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I federalisti europei chiedono al Parlamento europeo di proporre una modifica dei Trattati, per riformare il sistema delle risorse proprie dell'UE. E’ necessario dotare l’Unione europea di una competenza fiscale, abolendo il duplice diritto di veto degli Stati in materia di risorse dell’Unione sia all’interno del Consiglio, sia tramite le ratifiche nazionali. Solo in questo modo diventa strutturalmente sostenibile l’emissione di debito europeo.

La creazione di una competenza fiscale dell’Unione europea è anche un passaggio indispensabile per la creazione di una vera unione politica. 


 

Al Presidente, David Sassoli
Ai Presidenti dei Gruppi politici
Ai membri della Commissione Affari costituzionali
Ai membri della Commissione Problemi economici e monetari
Ai membri della Commissione Bilanci
Parlamento europeo

 

Bruxelles, 25 marzo 2020

 

Gentile Presidente Sassoli, cari colleghi,

a nome dell’Unione dei Federalisti Europei, vorrei sottoporre alla vostra attenzione alcune riflessioni in merito al ruolo e alle possibili iniziative del Parlamento rispetto ai negoziati in corso per la definizione degli strumenti finanziari straordinari per rispondere all’emergenza Covid-19, del nuovo Quadro finanziario pluriennale e alla prospettiva della Conferenza sul futuro dell’Europa.

La crisi in corso ha reso evidente l’importanza di agire uniti come Europei in modo efficace e solidale, e ha portato già ad alcune evoluzioni importanti. Prima della pandemia l’Unione europea si apprestava ad aprire un confronto con i cittadini sul futuro dell’Europa: se limitarsi al Mercato unico, sia pure con le straordinarie peculiarità, uniche nella storia, che lo caratterizzano; oppure se, riprendendo il cammino dei Padri fondatori, costituirsi come unità politica. Nell’affrontare la pandemia, l’Unione è stata posta dinanzi ad una sfida senza precedenti, e ha già compiuto scelte che indicano la necessità e la volontà di incamminarsi verso questa seconda strada. Non solo le istituzioni europee in queste settimane, a partire dalle risoluzioni approvate dal Parlamento europeo, lo confermano. Anche il confronto in corso tra governi nazionali mostra che la maggioranza dei Paesi membri si sta a sua volta orientando verso questa opzione, nonostante alcune forti resistenze.

Questo implica innanzitutto che la Conferenza, quando si aprirà, dovrà discutere non di opzioni indefinite, ma di un progetto concreto di unione politica; e per farsi unione politica coerente con i principi democratici, l’Unione europea dovrà confrontarsi su una proposta di riforma costituzionale. La Conferenza sarà un passaggio determinante nella misura in cui potrà incarnare quel processo trasparente e partecipato con cui i cittadini potranno prendere coscienza e scegliere in merito all’attribuzione delle nuove indispensabili prerogative a livello europeo.

Solo il Parlamento europeo ha la legittimità democratica e la vocazione istituzionale per imporre una simile agenda in vista della Conferenza, innanzitutto orientandosi in questo senso al proprio interno, e poi elaborando, discutendo e proponendo alle altre istituzioni europee un progetto di Costituzione federale europea, analogamente a quanto fece nella prima legislatura sotto la guida di Altiero Spinelli. I federalisti invitano pertanto la Commissione Affari costituzionali a confrontarsi in merito a questa prospettiva.

In parallelo, e in coerenza con questa prospettiva, invitiamo il Parlamento a valutare anche l’immediata apertura di un primo cantiere di riforma relativo al sistema delle risorse proprie dell’Unione europea, anche sulla base della risoluzione approvata il 15 maggio scorso. Si tratta di una riforma necessaria e urgente, ancor più nell’ipotesi di un accordo – sulla linea della proposta presentata nei giorni scorsi da Francia e Germania – circa l’emissione di debito congiunto europeo, peraltro auspicata già dal Parlamento in più risoluzioni. Questa ipotesi imprime un cambiamento significativo nella concezione del bilancio europeo, e pone una serie di questioni che vanno affrontate subito.

La questione più urgente è sicuramente la necessità di creare nuove risorse europee, senza chiedere maggiori contributi agli Stati membri, ma focalizzandosi in particolare sui giganti della finanza e del web, e su chi inquina. E’ un’esigenza sostenuta anche dal Parlamento europeo e da alcuni governi. Per garantire che questa riforma sia permanente e pienamente efficace è però indispensabile una modifica dei Trattati e del sistema decisionale in essi previsto, per superare il blocco costituito dal diritto di veto sia nel Consiglio, sia da parte dei parlamenti nazionali, la cui successiva approvazione oggi è condizione necessaria. Questo perché il sistema attuale lascia le stesse risorse europee – e quindi anche la garanzia – diretta o indiretta – di eventuale debito congiunto europeo nelle mani degli Stati.

Sciogliere questo nodo – che implica emendare pochi specifici articoli per garantire che siano il Parlamento europeo e il Consiglio a maggioranza a stabilire le disposizioni relative alle risorse proprie dell’Unione, eliminando contestualmente il passaggio delle approvazioni a livello nazionale e istituendo quindi una capacità fiscale autonoma dell’Unione europea – diventa pertanto un contributo indispensabile per garantire il successo dei negoziati in corso e una trasformazione qualitativa, oltre che quantitativa, del bilancio europeo. Le risposte all’emergenza devono infatti ispirare e orientare, fin da subito, l’evoluzione istituzionale dell’Unione, per renderla più capace di affrontare le future sfide politiche.

Il Parlamento europeo ha il potere, se vuole, di proporre gli emendamenti e di chiedere di avviare il relativo processo di revisione dei Trattati. I federalisti si rivolgono alla Commissiona Bilanci e alla Commissione Problemi economici e monetari perché discutano al più presto in merito a questa ipotesi.

Il solo fatto di aprire un confronto di questo tipo in un momento in cui la crisi spinge a modificare in modo radicale l’impostazione di alcuni aspetti fondamentali dell’Unione europea, ritenuti indiscutibili fino a poche settimane fa, permetterebbe di incanalare il processo in corso verso lo sbocco virtuoso del completamento dell’unione politica.

Come da più parti ormai si ripete citando Winston Churchill, non bisogna “mai sprecare una buona crisi”: La vostra ambizione di contribuire allo sviluppo del progetto europeo e la vostra volontà politica vi hanno portato ad essere in una posizione strategica in questo momento cruciale. I federalisti contano su di voi e faranno tutto quanto è in loro potere per sostenervi in questo compito cui la storia vi chiama.

Con viva cordialità,

Sandro Gozi
Presidente
  

 

  


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