La raccolta di saggi di Tommaso Padoa-Schioppa, edita recentemente dal Mulino (2016), si intitola “The Ghost of Bancor” richiamandosi alla sua Lecture Robert Triffin, tenuta a Louvain-la-Neuve nel 2010.

La Lecture, alla cui preparazione Tommaso aveva a lungo lavorato, è un documento basilare per la comprensione della moneta e porta a compimento, a mio avviso, la ricerca sui fondamenti istituzionali, politici ed economici della moneta che ha un punto di riferimento essenziale nel saggio su “Le probleme monétaire et le probleme politique européen” pubblicato da Mario Albertini nella rivista “LE FEDERALISTE” (nr.3/1972). Infatti, l’apparizione della moneta fiduciaria in sostituzione della moneta merce –di cui l’espressione più diffusa è l’oro- è strettamente connessa con l’affermarsi dello stato moderno.

Nel !944 a Bretton Woods si pose con chiarezza la necessità di basare anche la moneta internazionale sulla fiducia, ma la proposta di Keynes di creare il “bancor” –nonostante l’artificio di richiamare l’oro nel nome, non poté essere attuata e il nuovo sistema internazionale continuò ad essere basato su una moneta nazionale, il dollaro degli Stati Uniti,  sia pure ancorata all’oro.

Come aveva previsto lucidamente Robert Triffin, con il suo “dilemma”, il sistema non poteva funzionare nel lungo periodo e, infatti, nel 1971 il Presidente Nixon dichiarò la inconvertibilità del dollaro in oro lasciando sul campo un dollaro la cui fiducia era però affidata solo alle scelte dei cittadini americani e non anche a quelle dei cittadini degli altri stati che pure dovevano usare quella moneta per regolare gli scambi internazionali.

La creazione dell’euro – realizzata nel 1999 dopo un lungo processo iniziato con il “Rapporto Werner” non a caso del 1970 - apriva però una fase nella quale si mettevano a disposizione dell’economia mondiale due monete in concorrenza per l’uso internazionale e, infatti, la quota dell’Euro nelle riserve mondiali divenne presto significativa, arrivando a un terzo del totale mondiale.

Keynes aveva proposto a Bretton Woods il “bancor” perchè si rendeva conto che la sterlina inglese non poteva più svolgere un ruolo internazionale. I promotori dell’Euro- e Padoa-Schioppa in primis - avevano chiaro che il ruolo dell’Euro non era quello di sostituire il dollaro, ma che fosse necessario procedere verso una moneta fiduciaria mondiale, che la presenza di più monete usate internazionalmente avrebbe, prima o poi, richiesto. Non a caso questa esigenza era stata prefigurata nella riforma avvenuta nel 1970 del Fondo Monetario Internazionale,  con la creazione del SDR - il “Diritto Speciale di Prelievo” - composto dalle monete usate internazionalmente.

Un sistema a due monete non può, infatti, funzionare a lungo, come ricorda in particolare la fine del bimetallismo che fu tentato nel corso dell’ottocento tra oro e argento, con la vittoria finale del primo.  La crisi finanziaria del 2007 fu l’occasione per tentare di ritornare al monopolio del solo dollaro eliminando l’euro, o quantomeno la sua credibilità a livello internazionale.

L’euro non può – come l’argento - sopravvivere ponendosi come alternativa al dollaro ma, con la stessa saggezza di Keynes a Bretton Woods, gli europei devono ispirarsi di nuovo all’ipotesi di “bancor” la cui ombra – come dice il titolo del libro -ritorna. Come ha scritto Antonio Mosconi, almeno nel campo monetario bisogna unire il mondo per mantenere unita l’Europa.

Padoa-Schioppa nella Lecture osserva che, assassinato oltre settant’anni fa a Bretton Woods,  “Bancor” ritorna a rivendicare il suo trono usurpato dal dollaro.

Nel Macbeth non sarà Banquo - ricorda ancora Padoa Schioppa - ad ascendere al trono ma saranno i suoi eredi, gli Stuart, a governare i tre Regni Uniti di Scozia, Inghilterra ed Irlanda, perché – secondo una corrente shakespeariana - lui era a favore di una Unione basata sulla giustizia e l’equilibrio, ciò che oggi gli economisti definiscono un sistema simmetrico.

Il Presidente Obama - conscio del nuovo equilibrio mondiale - difese l’Euro nel momento dell’attacco e - dopo una lunga battaglia - riuscì a far ratificare dal Congresso degli Stati Uniti la riforma delle quote del FMI in modo più equilibrato. Oggi tra i primi dieci paesi detentori delle quote nel Fondo figurano la Cina, l’India, la Russia, Il Brasile.

Il rappresentante degli Stati Uniti votò poi favorevolmente, nel consiglio del Fondo, per l’inserimento della moneta cinese, il “renmimbi” tra le valute internazionali componenti il Diritto Speciale di Prelievo: lo SDR.

Bancor è tornato con un nome misterioso, ma la strada per i suoi eredi di un “Multicurrency Reserve System”, con al centro  lo SDR, è tracciata.