convenzione che discuta le proposte di riforma emerse dalla Conferenza.

Il tema dei confini dell'UE è inscindibile da quello dei suoi valori e delle sue strutture istituzionali e meccanismi decisionali.
Allargamento e approfondimento si completano. L’UE tradirebbe i suoi valori se non aprisse un processo di allargamento. Ma si condannerebbe alla paralisi se non completasse il processo di federalizzazione mentre viene implementato l’allargamento.

L’Unione europea dovrà definire il suo ruolo politico nel contesto NATO e quindi nello scenario globale. Se confermarsi elemento atlantista ma al traino degli USA, o invece parte di quel campo ma con una presenza autonoma attiva.

L’Europa è divisa in molti stati nazionali. Parlare di ragion di Stato in relazione alla definizione generica di europei è un errore concettuale.

La Russia è da tempo preoccupata dalla capacità di attrazione dell’UE nei confronti dei paesi dell’est, basata soprattutto sul suo modello di sviluppo e benessere e sulle enormi opportunità economiche offerte dal mercato unico.

Senza la maggioranza assoluta necessaria per governare, Emmanuel Macron avrà del filo da torcere per portare avanti il proprio programma e per dare impulso a livello europeo ad un’ambiziosa riforma dell’UE. Situazione atipica in una Francia più che mai politicamente frammentata.

La centralità delle innovazioni tecnologiche per il bene pubblico della salute impone la necessità di trovare una regolamentazione in grado di favorirne lo sviluppo, anche tramite le forze innovative delle iniziative private, ma salvaguardando al tempo stesso l’interesse pubblico. L'Europa deve accelerare sull'Unione della salute.

Dopo un anno e mezzo dalla sua attuazione gli svantaggi della Brexit sono di gran lunga superiori ai benefici. Ora la vicenda del Protocollo sull’Irlanda del Nord rischia di portare alla guerra commerciale con l'UE.

Nella governance del fenomeno migratorio si è mantenuto un paradigma emergenziale.
Il progetto europeo non deve essere un mercato di interessi più o meno convergenti, “à la carte”, ma una casa aperta al mondo per la pace, la libertà, la democrazia, i diritti umani.

L’UE ha una vocazione strutturale ad operare in direzione di un mondo più giusto, più pacifico ed ecologicamente sostenibile.

Il volume nasce da una collaborazione dell'Istituto Spinelli con la Maison Jean Monnet e lo European Observatory on Memories di Barcellona e si compone di sei saggi che analizzano il ruolo del Manifesto di Ventotene sulla costruzione europea del dopoguerra.