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Venerdì 13 febbraio, nel pomeriggio, si è tenuto a Milano, presso la sede dell’Ufficio del Parlamento europeo, nell’ambito degli appuntamenti del Caffè europeo - organizzati dalla Rappresentanza del PE e da quella della Commissione europea a Milano - una Tavola rotonda promossa dall’Osservatorio sulla politica europea dell’Italia (istituito lo scorso anno dal MFE-Lombardia con il coinvolgimento della rivista Il Federalista, del Centro Studi Mario Albertini e con la collaborazione dello stesso Ufficio del PE).

Il tema al centro dell’incontro è stato “Quale strategia per rilanciare le quattro unioni dopo il Piano Juncker e il varo del QE da parte della BCE?”. Per presentarlo sono stati invitati Valeria Miceli, docente di economia dell’Università Cattolica, Alessia Mosca, parlamentare europea PD, Franco Spoltore, segretario nazionale MFE, Antonio Villafranca, docente dell’Università Bocconi di Milano e responsabile del Programma europeo dell’ISPI, Brando Benifei, parlamentare europeo PD. Ha coordinato Bruno Marasà, direttore dell’Ufficio del PE.

Il confronto, che ha visto la partecipazione attiva del folto pubblico tramite domande e interventi, ha permesso di analizzare sia il Piano Juncker che il QE della BCE dal punto di vista del possibile impatto sul sistema economico; e, soprattutto, ha permesso ai relatori politici di proporre alcune riflessioni sulle opportunità di cambiamento istituzionale offerte da queste iniziative delle istituzioni europee. Sotto questo profilo, Franco Spoltore ha richiamato la Nota Analitica della Commissione, appena resa pubblica, in cui Juncker stesso, richiamando la natura politica dell’unione monetaria e l’interdipendenza particolare dell’eurozona all’interno dell’UE, pone la questione dell’ulteriore cessione di sovranità e delle istituzioni necessarie per governare la moneta unica e per garantire la legittimità democratica. Tocca ora, quindi, ai governi, da un lato, e al Parlamento europeo (che ha importanti scadenze a breve, in particolare all’interno della Commissione Affari costituzionali e di quella per gli Affari economici) dall’altro, rilanciare la questione delle riforme istituzionali necessarie per procedere lungo la via già indicata dal Bleuprint della Commissione del 2012 – e ora ripresa da Juncker – e del Rapporto dei quattro Presidenti, sempre del 2012.

Da parte sua, Alessia Mosca, rispetto al Piano Juncker, ha soprattutto voluto ricordare che il PE è impegnato a chiedere di compartecipare alla scelta degli investimenti da finanziare e alla governance del fondo, che non deve essere lasciata ad una sola istituzione. Si tratta di richieste che rientrano nella strategia del PE di continuare a “rosicchiare” fette di controllo democratico e di poteri di controllo dei processi di governance europea, nell'ottica di creare quell'indispensabile contraltare politico europeo che inquadri le scelte della BCE in un contesto di scelte politiche che spettano alle altre istituzioni europee di natura politica.

Brando Benifei, nel concludere l’incontro, dopo aver ricordato le ragioni politiche e di valore che rendono irrinunciabile il progetto europeo, e dopo avere richiamato i progetti al vaglio del PE per quanto riguarda l’avvio di possibili ammortizzatori sociali a livello europeo, si è soffermato in particolare sul fondo per la youth guarantee, evidenziando come sia una di quelle proposte che, dati i limiti del bilancio comunitario che sarà in vigore per i prossimi anni, pone il problema dell’aumento dei fondi a disposizione. In questo quadro, la questione dell'Unione fiscale dell'eurozona è centrale. Se, infatti, ha sostenuto Benifei, il bilancio comunitario non è in grado di reggere il peso dei compiti che dovrebbero spettare all’UE, è solo all’interno del quadro dell'unione monetaria che si può trovare la soluzione. Sotto questo profilo il PE deve sapersi assumere le proprie responsabilità, dato che è l’istituzione che ha il potere di aprire un dibattito sulla convocazione di una convenzione per la revisione dei trattati.

  


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