Gli orrori dell’Afghanistan sono l’ennesima dimostrazione di debolezza dell’Unione. Essa si dimostra incapace di reagire alle problematiche mondiali in tempi rapidi e in maniera compatta. Il più delle volte sono i singoli stati membri che propongono soluzioni politiche alle crisi. Invece d’interrogarsi sulla radice del problema, ovvero l’assenza di una sovranità europea, i governi dei paesi europei preferiscono, in molti casi, soluzioni europeiste di facciata, che grattano solamente la superficie di questioni più complesse. E’ un caso di studio il programma della CDU, storico partito tedesco, stilato in occasione di uno degli eventi politici europei più significativi di quest’ anno, le elezioni federali in Germania. Esse rappresentano un accadimento dal cospicuo peso politico, perché decideranno quali saranno le forze di governo che potrebbero tradurre le conclusioni della Conferenza sul futuro dell’Europa in una modifica dei Trattati. Il partito di Konrad Adenauer, padre fondatore dell’Unione Europea, dedica molto spazio all’Europa, ma le soluzioni proposte non sembrano poter essere dei veri game-changers. Innanzitutto, ricordiamo la posizione sulla fiscalità europea del loro spitzenkandidat, Armin Laschet, in un’intervista rilasciata al Financial Times: “sotto le regole del Trattato di Maastricht, ogni paese è responsabile del suo debito”, perciò il Recovery Fund è stato semplicemente una risposta a un’emergenza, che non deve però trasformarsi in uno strumento permanente. Essi sono inoltre dell’idea che per “preparare l’Europa alla competizione del nuovo sistema globale, c’è bisogno di decisioni a maggioranza in politica estera e di sicurezza; l’UE deve giungere a posizioni comuni più velocemente ed essere pronta ad attuarle più rapidamente.”

Spesso, analisi sommarie identificano l’inefficienza politica europea nella regola dell’unanimità nelle decisioni in seno al Consiglio e Consiglio Europeo, specialmente per quanto riguarda la politica estera e di difesa. Ricordiamo che deliberazioni in quest’ambito e nel settore della fiscalità – la natura e l’entità delle risorse del Bilancio comune e l’approvazione del Quadro Finanziario Pluriennale - prevedono un consenso unanime del Consiglio (o del Consiglio Europeo in politica estera e di difesa) ed una mera consultazione del Parlamento Europeo, escluso in pratica dalla presa di decisione. Oltre a ciò, esse devono essere ratificate da tutti gli Stati membri per essere rese valide.

L’UE, priva di sovranità fiscale e in politica estera e di difesa, si è quindi trovata spesso bloccata nella produzione di dichiarazioni, appelli e nuovi accordi politici, da un veto di un singolo Stato nazionale, il più delle volte dall’Ungheria di Orbàn. Molti attori politici, come la citata CDU, evitano di parlare di successivi trasferimenti di sovranità nazionale all’Europa, in particolare poco prima di una chiamata alle urne, per preferire invece riforme più moderate e accomodanti come l’abolizione del diritto di veto. Un’analisi più approfondita, ci porta invece a realizzare che questa riforma, per quanto necessaria, da sola non apporterebbe miglioramenti qualitativi per l’Unione. Lo chiarisce bene uno scritto di Francesco Rossolillo, Fare l’Europa o scrivere una Costituzione:

“spesso il voto a maggioranza viene visto come il deus ex machina che realizzerebbe il salto federale. Niente di più falso. Di fatto non è abolendo il veto che si fa lo Stato federale, ma è facendo lo Stato federale che si abolisce il veto.”

Non è dunque sulle regole su come deve essere gestito il potere, ma su chi detiene il potere, che i federalisti devono concentrarsi. Un grande errore sarebbe infatti quello di perdersi in argomentazioni e logiche che si rivelerebbero pericolose per la sopravvivenza stessa dell’Unione. Sempre Rossolillo ci dice, infatti, che “nelle Confederazioni, il voto all’unanimità sulle materie essenziali è uno strumento decisivo per impedire sopraffazioni della maggioranza nei confronti della minoranza”. L’unanimità, in una Confederazione, non è dunque la causa di tutti i mali, ma una valvola di sicurezza del rispetto dei principi democratici. L’unanimità si è infatti rivelato uno strumento di salvaguardia per gli Stati europei, specialmente dopo l’unificazione delle due Germanie, che ha sbilanciato la simmetria democratica con la Francia. In un Continente dove gli spettri della Seconda guerra mondiale aleggiano ancora, l’unanimità serve come garanzia agli stati europei per evitare un’egemonia tedesca nelle politiche cruciali per la sovranità nazionale. L’Unione si trova così in una condizione di stallo: non si può abolire l’unanimità per adottare decisioni a maggioranza qualificata, perché gli Stati più piccoli si sentirebbero minacciati dagli Stati grandi.

Qual’ è invece una via percorribile per dotare l’Unione di peso politico a livello mondiale? L’articolo di Giulia Rossolillo, La riforma del sistema di voto nel Consiglio e nel Consiglio europeo, pubblicata sui Quaderni Federalisti, chiarisce bene l’importanza del passaggio della potestà fiscale dagli stati membri all’Unione, per poter porre le basi di una Federazione europea. Come detto in precedenza, i Trattati vigenti prevedono che nel settore della fiscalità, il Parlamento europeo, l’Istituzione eletta democraticamente dai cittadini, sia escluso dalla presa di decisione. Il fatto che la sovranità fiscale appartenga agli stati nazionali rappresenta un grande ostacolo alla creazione di un potere federale autonomo. Hamilton, uno degli autori del Federalist, fa notare come gli articles of confederation degli Stati Uniti d’America prevedevano un voto a maggioranza di nove stati su tredici in materia di reperimento delle risorse e politica estera. Il contrario, quindi, di ciò che è attualmente previsto dai Trattati vigenti. Quantunque, qualora le decisioni prese dal Congresso rischiavano di minacciare gli interessi di uno o di più stati membri, esse non venivano messe in atto. Il Congresso non deteneva infatti il potere di reclutare soldati o d’imporre tributi. Questi poteri rimanevano nelle mani degli stati membri, che potevano rifiutarsi di dare esecuzione. Questa è una riprova che la chiave per stabilire un potere politico federale autonomo non è l’abolizione dell’unanimità. Bensì, una cessione di sovranità da parte degli stati della loro potestà fiscale rappresenterebbe il primo passo per l’istituzione di un’Unione Europea federale, perché essa non dipenderebbe più dal consenso unanime di tutti gli stati membri per il suo finanziamento.

Tornando all’evento politico che inciderà fortemente sul futuro dell’Europa, le elezioni federali tedesche del 26 settembre, i programmi di SPD e Verdi propongono idee molto in linea con i federalisti europei. I socialdemocratici, attualmente primi nei sondaggi, sono convinti che la “la conferenza sul futuro dell'Europa dovrebbe essere un successo. Si impegnano ad avviare un ampio dibattito sulla democrazia europea e sulla capacità di agire in Germania e nell'intera UE e ad attuare i loro risultati […] Un'UE a prova di crisi deve essere in grado di agire in termini di politica fiscale ed evolvere in una vera unione fiscale, economica e sociale.” Il loro segretario, Olaf Scholz, l’attuale ministro delle finanze tedesco, in un’intervista al Sole24ore, dichiara che “il Next Generation EU è un’importante pietra miliare dell’integrazione europea. È una conquista straordinaria perché dimostra che l’Unione europea è in grado di agire unita. E questa è una differenza sostanziale rispetto alla risposta data dalla UE dieci anni fa durante la crisi finanziaria globale.”

I Verdi hanno una posizione praticamente federalista. Nel loro programma dichiarano che la "Conferenza sul futuro dell'Europa offre una grande opportunità per sviluppare riforme insieme ai cittadini europei. Vogliamo usare queste riforme per la fase successiva d’integrazione europea, che portino a una Repubblica Federale Europea.”

Con l’ascesa dei Verdi da partito che stentava a raggiungere la soglia di sbarramento del 5% a forza politica che concorre per la Cancelleria e il momentaneo primo posto nei sondaggi dell’SPD, coloro che sono pronti ad una successiva integrazione europea sembrano potere contare su delle forze politiche tedesche che hanno bene in mente i corretti passaggi da effettuare per costituire una federazione europea.