Fu Altiero Spinelli a suggerirmi nei primi anni ‘60, mentre frequentava Bologna per insegnare all’Università Johns Hopkins, di tradurre in latino il titolo della rivista “Europa federata”, allora edita dalla nostra sezione locale. Questo suggerimento risultò molto utile per un giornale dei federalisti in italiano che poteva così condividere il titolo con analoghi periodici delle altre sezioni europee dell’UEF e cercare di costruire una rete dove condividere finalità, conoscenze e attività con altri militanti d’oltralpe. L’ambizione di questa rivista era infatti quella di superare gli ostacoli della differenza linguistica e permettere la diffusione di ideali e progetti fra i cittadini dei vari Stati membri grazie a testi facilmente traducibili (come ora avviene per Euractiv) per chiamarli ad operare coerentemente per la Federazione europea, che restava per l’appunto l’obiettivo imprescindibile (come già nel titolo della testata). 

Ricordiamoci che all’epoca i federalisti erano stati molto critici circa la nascita delle due comunità istituite con i Trattati di Roma del 1957, perché non avevano affrontato il problema del riavvio dell'unione politica dopo la caduta della Comunità europea di difesa (CED). Sull’esempio di Gandhi, l'iniziativa del Congresso del popolo europeo, tra la fine degli anni 50 e l’inizio deli anni 60, era stata immaginata come una via per la partecipazione diretta dei cittadini alla costruzione della Federazione tramite la convocazione di una costituente. Solo in Italia l'iniziativa ebbe un certo successo, nonostante l’accettazione dell’UEF e gli intensi contatti europei di Spinelli. Negli anni successivi, fu pertanto necessario trovare nuove strategie di azione per il progresso del processo di integrazione. Da un lato si ebbe l'europeismo “sponsorizzato” che puntava sulla graduale evoluzione delle Comunità europee (spill over effect).

Mario Albertini e Altiero Spinelli

Mario Albertini e Altiero Spinelli

Dall'altro i federalisti insistevano sulla priorità dell'unione politica: in particolare Mario Albertini insisteva su una riflessione istituzionale che gettasse le basi teoriche del federalismo europeo e invitava ad insistere sulla mobilitazione diretta dei cittadini creando così un gruppo attivo di militanti senza un coinvolgimento degli stessi nella politica nazionale senza contare su finanziamenti pubblici delle istituzioni che seguivano le vicende comunitarie (c.d. autonomia federalista). Altiero Spinelli, dopo una fase di profonda delusione per gli scarsi risultati della mobilitazione popolare negli altri Paesi, visto il successo delle prime tappe della Comunità economica europea nella realizzazione del mercato comune (spinta dal mondo produttivo), ritenne opportuno sostenere l'evoluzione politica delle Comunità (nella speranza che nascesse l’esigenza di ampliarne le competenze e attivare nuovi strumenti, anche istituzionali). Secondo Spinelli, per fare questo bisognava rafforzare in ogni Stato membro le componenti favorevoli all’integrazione europea con un europeismo progressivo legato alla modernizzazione e alla prospettiva federale. Si doveva partire dal mondo intellettuale: da qui la partecipazione alla nascita dell’Associazione il Mulino con la casa editrice ed il rinnovo della rivista omonima (ospiti di molte pubblicazioni federaliste). Essenziale l’opera di convinzione su Nenni, che abbandonò il legame con Mosca e contribuì all’evoluzione socialdemocratica del PSI in un quadro europeo (autonomia socialista). Nenni come ministro degli esteri fece nominare Spinelli membro della Commissione europea (1970-1976). Di Spinelli Commissario hanno scritto ampiamente altri autori. Io mi limito ad un episodio poco noto, raccontatomi nel suo studio a Bruxelles, ma significativo del suo impegno per un’integrazione internazionale sempre più ampia. Quando la Commissione decise di proporre il riconoscimento reciproco tra Comunità e Comecon con un’apertura reciproca dei commerci, Spinelli fu mandato a Mosca per avanzare tale proposta al Cremlino. Nella Comunità i commerci tra gli Stati membri con il resto del mondo erano liberalizzati, multilaterali e con monete convertibili. Ebbene, i responsabili moscoviti del Comecon obiettarono a Spinelli che gli accordi commerciali proposti avrebbero compromesso il monopolio moscovita sul commercio estero dei Paesi del blocco comunista. Rifiutata la proposta della Commissione, il modello sovietico incentrato sul governo totalmente centralizzato dell’economia venne conservato e gli scambi del Comecon con la Comunità ed il resto del mondo rimasero limitati. Una scelta che ha pesato sul futuro: il Comecon e l’URSS, che non capirono la generosità dell’offerta europea, si sono dissolti.  Deluso dei limiti istituzionali della Commissione, Spinelli decise di puntare sul Parlamento europeo, punto su cui insistevano tutti i federalisti era quello dell’elezione del Parlamento europeo, che sarebbe stata realizzata solo nel 1979. Qui operò per aumentarne le competenze e riprendere un processo costituente, impresa ben nota ai federalisti, il chè lo riavvicinò al MFE e all’UEF.  Si arrivò così al Progetto Spinelli del 1984 che poneva le basi per una svolta federale delle Comunità europee. Anche in questo caso, tuttavia al successo raggiunto con l’approvazione del progetto dalla plenaria del Parlamento, segui il suo svuotamento da parte del Consiglio.

Trentacinque anni dopo il fallimento del Progetto di Spinelli, l’Europa si trova davanti ad una nuova opportunità per portare a termine l’unificazione politica dell’Unione. Come si sa, per realizzare il progetto annunziato alla Sorbona, il Presidente Macron ha proposto la convocazione di una Conferenza sul futuro dell’Europa, che, nonostante moltissimi ostacoli (inclusa la pandemia), ha finalmente visto la luce lo scorso mese di maggio. Da allora, il MFE e l’UEF con la collaborazione del Movimento Europeo e del Gruppo Spinelli si sono impegnati per dare un triplice significato a questa conferenza. Europa federanda: completare in senso federale il processo di integrazione europea. Europa federata: consolidare le grandi politiche che l’Unione sta avviando con progetti quali NGEU, la transizione ecologica e la digitalizzazione dell’economia e della società. Europa federatrice: per riaffermare il multilateralismo e la transizione verso un mondo basato sulla libertà, l’uguaglianza e la fratellanza sociale.

Per conseguire tali risultati, devono essere superati i limiti posti dai governi allo scopo e al mandato della Conferenza e trovare un accordo tra gli Stati maggiori, in primis Francia, Germania e Italia, su una riforma dei trattati che possa creare un primo nucleo di autentica sovranità europea, aperto sin d’all’inizio a tutti. Un ruolo attivo dell’Italia che può avvalersi (per il momento) delle capacità di Mario Draghi può fare la differenza. L’Europa foederata non è un’utopia, ma è una necessità razionale. È arrivato il momento per dimostrarlo.