Per una riforma delle Nazioni Unite e una Costituzione della Terra.


Durante la riunione del World Federalist Movement del 2 agosto, ho proposto di considerare l'ipotesi di una "coesistenza pacifica" tra grandi potenze rivali, come pre-condizione di un processo costituente per la riforma delle Nazioni Unite. Qui sviluppo alcune considerazioni al fine di chiarire la connessione tra coesistenza pacifica e riforma delle Nazioni Unite. 

Il momento costituzionale - La costituzione è il punto di arrivo di un processo costituente. Consideriamo il caso della creazione degli Stati Uniti d'America. È distinto in tre fasi: a) la Dichiarazione d'indipendenza (1776) è l'annuncio della volontà di una comunità di individui (non ancora un popolo) di reagire ad un sopruso che nega la loro dignità; b) la Convenzione di Filadelfia (1787) nella quale i costituenti redigono la Costituzione federale; c) la ratifica (1788) della Costituzione federale (We the people). Questo è il paradigma, o modello, del processo costituzionale che prendo in considerazione.

Il momento costituzionale in Europa e nel mondo - Il processo costituzionale europeo è iniziato con la Dichiarazione Schuman (1950), nella quale Francia e Germania si impegnano a compiere il primo passo verso una unione federale europea (fase a), garanzia di pace in Europa (mai più guerre). Il Trattato della CECA è redatto nel 1951 e ratificato da sei stati (fase b e c). Al Trattato CECA seguono tre "momenti costituzionali", tutti falliti. Il primo è quello dello Statuto per la Comunità Europea di Difesa, respinto dalla Francia nel 1954; il secondo è il progetto di Unione europea proposto dal Parlamento europeo nel 1984, ma rifiutato dalla Gran Bretagna; il terzo è il Trattato-Costituzione approvato dalla Convenzione europea nel 2004, ma respinto da Francia e Olanda nel 2005. In questi tre casi il ruolo propulsivo del Parlamento europeo è stato decisivo. Il fallimento di questi progetti non ha impedito all'Unione europea di compiere passi importati verso una unione federale, sino al riconoscimento di una cittadinanza europea.

La differenza tra Unione europea e Nazioni Unite consiste nel fatto che il Parlamento europeo (inizialmente, Assemblée Parlementaire) era parte integrante del Trattato CECA, una istituzione concepita come un primo passo verso una unione federale. Il caso delle Nazioni Unite è differente. Non esiste nessuna istituzione rappresentativa dei cittadini. Lo statuto delle Nazioni Unite prevede come soggetti della politica internazionale solo i governi nazionali. La Dichiarazione Universale dei Diritti Umani è applicata dai governi nazionali che intendono rispettarla, ma ignorata da altri. Senza una istituzione democratica, le Nazioni Unite sono dominate dallo scontro tra potenze nazionali rivali e dalla continua minaccia del ricorso alla guerra. La presenza del Parlamento europeo in Europa ha impedito regressi nazionalistici. Non così nelle Nazioni Unite, dove due membri del Consiglio di Sicurezza (CS) - gli USA (2003) e la Russia (2022) - hanno deciso di invadere militarmente altri stati, nonostante il CS abbia come compito "il mantenimento della pace e della sicurezza internazionale". Le Nazioni Unite vanno riformate. Se una riforma non è possibile a causa della rivalità insanabile tra grandi potenze, una rifondazione diventa necessaria (un momento costituzionale mondiale). 

Politica di potenza e coesistenza pacifica - Dopo la caduta del Muro di Berlino, la fine della guerra fredda è stata salutata in quasi tutti i paesi come una fase di distensione internazionale e un’occasione di cooperazione pacifica. Secondo alcuni, era la fine della storia: si era ormai affermato il liberismo internazionale come ideologia dominante. Nel XXI secolo, queste illusioni sono svanite. Oggi, i contrasti tra Cina, USA, Russia, India, Giappone, Unione europea, Sud Africa e altri paesi "emergenti" mostrano che il mondo è diventato multipolare e che i contrasti, e non la cooperazione, sono il carattere dominante della politica internazionale. Lo dimostra l'invasione russa dell'Ucraina. Vi è un limite alla politica di potenza?

Nel passato, il contrasto tra grandi potenze è stato mitigato da altre grandi potenze, o alleanze, contro una potenza egemone. È la dottrina dell'equilibrio nel sistema di Vestfalia. Oggi è ancora possibile un equilibrio internazionale tra grandi potenze, come ai tempi del Congresso di Vienna? Il dibattito è aperto, ma la risposta più ragionevole è che il progresso tecnologico consente a ciascuna potenza di sviluppare rapidamente sempre nuovi armamenti e strumenti di dominio (es. guerra cibernetica, IA, missili ipersonici, ecc.) che non lasciano prevedere alcun limite alla superiorità militare. La corsa alla supremazia mondiale si manifesta anche nella corsa per la colonizzazione della Luna e dei pianeti del sistema solare. Il nazionalismo divide l'umanità in amici e nemici. Al di fuori della propria nazione esistono solo nemici (o alleati). 

La coesistenza pacifica e la crisi ambientale. I capi dei governi delle grandi potenze non accetteranno mai di dialogare alla pari gli uni con gli altri se non saranno costretti a farlo. La necessità di una cooperazione pacifica internazionale non dipenderà dalla buona volontà o saggezza di qualche governante, ma dalla paura di essere travolti da una crisi mondiale fuori controllo. Da circa mezzo secolo molti scienziati avvertono i governi nazionali che la biosfera (dove la vita è possibile) è minacciata sia dal fenomeno "cambiamento climatico" sia dalla distruzione della "biodiversità". Saranno l'aumento della temperatura (che va verso i 2° C rispetto all'epoca pre-industriale tra pochi anni, se non si farà nulla), la siccità di molte aree abitate, gli incendi di boschi, le alluvioni devastanti, le pandemie e il crescente numero di morti, di anno in anno, a convincere i governi "sovrani" che i loro popoli non avranno un futuro. Sarà la rivolta di chi vuole sopravvivere a convincerli che bisogna agire su scala mondiale per salvare la vita sul Pianeta. 

La riforma e la rifondazione delle Nazioni Unite. Vi sono due riforme importanti delle Nazioni Unite, tra loro connesse, che non richiedono modifiche al loro statuto. La prima riguarda il sistema monetario internazionale e la seconda l'approvazione di una Costituzione della Terra. La lotta per arrestare il collasso della biodiversità può essere accelerata, e diventare efficace, se si creeranno delle istituzioni mondiali capaci di "governare" la conversione ecologica dell'economia mondiale. Il Fondo Monetario Internazionale (FMI) ha già istituito i Diritti Speciali di Prelievo (SDRs), un paniere di monete che include il dollaro, l'euro, la sterlina, lo yen e lo yuan. Da anni, molti economisti chiedono che il FMI diventi un International Lender of Last Resort (LOLR), cioè una sorta di Banca Centrale in grado di emettere una propria moneta (SDRs). Questa riforma, che consiste nel passare da una moneta egemone a una gestione collettiva, consentirebbe al FMI di agire per facilitare gli investimenti "ecologici", con tassi favorevoli su scala mondiale per investimenti "verdi". Inoltre consentirebbe alle Nazioni Unite di ottenere un proprio bilancio per aiutare i paesi emergenti nella lotta alla povertà e per la conservazione della natura. Una riforma parallela è quella di una Costituzione della Terra. Rousseau ha formulato la teoria del contratto sociale, un patto tra governanti e governati. La dottrina della sovranità popolare rappresenta il fondamento della democrazia e del costituzionalismo. Una Costituzione della Terra è un patto tra umanità e natura, per la salvezza della vita sul Pianeta. Il rapporto del Segretario Generale delle Nazioni Unite del 2018 (Gaps in International Environmental Law) indica le riforme necessarie per una legislazione ambientale efficace, compresa una "corte ambientale internazionale", necessaria per prevenire e punire i crimini ambientali.

Queste posizioni sono già condivise dell'Unione europea che è a favore di un Global Green Deal e di una riforma democratica delle Nazioni Unite.

The World Constitutional Momentum - L'umanità deve rifiutare la condanna a una rapida estinzione. È difficile prevedere quale accelerazione subirà la crisi ambientale planetaria e quando le potenze mondiali decideranno di collaborare pacificamente per arrestare la corsa verso il collasso irreversibile della biosfera. Ciò che possiamo affermare è solo che una fase di "coesistenza pacifica" e di leale collaborazione tra grandi potenze è necessaria. A quel punto, potrebbe aprirsi la via per una rivoluzionaria riforma delle Nazioni Unite. Un gruppo di saggi politici di ogni nazione potrebbe redigere una Dichiarazione per il futuro della vita sulla Terra e per liberarsi dalla società anarchica internazionale, causa di guerre, della povertà di massa e della crisi ambientale. I cittadini del mondo devono rivendicare il loro diritto a un governo federale mondiale.