Con l’elezione di Joe Biden a Presidente degli USA, l’Europa spera ritrovare il suo partner tradizionale e lasciarsi così alle spalle il ripiego nazionalista dell’era Trump.

L’idea politica dell’ America first promossa da Donald Trump si era concretizzata durante il suo mandato come Presidente degli Stati Uniti d’America (USA) nel ritiro de facto o de jure degli USA dal dialogo multilaterale nelle organizzazioni internazionali quali Nazioni Unite, NATO, l’Organizzazione Mondiale del Commercio (OMC) e Organizzazione Internazionale del Lavoro (OIL) e il loro ritiro dagli accordi sul clima come la COP21 firmata a Parigi, lasciando l’Europa continentale orfana sulla scena mondiale del suo partner storico.

A questa scelta annunciata sin dall’inizio del suo mandato, il discorso politico di Donald Trump ha poi aggiunto la scelta di polarizzare il mondo intorno allo scontro G2 USA-Cina come avvenuto sulla salute senza risolvere la crisi sanitaria della pandemia.  Nel frattempo, questa scelta politica ha lasciato spazio e influenza alla Cina che ha assunto un ruolo di leadership sia sulla scena internazionale nelle organizzazioni internazionali sia nelle coalizioni con i paesi in via di sviluppo, come il G77, sia in nuovi grandi accordi di libero scambio.  

L’elezione di Joe Biden riapre quindi il campo alle relazioni internazionali in generale, e alle relazioni bilaterali tra Unione Europea e Stati Uniti, in particolare. 

Annunciando il suo orientamento multilaterale in politica estera, il ritorno degli Stati Uniti nella COP21 e la sua fiducia nella scienza per lottare contro il coronavirus, il discorso politico di Joe Biden abbandona i discorsi e toni improntati sull’isolazionismo e la selezione naturale con connotazioni discriminatorie, scelti da Donald Trump come fondamenti dell’azione politica internazionale e della politica sanitaria americana.

Come per tradizione, il nuovo Presidente americano sta formando la sua nuova amministrazione e dando i primi segnali di posizionamento di politica nazionale e internazionale.

Ad esempio, ha infatti annunciato che a partire dal 20 gennaio 2021, data della sua investitura ufficiale, chiederà agli americani di portare la mascherina per cento giorni.  Il nuovo Presidente ha poi anche dato un nuovo orientamento alla sua squadra di lavoro rendendola multietnica, nominando a posti strategici persone con storie storie professionali e personali diverse.

Queste iniziative di politica interna hanno un legame con la posizione che si attende dagli Stati Uniti sulla scena internazionale. Per esempio, nominando nella sua squadra un’americano-indiana attivista contro l’industria estrattiva che ha inquinato le terre e espropriato gli americani discendenti dagli indiani delle loro proprietà terriere, Joe Biden ha simbolicamente riconosciuto la storia del suo paese e ha creato un legame, seppure per il momento solo simbolico, con la questione del cambio climatico a livello internazionale.            

Ritornando nell’arena della politica estera, gli Stati Uniti riaprono poi anche il dialogo con il resto del mondo nell’ambito delle istituzioni multilaterali come Nazioni Unite, OMS, OIL, OMC e NATO.

Questa é una decisione importante visto che l’assenza degli Stati Uniti dalle instanze multilaterali ha messo queste organizzazioni sotto pressione, lasciandole al limite della morte istituzionale.  Anche se il rientro sulla scena multilaterale degli Stati Uniti non farà miracoli,  rilancerà almeno i processi negoziali congelati durante la presidenza di Donald Trump.   

Il riavvio delle attività multilaterali, in questo scenario di crisi, contribuirà a trovare soluzioni condivise per affrontare la crisi economica mondiale. L’epidemia del COVID-19 ha infatti non solo messo in luce i disfunzionamenti legati alla mancanza di approccio globale delle sfide di salute pubblica, ma ha anche evidenziato l’assenza di leadership.   

In questo contesto, quale saranno i possibili temi di cooperazione tra Unione Europea e Stati Uniti?

Dal lato dell’Unione Europea, il discorso politico mette in evidenza l’impegno dei paesi membri per sostenere l’economia europea e continuare a lottare contro il cambiamento climatico. In questo contesto, l’UE ha lanciato il Green Deal fissando come obiettivo un continente libero di emissioni carboniche per l’anno 2050. La presenza degli USA alla Conferenza sul Cambio Climatico a Glasgow prevista per il 2021 desta quindi speranze perché la cooperazione sull’economia circolare tra le due sponde dell’Atlantico potrebbe essere una strada per lottare in maniera realista contro il cambiamento climatico e contemporaneamente creare nuove perspettive di impiego sui due continenti e di riflesso nel resto nel mondo. L’accento è messo sulle tecnologie pulite e innovative che potrebbero contribuire a modificare i metodi di produzione e consumo causa dell’inquinamento del pianeta. 

Altro campo di cooperazione possibile riguarda la trasformazione digitale e la cybersecurity, temi per i quali gli interessi comuni potrebbero essere tradotti in azioni concrete.  Il commercio elettronico ha già assunto dimensioni notevoli durante la pandemia e continuerà ad avere un impatto sul commercio mondiale anche nel periodo post-pandemia. Questa nuova forma di commercio -la GigEconomy - presenta costi sociali non indifferenti e richiede nuove forme di organizzazione del lavoro e di tutele. Su questo punto la riattivazione della cooperazione UE-USA é desiderata tanto dalle organizzazioni sindacali che da quelle dei datori di lavoro e dai governi membri dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro (OIL). In questo campo, i due partners dovranno ritrovare una visione del mondo consensuale che permetta di promuovere i valori del dialogo sociale, della giustizia sociale e dell’uguaglianza di trattamento.  Sinergia non facile da trovare viste le tradizioni distinte in materia di diritto del lavoro, sicurezza sociale e tempo di lavoro.  Con il Digital Act l’Europa tenta di dare la sua impronta alle sfide legate al nuovo mondo del lavoro.

L’UE propone infatti di istituire poi un consiglio congiunto anche sull’intelligenza artificiale già ampiamente usata dalle grandi piattaforme di social network, ambito che cambierà la gestione dei dati personali e le forme di privacy conosciute finora.  Gli Stati Uniti sono il partner ideale in questo tema, essendo un passo avanti nella ricerca tecnologica e detenendo praticamente il monopolio delle piattaforme delle reti sociali. L’Europa potrebbe apportare le sue competenze e tradizioni giuridiche.   

C’é poi l’impatto della Gig Economy sul funzionamento della democrazia e delle libertà individuali. Le democrazie si basano sull’informazione sempre più veicolate dalle piattforme di social network in modo mirato influenzando in tal modo la creazione del consenso politico verso i raprresentanti politici e ponendo così in discussione il funzionamento dei sistemi democratici tradizionali creando nuove sfide e nuovi squilibri che richiedono una nuova visione delle libertà individuali e dei diritti umani.    

Resta poi all’UE la scelta non semplice della politica della difesa europea assicurata da dopo la seconda guerra mondiale e durante la guerra fredda dalla NATO.  Con la caduta del muro di Berlino e la fine della guerra fredda, l’Alleanza Transatlantica non ha più un nemico comune e identificabile. Il contesto geo-politico contemporaneo é multipolare con paesi membri della NATO come la Turchia, un tempo amici, e ora alquanto ostili ai suoi partners occidentali;  con le sfide mondiali legate al terrorismo alle quali le risposte militari tradizionali non possono far fronte; e con il partner americano che ha preso posizioni ostili quanto ai contributi degli stati membri della NATO come la Germania e che ha creato ulteriori frizioni e ha deligittimato l’istituzione. L’era Trump è stato l’apogeo dell’indebolimento della cooperazione transatlantica nell’ambito della NATO. 

Allora, come potrebbe continuare la cooperazione tra le due sponde all’interno della NATO e con una politica di difesa europea che si aggiungerebbe a quella già esistente del dopoguerra? La politica di difesa europea è al vaglio del Consiglio europeo con un budget e degli strumenti che devono essere finalizzati. Il campo d’azione della difesa europea non é ancora totalmenete chiaro.  Il tempo dirà se la direzione presa aiuterà l’Europa a creare una difesa comune che possa completare l’alleanza atlantica.    

La cooperazione tra UE e USA per essere proficua ha però bisogno che i due partner dialoguino alla pari.  Per il momento, l’asimmetria in termini di capacità operative, velocità decisionale e proiezione di potere tra le due sponde é evidente.  Fin quando l’UE avrà un assetto di tipo internazionale proto-federale ossia non sarà un vero e proprio centro di potere dotato di potere decisionale autonomo, il dialogo alla pari e quindi un’effettiva cooperazione resteranno un’utopia.  

L’UE dovrebbe ultimare il processo d’integrazione e cogliere l’opportunità offerta dalla Conferenza sul futuro dell’Europa per attribuire una nuova sovranità política all’Europa, anche senza tutti gli Stati membri.  

I valori comuni, come per esempio democrazia e libertà, che univano le due sponde nel periodo della guerra fredda non sono più sufficienti per garantire una visione comune nel mondo contemporaneo.  Per ridare forza a questi valori, l’Europa deve riprendere il cammino interrotto dell’integrazione europea e concretizzare il progetto politico di un’Europa federale.