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La risoluzione è stata votata su iniziativa dell’Intergruppo del Movimento federalista costituito in seno al Consiglio regionale.

Pubblichiamo il comunicato stampa dei primi firmatari, Marzio Favero e Giacomo Possamai.

> Qui il testo della risoluzione.


Una risoluzione per chiedere un’Europa migliore

La risoluzione n.65. “Per una Costituzione federale Europea” ha ottenuto il voto unanime dell’aula consiliare del Veneto ieri sera, ad eccezione di Fratelli D’Italia, assenti al momento del voto.

Primo firmatario il consigliere regionale Marzio Favero, dell’Intergruppo Lega – Liga Veneta, assieme a Giacomo Possamai, (Partito Democratico Veneto), i due referenti dell’Intergruppo del Movimento Federalista europeo. La risoluzione è stata sottoscritta dai consiglieri: Cecchetto, Dolfin, Bet, Bisaglia, Scatto, Bigon, Lorenzoni, Baldin, Guarda, Zottis, Zanoni, Ostanel, Venturini e Bozza.

“Questa risoluzione – ha detto Favero - nasce dall’Intergruppo del Movimento federalista che abbiamo costituito in seno a questo Consiglio. Ho redatto il testo in collaborazione con Giacomo Possamai e con l’aiuto dell’ex Presidente nazionale del Movimento federalista europeo, Giorgio Anselmi.
Perché proponiamo questa risoluzione? Perché all’articolo quarto del nostro Statuto si dice che la Regione Veneto collabora per la istituzione dell’Unione europea, e mai come in questo momento ci pare opportuno riproporre all’attenzione nazionale del Governo e del Parlamento il tema di riaprire una fase costituente per l’Europa. La vicenda della guerra in Ucraina ha avuto effetti dirompenti, ma anche
dirimenti. Pone la questione irrisolta di come dovrebbe funzionare l’Europa.
I commenti di molti intellettuali sono stati sprezzanti, sia di destra che di sinistra. L’Europa ha fallito. È vero, almeno parzialmente. Ha ritrovato un po’ di unità, però, sotto l’egida della NATO, più che per motu proprio. Ed è questo che ci deve far riflettere. C’è una domanda a cui è difficile dare una risposta, perché manca la prova fattuale: se l’Europa fosse stata unita, avesse avuto un esercito proprio, la Russia avrebbe osato attaccare l’Ucraina? Abbiamo motivo di pensare di no.
La realtà è che se non siamo ancora arrivati a una Federazione europea, a un ordinamento federale europeo è perché ancora prevalgono molti egoismi di tipo nazionale. Eppure, in realtà, noi abbiamo già fatto delle cessioni di sovranità all’Europa. Pensate nelle politiche agricole, in quelle monetarie, in quelle commerciali, in quelle della tutela ambientale. Semplicemente non abbiamo Istituzioni democratiche che siano sufficientemente rappresentative degli interessi della popolazione europea, perché i meccanismi attuali, con la Commissione europea, il Consiglio d’Europa, il Consiglio dell’Unione europea e un Parlamento pletorico, di fatto sottraggono al faro dell’attenzione pubblica i processi che sono in corso. Quindi, è un residuo mentale che va superato, quello della cessione di sovranità. Anche perché concetti come sovranità, Stato, confini nazionali, nazione dovrebbero essere semplici strumenti di lavoro. Invece, come ammoniva Silvio Trentin ancora negli anni Venti del secolo scorso, sono stati trasformati in dogmi, sacralizzati. Risultato: danno vita a quei paraocchi che guidano i nazionalisti, tipo Putin, che, in nome di una presunta unione dei popoli russi, ha invaso l’Ucraina.
Credo che il tempo sia maturo per riattivare un processo costituente in Europa. Lo crediamo noi dell’intergruppo del Movimento federalista europeo. Chiediamo a tutto il Consiglio di sostenere questa richiesta. Questa richiesta prevede anche che si diano poteri nuovi ai Commissari, in modo particolare all’economia, all’estero e alla difesa in Europa, in modo da prefigurare quelle che potranno essere le funzioni dei due futuri Ministri.
Pensiamo solo alla spesa militare. L’Europa già oggi spende il doppio di quanto spenda la Russia in armamenti. Però abbiamo degli eserciti che sono inferiori, perché sono disorganizzati. Ci sono sì dei tentativi di coordinamento, ma è chiaro che anche solo produrre materiali diversi rende difficile pensare di avere un esercito efficiente in grado di dare all’Europa quell’autorità che può servire per frenare gli appetiti delle grandi… delle altre grandi superpotenze. Noi abbiamo bisogno di pensare in questi termini all’Europa, non di procedere in maniera distinta.
La Germania ha deciso di spendere 100 miliardi in riarmo. I francesi alla fine della Seconda Guerra Mondiale votarono contro la costituzione della CED di una difesa comune europea perché temevano il riarmo dei tedeschi. Adesso gli si dà semaforo verde senza nemmeno troppe riflessioni.
Ci sono altre questioni che è fondamentale che vengano affrontate, per esempio il fatto che sarebbe opportuno riattivare la Convenzione europea per rivedere alcune parti dei trattati costitutivi e istitutivi dell’Unione, in modo particolare per quanto riguarda il principio dell’unanimità che è già stato eroso, ma non in maniera ancora sufficiente. Così come crediamo che non debba essere uno scandalo parlare di un’Europa a più velocità con un nucleo di Paesi che possono essere già in grado di approvare una costituzione federale e altri che lo faranno quando saranno pronti. Penso per esempio all’Ucraina che è l’ultima fra i Paesi che si son presentati per chiedere l’ingresso in Europa. Bisognerà che cessi questo conflitto, e speriamo il prima possibile, per poter esaminare questa richiesta, ma certo sarebbe bello pensare a un’Europa diversa, capace di essere faro di civiltà, di cultura, di diritto, ma anche motore trainante dell’economia globale mentre in questo momento siamo al traino delle decisioni altrui”.

“Ringrazio il primo firmatario della risoluzione – ha detto Possamai - oltre che a Giorgio Anselmi che ha collaborato prima nella costituzione dell’Intergruppo e poi nel lavoro che ha portato a questa risoluzione. È una risoluzione importante principalmente per un motivo, perché esprime la volontà di questo Consiglio, andando anche oltre alle posizioni nazionali. In questa risoluzione si chiede al Governo a promuovere la modifica della norma all’interno delle strutture europee che più ha bloccato in questi anni la crescita dell’Unione. Penso al fatto che i provvedimenti vengano presi all’unanimità tra gli Stati, non a caso parliamo di Europa a maggiore velocità, perché è evidente che l’Europa debba recepire che ci sono degli Stati che hanno intenzione di mettere in comune altro, oltre a quello che c’è già. Prendo l’esempio concreto del fatto che si è scelto di mettere in comune prima la moneta delle politiche fiscali, pensando che all’epoca la moneta fosse uno strumento sufficiente a dare una spinta decisiva in questa direzione, ma alla fine non è bastato, e sia ben chiaro, è positivo il fatto che abbiamo tutti l’euro (sarebbe stato un dramma viceversa). Ma è altrettanto chiaro che si tratta di un percorso incompleto e che ha avuto una frenata pesante. Penso alla bocciatura della Costituzione dell’Unione europea e al fatto che in questa risoluzione viene detto chiaramente che serve una Costituzione federale, perché semplicemente questi mesi ce l’hanno urlato in maniera ancora più forte di quanto non fosse evidente precedentemente. E cioè che i singoli Stati europei ormai nemmeno nell’ordinarietà sono più in grado di far fronte alle sfide globali. Pensiamo, di fronte alle questioni straordinarie, ahimè, come la guerra che è stata portata nel cuore dell’Europa dalla Russia di Putin. Un’Europa forte, solida, con una politica estera e una difesa comune, per esempio, su quella vicenda che tutt’oggi stiamo vivendo, avrebbe potuto esercitare un ruolo completamente diverso. Per cui questa è una risoluzione che guarda avanti: sono contento e credo sia importante che questo Consiglio discuta di temi come questi, perché si potrebbe anche dire che è più utile affrontare utilissimi temi di cui abbiamo discusso precedentemente, sulle mozioni e le risoluzioni che hanno più a che fare con aspetti territoriali. Ma questa è una sede politica ed è una sede politica in cui è giusto che si discuta anche di temi sovranazionali.
Il ragionamento è positivo, andando oltre le posizioni nazionali dei partiti, perché questa è una risoluzione che chiaramente dice delle cose che secondo noi vanno nella direzione giusta, cioè nella direzione di una maggiore integrazione europea e di una cessione di sovranità, ripeto, perché ormai è una necessità”.

 

 

  


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