La Conferenza sul futuro dell’Europa è ormai stata inaugurata. Con una cerimonia ibrida – in senso reale, perché organizzata sia in presenza, sia on line, ma anche in senso figurato, perché in parte momento di impegno politico, in parte spettacolo – i lavori sono oramai ufficialmente partiti. Struttura e strumenti a disposizione per lo svolgimento del confronto sono praticamente definiti; e la dimensione della sfida ormai è chiara.

Come già più volte anticipato sul giornale o nelle nostre riunioni, i tre pilastri portanti della Conferenza saranno: l’Assemblea plenaria – composto da 108 parlamentari europei, 108 parlamentari nazionali (4 per ciascun paese) e un’ottantina di cittadini, oltre ai rappresentanti del Comitato delle Regioni e del Comitato economico e sociale; i panel dei cittadini – in numero di uno per ciascun tema identificato nella Dichiarazione comune come centrale per sviluppare il dibattito –, i cui membri (circa 200) saranno scelti a sorteggio e prenderanno parte anche ai lavori della plenaria tramite dei loro rappresentanti; e la piattaforma interattiva digitale.

La battaglia politica tra Parlamento europeo e Consiglio per definire le caratteristiche delle prime due strutture sono state prolungate e intense: lo scontro sui numeri, sulla composizione, sulle modalità di lavoro e su quelle per l’elaborazione delle conclusioni hanno mostrato una volontà caparbia da parte dell’istituzione che rappresenta i governi di minimizzare l’appuntamento e i suoi possibili esiti; mentre il Parlamento ha difeso con decisione e tenacia tutti i punti determinanti per poter rendere la Conferenza un momento di preparazione del cambiamento di cui l’UE ha bisogno per costruire il proprio futuro. Il presidente David Sassoli ha difeso con efficacia questo punto di vista anche nella cerimonia di inaugurazione. Alla fine il Parlamento ha sostanzialmente vinto; ma è anche apparso chiaro che il fulcro della partecipazione dei cittadini alla Conferenza sarà in gran parte la piattaforma, sulla quale dovrà concretizzarsi la mobilitazione e svilupparsi il dibattito su proposte e idee, che poi dovranno arrivare agli altri due momenti della Conferenza (panel dei cittadini, che discuteranno anche delle idee presentate sulla piattaforma, e plenaria) per essere raccolti, e poter far seguire l’azione – incluso mettere mano alle riforme che emergeranno dalle richieste dei cittadini.

La piattaforma, inaspettata nelle sue modalità innovative di funzionamento e di organizzazione dei contenuti (per una spiegazione più dettagliata vi rimandiamo alla pagina di chiusura del giornale), è stata però la vera sorpresa per quanto riguarda le modalità di svolgimento della Conferenza. Si può dire che – qualunque fosse l’idea di partenza – questa piattaforma sia stata strutturata (prevedendo anche la traduzione di tutti i contenuti nelle 24 lingue dell’Unione) per riportare su una grande piazza virtuale un dibattito politico vero, che si deve sviluppare innanzitutto sui territori e che, riversandosi poi sulla piattaforma, può diventare europeo, raggiungendo una dimensione sovranazionale effettiva. In questo senso il tentativo è quello di promuovere un esercizio di partecipazione democratica altamente innovativo e privo di precedenti, che mira a sviluppare un effettivo spazio pubblico europeo e a offrire un’opportunità straordinaria ai cittadini di diventare protagonisti del cambiamento che vogliono preparare per le loro società e le loro vite. Sono premiate le organizzazioni politiche e sociali attive sul territorio, abituate a coinvolgere i loro iscritti e i cittadini nel confronto politico; e sono sollecitate le amministrazioni pubbliche ad attivarsi in questo senso a loro volta, per farsi promotrici di iniziative che coinvolgano i cittadini. La priorità è portare idee sulla piattaforma attorno a cui poi sviluppare il dibattito, sia tramite la promozione di incontri per discuterle con cittadini e/o attivisti di organizzazioni presenti sul territorio, riportando poi sulla piattaforma i risultati del confronto e stimolando le persone che vi hanno preso parte a proseguire anche sulla piattaforma lo scambio di idee; sia prendendo parte sulla piattaforma stessa ai dibattiti intorno alle proposte pubblicate da altri.

Al tempo stesso, sono evidenti i rischi che un’impostazione così ambiziosa corre. Questa modalità di coinvolgimento diretto delle realtà politiche e sociali presenti sul territorio non è stata preparata anticipatamente, e coglie tutti di sorpresa. Se organizzare momenti di riflessione rivolti alla Conferenza e al futuro dell’Europa può rientrare in una prassi comune a molte realtà organizzative, il fatto di predisporsi a riportare questo esercizio sulla piattaforma e a svilupparlo ulteriormente in quel quadro richiede un salto organizzativo non indifferente. In questo contesto, non aiuta certo il silenzio assordante dell’informazione, che ignora l’importanza del momento e dell’occasione, alimentando addirittura la sfiducia verso la efficacia di una partecipazione diretta. Invece non siamo in presenza di una consultazione o di un esercizio fittizio di democrazia fasulla; anche se una parte delle istituzioni europee e dei governi nazionali vorrebbe dirottare in tal senso la Conferenza, l’impegno preso è quello di dare seguito concreto alle richieste dei cittadini. Il Parlamento europeo sta lavorando in parallelo su una serie di riforme del sistema decisionale e politico dell’Unione, e alcuni governi sono pronti a sostenere questo tipo di cambiamento; ma è evidente che diventano determinanti sia il fatto che queste richieste emergano dal dibattito tra i cittadini sulla piattaforma, sia il fatto che i numeri della partecipazione siano significativi (quantomeno rispetto a quelli dei cittadini attivi nel dibattito pubblico, e con capacità di aver raggiunto anche chi normalmente rimane più defilato rispetto all’attività politica). Di fatto, il lavoro politico di preparazione di riforma dell’UE potrà essere straordinariamente rafforzato, oppure indebolito, dal successo o meno di questo esperimento partecipativo. Ed è altrettanto chiaro, dopo le primissime settimane di attività della piattaforma, che la partecipazione non si alimenterà mai sulla base della sola buona volontà o curiosità di singoli cittadini; ma dovrà essere il frutto di uno sforzo ben organizzato da parte di realtà già attive e capaci di mobilitare numeri importanti di cittadini, oltre che delle istituzioni locali. Fondamentale sarà in tal senso anche il coinvolgimento delle scuole e delle università.

Per tutte le forze che credono nel progetto di un’Europa unita e capace di agire è il momento di attivarsi con una strategia ben definita e di stringere alleanze, prendendo coscienza che solo trovando modalità di lavoro sinergico si potrà vincere la partita.

E’ innanzitutto questo il nostro impegno come Movimento, per cui ci stiamo preparando sul piano organizzativo, in modo da dare supporto alle sezioni e coordinare l’attività per valorizzare al massimo il nostro apporto. L’obiettivo è quello di portare con forza e chiarezza le nostre idee nel dibattito sul futuro dell’Europa come abbiamo sempre fatto, a partire dal territorio, e sfruttando questa nostra attività politica per alimentare anche una forte presenza sulla piattaforma. In parallelo dobbiamo lavorare per far capire ai nostri interlocutori – a tutti, dai partiti, ai sindacati, alle associazioni, alle istituzioni locali, agli insegnanti – l’importanza di essere sulla piattaforma, di sviluppare dibattiti e confronti in quel quadro, e ovviamente di sostenere anche le nostre idee.

Lo straordinario successo del nostro Appello europeo La nostra Europa federale, sovrana e democratica, un vero e proprio manifesto che è stato rilanciato nel giorno dell’avvio della Conferenza, il 9 maggio, corredato da oltre 450 firme di personalità del mondo della politica, della cultura, del lavoro e dell’impresa, più altre di cittadini e federalisti, ci apre la strada. Saranno mesi intensi, ma in cui giochiamo una partita determinante per il nostro progetto politico e per il futuro dell’Europa. Prepariamoci dunque a dare il meglio di noi.