Il 2 dicembre è scomparso Valéry Giscard d’Estaing (in breve VGE), ventesimo presidente della Repubblica francese e presidente della Convenzione che ha portato all'elaborazione del Trattato che adotta una Costituzione per l’Europa. Nato in Germania, ma cresciuto in Francia, lo statista è stato tra coloro che ratificarono i Trattati di Roma nel 1957 e uno dei pochi politici presenti all’epoca ancora in vita in occasione del sessantesimo anniversario nel 2017. Protagonista e testimone, dunque, di gran parte del processo di integrazione che ha portato all’attuale configurazione dell’Ue, Giscard d’Estaing è stato presidente del Movimento europeo internazionale ed è considerato anche uno dei padri del modello dell’Europa a due velocità.

In un’intervista rilasciata a L’Espresso proprio in occasione dei 60 anni dai Trattati di Roma, l’ex presidente francese ha ripercorso parte del suo vissuto istituzionale politico e in questi giorni il web e la stampa sono stati invasi da ricordi sul politico che ha contribuito a dei momenti fondamentali della costruzione dell’Ue. L’elemento sottolineato in tutte queste memorie è la visione di lungo termine che Giscard d’Estaing aveva per il suo Paese e per il vecchio continente. Viene definito un modernizzatore e un europeista convinto, e appare evidente anche la consapevolezza che aveva del ruolo della Francia all’interno del consesso europeo, tanto da essere stato egli stesso uno dei maggiori fautori dell’asse franco-tedesco ai tempi della sua presidenza, in un’ottica di sprone per tutti gli Stati membri dell’allora Comunità europea. Proprio questo approccio stato-centrico non permette di annoverare VGE tra i federalisti, sebbene si sia sempre dichiarato a favore degli Stati Uniti d’Europa. Questo perché credeva che per la costruzione di un’Europa federale fosse preminente il ruolo dei governi piuttosto che del Parlamento europeo, al contrario quindi della posizione di Altiero Spinelli.
 

La carriera politica

Da giovane, VGE fece il suo primo intervento nell’Assemblea francese in occasione della ratifica del dei Trattati di Roma nel 1957, momento durante il quale maturò la consapevolezza della necessità di una politica economica per la nascente Comunità economica europea, imprescindibile per governare il mercato interno europeo (al tempo definito comune).

VGE ebbe una carriera politica ricca di impegni istituzionali, tanto da essere stato diverse volte ministro a cavallo tra gli anni Sessanta e Settanta. In quegli stessi anni si consumò la rottura con il presidente Charles de Gaulle in occasione del referendum costituzionale proposto dall’ormai anziano capo di Stato. La sconfitta elettorale coincise tra l’altro con la fine dell'attività politica del generale. Questa separazione politica diede il via anche ad una spaccatura interna alla destra francese da parte della corrente più liberale ed europeista, in opposizione a quella gollista.

Durante gli anni di Georges Pompidou all’Eliseo, VGE ricoprì gli incarichi ministeriali più significativi della sua carriera. Nel 1974, a seguito della morte del capo di Stato, si candidò alla presidenza nel solco lasciato dal suo predecessore e vinse la competizione elettorale.

Grazie al nuovo incarico, il più sensibile per la politica estera francese, Giscard d’Estaing riuscì, attraverso la collaborazione con il cancelliere Helmut Schmidt, a dare un forte slancio all’asse franco-tedesco.

Tra le principali innovazioni sul piano europeo introdotte durante il settennato presidenziale di VGE ci fu formalizzazione del Consiglio europeo, voluta proprio dall’inquilino dell’Eliseo. Prima i summit tra i capi di Stato e di governo avvenivano come vere e proprie conferenze internazionali multilaterali, ma non avevano alcun riconoscimento specifico a differenza dell’allora Consiglio speciale dei ministri, sarà solo con l’Atto unico del 1986 che si arriverà alla sua istituzionalizzazione come organo della CEE. Durante il suo mandato si svolsero poi le prime elezioni a suffragio universale diretto dell’Europarlamento, del quale divenne presidente la francese Simone Veil (sempre su proposta di Giscard d’Estaing stesso). Infine, in quegli stessi anni, venne sviluppato il Sistema monetario europeo (in sostituzione del “serpente”) grazie anche al ruolo giocato dall’asse franco-tedesco. Tra gli anni Settanta e Ottanta avvennero anche i primi allargamenti delle Comunità.

L’esperienza presidenziale iniziata nel 1974 terminò nel 1981. Giscard d’Estaing subì una forte sconfitta, dovuta anche alla spaccatura interna dello schieramento di destra e in particolare causata dalla posizione di Jacques Chirac. Fecero seguito a ciò anni di impegno come parlamentare nazionale.

Nel 1989 Giscard d’Estaing si candidò e venne eletto al Parlamento europeo, dove poté rinnovare il suo impegno a favore dell’integrazione europea in qualità di membro della commissione economica, nel periodo in cui si svolsero i negoziati per l’adozione del Trattato di Maastricht e, dopo un ritorno alla dimensione politica interna, nel 2001 venne chiamato a presiedere la Convenzione europea sul futuro dell'Europa, un organo istituzionale straordinario e temporaneo dell'Ue, istituito con la Dichiarazione di Laeken, per riformare l’Ue dei problemi di natura istituzionale non risolti dal Trattato di Nizza. Tale contesto rappresentò un momento importante di riflessione ed elaborazione politica per l’intero continente (dato che coinvolse non solo Stati membri e candidati all’ingresso, ma anche organismi consultivi, società civile e altre rappresentanze). Il risultato dei suoi lavori (10 luglio 2003) è stata la stesura del Trattato che adotta una Costituzione per l'Europa. A dispetto del nome, non si trattava di una vera Costituzione che sancisse la nascita di una sovranità (come la costituzione federale degli Stati Uniti d'America), bensì di una sorta di Testo unico, in cui venivano solo recepiti e riordinati testi giuridici preesistenti, con poche vere innovazioni e senza alcun trasferimento di sovranità. Purtroppo, fu proprio il Paese del presidente della Convenzione, la Francia, insieme ai Paesi Bassi, a respingere il progetto di Trattato con voto referendario. È bene ricordare anche che il voto fu espresso su un Trattato che era stato depotenziato da una Conferenza intergovernativa (CIG) dei suoi tratti più innovativi. Nei quindici anni successivi, ovvero dal 2005 ad oggi, VGE continuò il suo impegno politico e istituzionale (ad esempio come membro di diritto del Consiglio costituzionale francese), dedicandosi soprattutto ad attività volte a promuovere l’integrazione europea.
 

L’idea di Europa unita di VGE

VGE fu un convinto europeista e fautore di un modello di integrazione difficile da collocare tra le diverse scuole di pensiero. Egli stesso definì il proprio approccio come una “terza via” tra un’Europa federale e un’Europa delle nazioni (confederale).

Tra i tanti ricordi raccolti all’indomani della sua scomparsa figura anche quello di Pier Virgilio Dastoli, presidente del Movimento europeo italiano. In una nota Dastoli, tra le altre cose, ha voluto raccontare l’idea che Giscard d’Estaing aveva per il vecchio continente: «A suo avviso, l’Unione europea nata a Maastricht nel 1992 doveva essere inquadrata in una futura costituzione europea per evolvere verso gli Stati Uniti d’Europa, gli Stati avrebbero dovuto attribuire al livello sovranazionale un insieme di competenze ampie ma non modificabili secondo il modello federale della Legge Fondamentale tedesca e il passaggio dall’Unione agli Stati Uniti d’Europa avrebbe dovuto avvenire nel quadro di un’Europa a due velocità. Nella sua visione degli Stati Uniti d’Europa, equidistante dal funzionalismo di Monnet e dal federalismo di Spinelli, non c’era posto tuttavia per un governo federale di origine parlamentare, ma era prevalente l’idea di una repubblica europea semipresidenziale necessaria per gettare le basi di un’Europa sovrana a livello internazionale. Da Spinelli lo allontanava infine l’idea che gli Stati Uniti d’Europa dovessero essere il frutto di un’azione costituente del Parlamento europeo perché a suo avviso si doveva passare dalle forche caudine dell’accordo dei governi a condizione che tale accordo non dovesse essere sottoposto alla condizione della unanimità e perché non aveva trovato o non aveva cercato nel Parlamento europeo una spinta propulsiva verso un ruolo costituente»[1]


[1] Citazione ripresa da P. V. Dastoli, Valéry Giscard d’Estaing: l’europeista “visto da vicino”, Giustizia insieme, 5/12/2020