La Confederazione svizzera è un piccolo paese in mezzo a grandi Stati nazionali (Italia, Francia e Germania) sia per estensione (è grande quanto Lombardia e Piemonte insieme) sia per popolazione (circa 8 milioni di abitanti, di cui il 25% circa è straniero). Nonostante le sue ridotte dimensioni è oggi uno degli Stati con i più alti stardard di vita e benessere, di efficienza dello Stato e della vita politica, un noto esempio di democrazia partecipativa e di integrazione culturale e di convivenza multiculturale e plurilingue.

La Svizzera rappresenta storicamente uno dei pochi esempi di federalismo per aggregazione uno Stato sovrano nato dall’unione volontaria di Stati indipendenti e autonomi, diversissimi per cultura, religione e lingue parlate.
La storia del processo d’integrazione svizzero e del suo modello di federazione è una fonte di esempi e soluzioni interessanti per fornire soluzioni per l’attuale processo d’integrazione europeo.

Come Stato Federale, la Confederazione svizzera nasce nel 1848, ma la sua origine come processo risale a più di 7 secoli prima quando i 3 cantoni (dal tedesco Ort “luogo” il cui termine più vicino in francese è canton) centrali di Uri, Svitto e Untervaldo firmano il Patto Confederale il 1 agosto 1291. La Confederazione tardomedievale era composta da città e regioni unite solo da un intreccio di alleanze di vario tipo chiamati Patti Federali (alleanze militari, per regolare dissidi), che venivano gestite regolarmente nelle Diete federali dove le decisioni sono prese a maggioranza dei membri delegati per dirimere questioni arbitrali, belliche e contrattuali. L’elemento unificatore per circa 3 secoli è la guerra prima in senso difensivo contro le rivendicazioni territoriali degli Asburgo e della Borgogna poi offensivo e di conquista verso la Lombardia: la sconfitta di Marigliano degli svizzeri per mano dei francesi chiude il breve periodo di espansione.

Le linee di divisione interne aumentano nel corso del XVI secolo: accanto alla linea di divisione tra Cantoni cittadini (popolosi ma in minoranza) e cantoni rurali (numerosi ma poco popolosi) si apre la divisione tra cantoni cattolici e riformati.

Fino al 1798, la Confederazione, detta anche Corpo elvetico, è formata dalla Lega dei 13 Cantoni sovrani, i Paesi Alleati (Tre Leghe e Vallese), i baliaggi (regioni suddite al governo politico territoriale dei Cantoni confederati) e i protettorati.
L’invasione militare francese, accolta con favore dalla borghesia illuminata delle città e le l’élite rurali, mette fine alla Confederazione e imprime un’accelerazione -autoritaria e dall’esterno- all’evoluzione delle istituzioni statuali svizzere.

In un primo momento la Svizzera viene trasformata nella Repubblica Elvetica: uno Stato centralizzato su modello francese, basato sui principi dell’uguaglianza giuridica, della sovranità popolare e della separazione dei poteri mentre i Cantoni sono declassati in semplici distretti amministrativi. Tuttavia dopo cinque anni di instabilità politica interna e privazioni economiche dovute al mantenimento dell’esercito di occupazione, Napoleone in qualità di “mediatore” elabora una nuova legge fondamentale l’Atto di Mediazione del 1803, che pone fine ai conflitti costituzionali tra i due principali partiti al governo gli Unitari e i Federalisti. L’Atto ristabilisce l’autonomia legislativa ed esecutiva cantonale (fissata in Costituzioni Cantonali) e per la prima volta un patto regola i rapporti intercantonali e si dichiara anche che i cantoni esercitano tutti i poteri non esplicitamente delegati alla Confederazione.
Con il crollo del regime napoleonico, nel 1815 viene siglato il “Patto federale” favorito in parte dalle grandi potenze europee riunite nel Congresso di Vienna per evitare un confronto militare tra Cantoni restauratori Cantoni moderati. I 15 articoli del Patto federale assicurano in primo luogo l'autonomia dei cantoni, mentre le libertà individuali sono menzionate solo indirettamente attraverso il divieto di imporre rapporti di sudditanza. La Confederazione, la cui principale istituzione è la Dieta federale ha competenze molto limitate, eccetto in ambito militare.
Tuttavia il Patto federale non fissa ancora una piena sovranità della Confederazione sui cantoni: questi hanno ancora la possibilità di fare politica estera concludendo alleanze separate. Inoltre il Patto non prevede un sistema di revisione che alimenta disaccordi tra Cantoni cattolici e rurali (pro- sovranità cantonale) e Cantoni cittadini, industriali e riformati (favorevoli a soluzioni unitarie e federali) che sfocia in guerra civile, la guerra del Sonderbund nel 1847: il conflitto -breve e poco sanguinoso: meno di 100 morti- viene vinto dai Cantoni federalisti che abrogano il Patto federale in favore della Costituzione federale, democratica e repubblicana, del 1848.

L’organizzazione dello Stato uscito dalla Costituzione del 1848 rimane in vigore ancora oggi.
Il potere legislativo, l’Assemblea federale, è modellato sul sistema bicamerale americano: Consiglio Nazionale (che rappresenta, prima con sistema maggioritario, poi proporzionale, il popolo svizzero) e Consiglio degli Stati (due rappresentanti per Cantone ed uno per semicantone). Le due Camere sono dotate degli stessi diritti. L’Assemblea inizialmente ha anche poteri di governo (in materia di sicurezza interna e esterna) e giudiziaria (composizione delle liti istituzionali cantonali).
Il potere esecutivo (Consiglio federale) combina il principio di collegialità con il sistema dipartimentale: il Consiglio è costituito da sette membri ed ognuno è posto alla testa di un Dipartimento dell’Amministrazione federale. Il Presidente della Confederazione è un membro del Consiglio a rotazione.
Il potere giudiziario nasce molto debole con la Costituzione del 1848 in quanto la giustizia civile e penale è di competenza dei cantoni, mentre il ruolo di giudice dei conflitti tra Cantoni viene esercitato dal Consiglio federale e dall’Assemblea federale, ma con successive modifiche costituzionali acquisisce poteri e competenze propri.

Costruito lo Stato vero e proprio, inizia quel processo di confronto e incontro tra Confederazione e Cantoni che favorisce due processi di evoluzione democratica tipici della Svizzera attuale: il primo processo di tipo istituzionale segna il passaggio della democrazia rappresentativa alla “democrazia semidiretta”, caratterizzato dall’ampio uso del referendum come strumento di consultazione pubblico e di approvazione di leggi e riforme costituzionali; il secondo processo, di carattere socio-politico porta alla nascita della “democrazia consociativa” (dove tutte le decisioni politiche e i vertici del potere politico, amministrativo, dell’esercito e giudiziario viene suddiviso tra tutti i principali partiti vincitori alle elezioni; si definisce “consociativa” per distinguerla dalla “democrazia competitiva”, basato sul confronto tra maggioranza e opposizione). Dal 1874 al 1996 la Costituzione federale è stata rivista ben 140 volte (le modifiche concernono principalmente la ripartizione delle competenze, i diritti politici, l’organizzazione delle autorità federali, i diritti fondamentali) accrescendo di molto il potere e le competenze della Confederazione.

Questi due processi consentono al modello federale svizzero di trovare forza e legittimazione, soprattutto in mancanza di un sentimento nazionale forte ed elementi culturali unificanti come la lingua e la religione.
L’introduzione del referendum propositivo consente da un lato alle minoranze di aver un ruolo attivo nel processo politico, ma soprattutto alle forze extra-parlamentari (di destra o sinistra) di partecipare alla vita politica senza venire emarginate, influenzando così la legislazione del Paese.
Gli strumenti del referendum -attualmente si vota in media ogni 3 mesi circa dai 3 ai 5 referendum su tutti i livelli di governo e viene favorita la partecipazione da un sistema di votazione per posta- hanno favorito proprio la formazione del processo di democrazia consociativa a partire dagli anni Venti del secolo scorso. L’uso massiccio del referendum blocca qualsiasi progetto di maggioranza; di conseguenza sia il blocco borghese sia il blocco di sinistra dagli anni Venti hanno dovuto trovare soluzioni di compromesso e pragmatiche, e creare governi di coalizione che alla fine sono la prassi fino a giorni nostri. Ciò ha fatto perdere d’importanza alla carica ideologica dei partiti e fatto evolvere il sistema politico svizzero nel modello attuale, dove tutti i partiti che vincono le elezioni diventano parte del governo e dell’amministrazione proporzionalmente ai voti ricevuti e dove vi è un processo continuo di consultazione delle potenziali forze “referendarie” in modo da evitare di redigere leggi poi contestate in referendum.