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Le elezioni politiche ci hanno consegnato un paese che rischia di essere ingovernabile. Le forze politiche tradizionali non hanno saputo intercettare il bisogno di cambiamento che sale dalla società. E nemmeno hanno saputo dare una risposta alla protesta nei confronti del malaffare, che ha inquinato la vita politica, e dell'Europa, che si presenta con il volto arcigno di chi impone sacrifici, tagli alla spesa sociale, genera disoccupazione senza avere la legittimità democratica per farlo. Qui sta la radice del successo straordinario del M5S, che ha interpretato il bisogno di cambiamento e di partecipazione, ma senza avere proposto un realistico programma di governo.

L'ingovernabilità può determinare una svolta autoritaria, come nel 1922, e come allora contagiare il resto dell'Europa, e portare alla disgregazione dell'UE. Sono “le vecchie aporie”, che Spinelli aveva previsto sarebbero ritornate se non si fosse portato fino in fondo il progetto della Federazione europea.

Se dovesse prevalere l’ingovernabilità oppure se si dovesse formare un governo senza precisi impegni europei, quando verrà il momento di ricorrere all'aiuto della BCE e del fondo salva Stati per far fronte agli attacchi della speculazione internazionale, chi potrebbe mostrarsi solidale e comprensivo con gli italiani? E a quel punto, in nome di che cosa i cittadini dovrebbero resistere alle sirene del populismo e del nazionalismo? Così sarebbe affossata la prospettiva della trasformazione dell'unione economica e monetaria in una unione bancaria, fiscale, economica e politica. Queste sono le responsabilità di fronte alle quali si trovano gli italiani.

Tutto dipende ormai dall'esito del tentativo di dar vita ad un governo che, oltre ad introdurre le riforme istituzionali minime indispensabili al Paese, dovrebbe impegnarsi apertamente a rispettare gli obblighi assunti in sede europea senza mettere in pericolo la costruzione dell'unità europea e contribuendo a completare l’unione monetaria con l’unione economica e politica. Se ciò accadrà, sarà possibile invertire la corsa verso il precipizio. E mettere anche la Francia e la Germania di fronte alla responsabilità di varare un piano di sviluppo – analogo al New Deal, che consentì agli Stati Uniti di uscire dalla grande depressione – finanziato da risorse proprie provenienti da una tassa sulle transazioni finanziarie e una tassa sulle emissioni di CO2 e destinate ad alimentare un bilancio autonomo dell'eurozona.

Solo imboccando questa strada sarà possibile creare le condizioni per lanciare un piano europeo per lo sviluppo sostenibile e l'occupazione, di cui ormai tutti riconoscono la necessità, che consenta di coniugare la crescita al rigore, al quale sono state finora contrapposte velleitarie ricette nazionali e populiste destinate solo a portarci alla rovina.

 

28 Febbraio 2013

  


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