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La National Security Strategy degli Stati Uniti, che espone la nuova dottrina americana per ridelineare le sfere di influenza e affermare la supremazia USA nel mondo, contiene un attacco all’Unione europea che ufficializza una svolta radicale nei rapporti tra le due sponde dell’Atlantico.

Oggi per gli USA, rispetto a tutte le passate Amministrazioni dalla fine della Seconda guerra mondiale, l’Europa non è più un partner – per quanto spesso definito come imbelle e “scroccone” –, né un semplice competitor sul piano economico, con cui comunque si hanno anche interessi comuni. Con Trump, è diventata un nemico; o meglio, rappresenta un nemico finché rimane ancorata ad un modello fondato sulla liberaldemocrazia, sulla protezione del cittadino attraverso le regole, lo stato di diritto, l’aspirazione alla giustizia sociale, l’inclusività. Lo stesso vale per i singoli governi europei, considerati di fatto inaffidabili se non condividono l’ideologia e la pulsione autocratica, nazionalista e suprematista americane.

Diventa così esplicito, nella nuova strategia USA, che gli alleati in Europa in cui l’Amministrazione americana ripone fiducia sono i partiti dell’estrema destra, nazionalisti ed antieuopei, illiberali e xenofobi. In questo la sintonia tra Trump e Putin è profonda, e, infatti, insieme, finanziano queste forze e contribuiscono ad alimentarne i consensi attraverso la guerra cognitiva che conducono nei confronti dell’opinione pubblica. Sempre per questo, USA e Russia, di fatto, cercano un accordo per strangolare l’Ucraina e minare al cuore la sicurezza e la stabilità europee.  

Per gli Stati europei è dunque arrivata l’ora della verità. È evidente che la loro forza risiede nella loro unità, ma questo significa che è scoccata l’ora di creare una sovranità condivisa nei settori chiave della politica estera, della sicurezza e della difesa; e di completare l’unione monetaria con l’unione bancaria, il mercato dei capitali e un bilancio federale, dando così vita ad una vera unione politica federale.

È sufficiente che si manifesti la volontà politica degli Stati che hanno più peso all’interno dell’UE per lanciare iniziative capaci di avviare la costruzione di una vera Unione politica, che renda il veto un ricordo del passato. Gli strumenti, se si vuole, ci sono, dall’uso creativo delle Cooperazioni strutturate permanenti nel campo della difesa (PESCO), alle iniziative al di fuori dei Trattati. Dal Parlamento europeo è tornata la richiesta di riformare i Trattati, con il richiamo alle proposte per rendere le istituzioni e i meccanismi decisionali adeguati a governare le sfide con cui dobbiamo confrontarci.

In questo contesto l’Italia deve decidere con determinazione da che parte stare. Se vuole schierarsi con l’Europa e con l’Ucraina il governo deve superare ogni ambiguità e accettare di rafforzare l’Unione europea dandole gli strumenti per poter agire con efficacia. Le forze politiche in Parlamento hanno l’enorme responsabilità di vigilare con lucidità e coerenza su questo fronte. La nuova National Security Strategy dell’Amministrazione Trump è lì per ricordare a tutti il destino che attende gli Europei se continueranno a rimanere divisi.

 

 

  


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