Gli statuti delle organizzazioni federaliste prevedono congressi periodici per rinnovare gli organi di governo del movimento ai diversi livelli territoriali, per aggiornare le linee d’azione per sostenere la realizzazione degli obiettivi istituzionali, sia a livello nazionale (MFE), sia europeo (UEF), sia universale (WFM) tutti previsti nei prossimi mesi del 2021. Data l’articolazione territoriale dei federalisti in Italia questo implica la convocazione di assemblee di sezione e congressi regionali (dove queste ultime articolazioni siano presenti). La designazione dei delegati e le conseguenti elezioni degli organi sono attività rilevanti, ma di routine.  Di particolare interesse quest’anno sono le strategie per realizzare gli obiettivi istituzionali che richiedono valutazioni su come cogliere, grazie anche alla Conferenza sul futuro dell’Europa, le necessità del momento e le conseguenti opportunità offerte dalle novità concatenate, tra la ricostruzione economica e sociale dopo la pandemia del Covid 19 -lancio della NGEU e delle obbligazioni europee e i conseguenti PNRR; il ritorno del multilateralismo degli USA a fianco di quello UE; dei crescenti effetti delle innovazioni digitali che da un lato richiede un migliore governo della globalizzazione, dall’altro rende sempre più -come affermato da Renzo Piano- l’UE una sola città senza vere soluzioni di continuità. Le città europee hanno centri storici e periferie da valorizzare, hanno bisogno di essere amministrate e vissute con intelligenza per essere una tessera del mosaico europeo che deve comprenderle e valorizzarle tutte. Scambiarsi le migliori pratiche è un obiettivo per le elezioni locali, a cui la GFE  chiede di prestare attenzione. 

Qualsiasi politica nazionale non può rispondere in modo assoluto a obiettivi particolari, ma deve rispondere a vincoli strutturali storici ed emergenti, non modificabili con semplici atti volontaristici di singoli Stati. In particolare oggi si devono affrontare l’urgenza dei problemi ambientali, in particolare quelli climatici e della sostenibilità economica e demografica. Giuridicamente questo comporta cessioni di sovranità dai singoli Stati verso istituzioni sovranazionali e quindi regole di tipo costituzionale, siano rigide o evolutive. È questo il processo che avviene in Europa: l’Unione europea, per affrontare le numerose sfide che ha di fronte ha bisogno di innovazioni istituzionali formali - come competenza fiscale autonoma del Parlamento europeo, abolizione del diritto di veto in seno al Consiglio, etc) che solo in parte vengono anticipate di fatto con nuove competenze degli organi europei, grazie a interpretazioni evolutive dei trattati esistenti.
Per affrontare una parte di questi problemi è stata avviata il 9 maggio 2021 la Conferenza sul futuro dell’Europa anche se tuttavia -come successo già in passato- nell’avviarla si è un po’ tarpato lo slancio iniziale per mantenere la prevalenza del quadro intergovernativo. Comunque questa è l’occasione che dobbiamo cogliere al meglio per proseguire nel percorso in atto di costruzione europea e i congressi federalisti a tutti i livelli sono chiamati a individuare le migliori strategie per utilizzare le sfide dell’oggi a tutti i livelli istituzionali, grazie anche alla tradizione del federalismo integrale.

Oggi l’Italia si trova in una posizione politica particolare che può valorizzare il suo ruolo di paese fondatore del processo d’unificazione europea e il suo peso economico e sociale. Il nuovo governo Draghi, grazie anche all’esperienza, prestigio e reputazione del premier,  ha portato l’Italia ad essere nuovamente attore attivo ed ascoltato negli incontri intergovernativi e nei confronti con gli organismi europei ed internazionali. Ciò apre la possibilità per il nostro Paese di svolgere un ruolo cruciale nelle proposte di cambiamento dell’Unione Europea che verranno avanzate nella Conferenza sul futuro dell’Europa.
Tuttavia permane sempre il dubbio se il successore di Draghi a Palazzo Chigi proseguirà il cammino intrapreso in particolare con riguardo alle conclusioni della Conferenza. È auspicabile che il governo Draghi rimanga in carica fino alla chiusura della legislatura sia per dare il tempo ai partiti italiani di maturare una certa evoluzione verso un dibattito dei problemi di matrice europea, sia per garantire il successo del PNRR, sia per svolgere un ruolo politico essenziale per l’Unione e non per l’Italia alla conclusione della Conferenza che non può essere banale. 

I prossimi congressi federalisti - regionali, nazionali, europei e mondiali, hanno quindi realtà complesse e dinamiche da trattare in modo da portare i cittadini europei e del mondo a promuovere il progresso con efficaci processi d’integrazione economica, sociale e politica.
Il processo di unificazione europea, non solo economica, ma anche sociale e politica è ben noto ai federalisti e continua è l’attenzione a questa impresa degli organi nazionali ed europei; per cui i militanti e, in particolare i congressisti, disporranno di materiali preziosi e di attenzione nei programmi dei lavori. Quindi non appare necessario approfondire qui gli argomenti e risultati dei congressi nazionali ed europei che lo saranno in altre parti del giornale, appena disponibili.
Diversa la situazione dei congressi regionali e del WFM. Seguiti con meno attenzione dai livelli diversi e senza una visione e dibattito d’insieme e di cui sin d’ora possiamo segnalare la necessità di maggiore attenzione e riflessione.
La cellula base della partecipazione dei militanti è la sezione una rete territoriale che si occupa con prevalenza delle scelte nazionali ed europee dei federalisti. Le regioni del MFE sono in un certo senso opzionali, mentre un ruolo delle regioni è previsto nei trattati comunitari ed è rafforzato nel PRNN e la pandemia ha dimostrato, e non solo in Italia, la necessità della migliore integrazione tra livello regionale e quelli centrali nazionale ed europeo. Mi chiedo: ci sono decisioni che non interessino la democrazia istituzionale? In Europa le articolazioni regionali rafforzano o compromettono l’unità nazionale nell’Unione? L’Unione sarebbe governabile direttamente dalle regioni, comunque denominate e istituzionalizzate, quasi sicuramente no; eppure perderebbe senza il loro coinvolgimento nel disegno complessivo dell’Unione.  Il pensiero federalista deve affrontare e risolvere questa contraddizione.
Il congresso del WFM dove la delegazione italiana è molto ridotta e viene eletta sulla fiducia, dalla Direzione nazionale senza nessuna presentazione degli argomenti e della linea suggerite dal MFE, sui molteplici eventi ed obiettivi da seguire richiede tutt’altra attenzione. Lo riprenderemo parlando del multilateralismo in ripresa e della progressiva integrazione globale con fasi continentali.