Con le decisioni adottate dal Consiglio Europeo del 10-11 dicembre l’iter del programma Next Generation EU (NGEU) ha fatto il passo in avanti decisivo che tutti si attendevano, prima dell’approvazione finale da parte dei parlamenti nazionali. Ora la parola passa agli Stati che dovranno definire i piani nazionali di Recovery and Resilience (RRP) da sottoporre prima al giudizio della Commissione Europea e poi all’approvazione a maggioranza qualificata del Consiglio Europeo.

Nelle intenzioni delle istituzioni dell’UE, i piani nazionali dovranno avere un carattere europeo nel combattere gli effetti della pandemia, ma soprattutto nell’indirizzare le economie europee verso gli obiettivi stabiliti per il budget europeo di lungo termine 2021-2027. Particolare enfasi è data ai programmi European Green Deal e Shaping Europe’s Digital Future con i quali l’UE supporterà la trasformazione verde e digitale dell’economia e della società europee.
L’utilizzo dei fondi del NGEU dovrà quindi privilegiare gli investimenti in innovazione rispetto ai generici aiuti alle imprese e alle famiglie, per consentire alle economie europee di uscire dalla crisi migliorando la loro posizione competitiva nei confronti dei competitors globali, in primis Cina e USA.

Sul piano simbolico, i termini New e Deal, ai quali si fa spesso ricorso, richiamano alla memoria il New Deal americano. Il riferimento è alla gravità e all’estensione delle due crisi, ma anche alla necessità di cambiamenti strutturali che richiedono un forte impegno comune delle forze economiche e sociali. In effetti, il confronto tra i due programmi può mettere in luce i punti di forza, ma anche i limiti del programma europeo.

Di promettente per il successo del NGEU è il fatto che l’Europa è tornata con forza al centro del dibattito politico nei Paesi dell’Unione, per la prima volta dopo l’introduzione dell’euro, per questioni che toccano gli interessi materiali degli operatori economici e dei cittadini. Ciò, insieme al carattere globale assunto dalla pandemia, ha fatto crescere nelle opinioni pubbliche europee il sentimento di appartenenza ad una stessa comunità, favorendo la condivisione di obiettivi comuni e lo spirito di collaborazione.
La decisione di portare la gestione della crisi al livello europeo, di cui il valore ingente delle risorse stanziate è un forte segnale (sommando NGEU e budget di lungo termine si superano i 1800 miliardi di euro) ha riportato l’ambito europeo e il funzionamento delle istituzioni dell’UE al centro dell’interesse delle opinioni pubbliche europee.
Inoltre il fatto che i fondi derivano almeno in parte da imposte e prestiti raccolti a livello europeo e non solo dai contributi degli Stati membri contribuisce a stemperare nelle opinioni pubbliche nazionali le rivalità sulla ripartizione degli oneri e la distribuzione delle risorse.
D’altra parte, però, il metodo intergovernativo con le sue estenuanti trattative resta predominante sia nella definizione degli obiettivi, delle risorse da impegnare e dei progetti da realizzare, sia nella fase realizzativa, in cui alla Commissione è affidato il solo compito di controllo e coordinamento mentre la responsabilità della realizzazione dei progetti resta agli Stati, incluso il potere sanzionatorio che resta in capo al Consiglio.
In questo c’è poco di nuovo nel NGEU: gli strumenti istituzionali con cui il NGEU è stato messo a punto e verrà realizzato restano nel solco della tradizione dell’UE che non ha certo dato una buona prova di sé nel passato.

Nonostante ci siano interessanti analogie tra gli interventi nei campi delle finanze pubbliche, del sistema bancario, dell’occupazione e della protezione sociale realizzati da Roosvelt con il New Deal e quelli adottati dell’UE per far fronte alle crisi del 2008 e del 2020, le differenze tra i due piani sono pertanto radicali. Le iniziative di Roosvelt furono spesso contrastate nel parlamento e dalla Corte Suprema, ma hanno potuto essere tempestive ed efficaci grazie ai poteri conferitegli dalla Costituzione federale americana. Ciò ha consentito al Presidente americano di portare a termine progetti (la Public Works Administration e la Tennessee Valley Authority) limitati a settori specifici ma in grado di far da volano per il resto dell’economia americana. La Commissione europea, al contrario, non è autonoma né sulla definizione né sulla realizzazione dei progetti che restano saldamente nelle mani dei governi rappresentati nel Consiglio. In questo modo, scaricando sugli Stati la responsabilità del programma, NGEU rischia di ridursi ad una collezione di progetti nazionali orientati ad obiettivi a loro volta nazionali e di perdere quella dimensione continentale che sola può consentire all’Europa di riacquistare una posizione di leadership a livello globale per uscire dalla crisi.

Perché il NGEU abbia successo diventa quindi importante che si crei un fronte comune che superi le frontiere nazionali in cui il punto di vista europeo prevalga su di una visione soltanto nazionale, rispondendo in modo positivo alle sollecitazioni della Commissione e del Parlamento europei.

L’Italia assume a questo proposito, un ruolo critico, vuoi per la dimensione della sua economia, vuoi per la lunga lista di problemi strutturali che la penalizzano e che richiedono riforme sostanziali (livelli del debito pubblico, dell’evasione fiscale, della corruzione, inefficienza dell’amministrazione pubblica, criminalità organizzata, debolezza della struttura industriale).
Il recente dibattito in vista dell’ultimo Consiglio Europeo sull’approvazione del NGEU e della riforma del MES ha visto invece riaccendersi uno scontro politico che, in ultima analisi, mette in discussione la forma dell’appartenenza dell’Italia all’UE e, di conseguenza, la tenuta stessa dell’Unione.  Una divisione che attraversa le forze politiche e che in questi giorni è giunta al punto da mettere a rischio la tenuta della maggioranza.

L’Italia si trova oggi di fronte a scelte difficili, ma proprio il carattere europeo del NGEU può ridare slancio al processo di modernizzazione della sua società se l’Italia saprà perseguire con convinzione gli obiettivi del programma, anche andando oltre i suoi limiti, per esempio presentando progetti che favoriscano l’integrazione delle imprese italiane nel mercato europeo.

È però necessario che maturi nell’opinione pubblica italiana la consapevolezza delle opportunità che le vengono offerte. In questo riveste una particolare importanza l’avvio della Conferenza sul futuro dell’Europa, lanciata dal Governo francese e successivamente sostenuta dalla Commissione e dal governo tedesco proprio per coinvolgere le forze produttive e l’opinione pubblica nella discussione sulle grandi sfide che i Paesi europei si trovano ad affrontare e sugli strumenti da mettere in campo per vincerle.

È quindi interesse dell’Italia che la Conferenza venga avviata e abbia successo. Per questo i federalisti europei invitano le personalità che rivestono un ruolo di responsabilità nelle istituzioni e nei vari ambiti della vita economica e civile e tutti i cittadini impegnati a vario titolo nella società ad unirsi a loro sottoscrivendo l’appello che chiede al governo italiano (qui il link dell’azione e per sottoscrivere: https://bit.ly/3pUuOCT) di prendere posizione e fare pressione sugli altri governi dell’UE perché la Conferenza sia organizzata in modo da superare gli ostacoli posti dalla lotta contro la pandemia e possa partire al più presto.